Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Esproprio addizionale

in Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Sole un articolo di Gianni Trovati descrive l’impressionante progressione dell’Irpef locale, quella di Regioni e comuni. E’ l’immagine plastica del dissesto fiscale italiano, e soprattutto suscita pensieri molto cupi su quanto potrà accadere, in ipotesi di mancato disinnesco della clausola di salvaguardia per il 2016, il cui cartellino del prezzo è di 16 miliardi di euro.

L’antefatto è noto: partivamo dall’ideuzza di spostare la tassazione in capo al territorio, per responsabilizzarne gli amministratori, con il solenne impegno di una riduzione corrispondente delle imposte centrali. Abbiamo in realtà avuto una duplicazione di gabelle. Come segnala Trovati, l’Irpef dei territori è ormai giunta a pesare per il 10% del totale: si tratta di un aumento di pressione fiscale devastante, realizzato come noto in maniera pro-ciclica a causa della Grande Recessione. Il passo di crescita delle addizionali Irpef è ormai dell’ordine dei 500-600 milioni annui. Nel 2014 l’Irpef locale è ammontata a 15,1 miliardi di euro, con un incremento del 4,2% sull’anno precedente che è equivalente ad una pesante stretta fiscale, visto che lo scorso anno l’economia si è contratta e di conseguenza non si può attribuire l’aumento di gettito a tendenze “spontanee” e virtuose quali quelle indotte dalla crescita. Dal 2010 al 2014 l’aumento è del 37,1%: sono oltre quattro miliardi di euro. Tutti soldi sottratti all’economia ed allo sviluppo.

Perché non tutte le clausole di salvaguardia riescono col buco. O meglio, a volte il buco proprio lo creano, nelle tasche dei contribuenti, come spiega Trovati:

«I provvedimenti attuativi del federalismo fiscale avevano prospettato aumenti progressivi per le aliquote massime delle addizionali regionali; una clausola di salvaguardia, però, avrebbe dovuto garantire un alleggerimento equivalente dell’Irpef statale, per evitare che il conto complessivo a carico del contribuente si gonfiasse. Le promesse federaliste sono state travolte dalla crisi finanziaria. Il governo Monti, per recuperare risorse al bilancio statale, ha alzato in modo lineare (e retroattivo) le aliquote regionali, tagliando in modo equivalente le risorse dei governatori, e ha anticipato di un anno il ritmo di crescita dei tetti alle aliquote. Oggi, quindi, l’Irpef regionale può arrivare al 3,33%, come accade nel Lazio (sopra i 15mila euro)e in Piemonte (sopra i 75mila euro)»

Ora, a parte il raccapriccio di una addizionale regionale Irpef al 3,33% a partire dal sontuoso imponibile di 15.000 euro (per il noto Teorema di Petrolini), l’aspetto inquietante è che questa tendenza appare al momento in inarrestabile progressione, in un incaprettamento letale dei contribuenti. A questo punto, non per mettere le mani avanti o fare i gufi, ma l’associazione di idee sorge spontanea: e se, giunti in prossimità della fatidica scadenza del primo gennaio 2016 e della relativa legge di Stabilità, a qualcuno venisse in mente di allentare la “catena fiscale addizionale” al collo di Regioni e comuni, ed innalzare quindi le aliquote massime delle addizionali Irpef, dopo aver tagliato linearmente i trasferimenti? Il tutto magari accompagnato dalla solita canzoncina: “li stiamo responsabilizzando, non è nelle Sacre Scritture che debbano aumentare l’Irpef”? E comunque ci resta sempre la nuova Local Tax, giusto?

Addendum – La mega addizionale laziale su redditi a partire dai 15k euro è stata emendata. Ora i ricchi stanno a 35k euro. Piccoli passi avanti sulla strada dell’esproprio equo e solidale.

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