Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Non tutte le bad bank riescono senza buco

in Discussioni/Economia & Mercato/Unione Europea

Dall’Austria arriva la notizia che il governo di Vienna ha deciso di imporre perdite, che si preannunciano pesanti, anche agli obbligazionisti senior della bad bank creata per accogliere i crediti ammalorati del gruppo Hypo Alpe Adria Bank. Applicando per la prima volta una legge che recepisce la direttiva europea sulla risoluzione degli istituti creditizi e finanziari, stabilendo la possibilità che a condividere l’onere siano anche gli obbligazionisti senior, di fatto si darà corso al famigerato (per gli investitori) bail-in, per risparmiare ulteriori emorragie ai contribuenti austriaci, con un bail-out.

Dopo i 5,5 miliardi di soldi pubblici iniettati negli ultimi cinque anni in Hypo Alpe Adria, collassata sotto il peso delle sofferenze su crediti nei Balcani, il governo austriaco ha scoperto che la sua bad bank, Heta Asset Resolution AG, ha un ulteriore buco di capitale di 7,6 miliardi di euro, ed ha quindi deciso di presentare il conto non più ai contribuenti austriaci bensì agli obbligazionisti senior di Heta, tra cui figurano Pimco, Deutsche Bank ed UBS. L’entità del bail-in, cioè della perdita inflitta agli obbligazionisti, sarà stabilita solo tra un anno, al termine della moratoria sul debito. Le prime stime la collocano in una forchetta compresa tra il 30 ed il 50%.

Ovviamente, pubblico ed obbligazionisti sono rimasti scioccati dalla emersione improvvisa di queste ulteriori perdite, che hanno di fatto reso radioattiva la bad bank, che invece dovrebbe per definizione accogliere solo materiale “inerte”, perché già correttamente prezzato al momento del conferimento dei crediti in “discarica”. Questo è l’evidente rischio di ogni struttura del genere: il pricing dei crediti conferiti alla bad bank. In alcuni casi la difficoltà di prezzare i crediti deriva dal difficile contesto (istituzionale, legale e quant’altro) del debitore, che impatta sul valore di recupero stimato del credito. E’ verosimile che questo sia il caso dei crediti verso soggetti residenti nei paesi balcanici di Hypo Alpe Adria, poi finiti nella bad bank. In altri casi, la difficoltà di prezzare i crediti sofferenti deriva dal fatto che le banche cedenti potrebbero aver sotto-accantonato a copertura di tali perdite. Quindi potrebbero essere liete di cedere il tutto a bad bank che pagano bene (cioè in modo poco realistico, rispetto al valore di realizzo) questi crediti. Soprattutto se si tratta di bad bank pubblica e che quindi magari tende a “distrarsi” quando compra le sofferenze.

Ecco perché è meglio che tali operazioni siano fatte entro una cornice strettamente di mercato, e non di “mano pubblica”: per evitare “pasti gratis” a spese dei contribuenti o magari degli eventuali obbligazionisti privati della bad bank, anche se la criticità delle due categorie è ovviamente diversa, nel dibattito pubblico.

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