Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il tempo della Meli

in Adotta Un Neurone/Famous Last Quotes/Italia

In Italia, si sa, abbiamo un rilevante problema di credibilità dell’informazione. Le cause non sono chiarissime, a dirla tutta: forse l’assenza di “editori puri”, tesi che non ha mai particolarmente convinto chi scrive. Forse un mainstream culturale fatto soprattutto di un patologico senso di appartenenza e partisanship, che produce effetti devastanti quando incrocia temi economici. La crisi ha fatto il resto, falciando sia improbabili testate partitiche, la cui esistenza spesso è stata una via di mezzo tra lo scherzo e la dilapidazione di denaro dei contribuenti, sia iniziative private basate su reiterazione di marchiani errori di valutazione nei business plan, ammesso e non concesso di averne avuti. Prima si lancia il cartaceo, poi lo si chiude magnificando il potenziale del digitale, poi si chiude bottega, il tutto con un ciclo vitale che assomiglia sempre più a quello di una colonia di lieviti.

Le deformazioni prodotte dal “senso di appartenenza” trovano la loro apoteosi in quello che è ormai un genere letterario tutto italiano: il retroscena politico. L’ambito in cui il rischio di “affiliazioni” tende a divenire certezza. Quello in cui il giornalista a volte diviene una “buca delle lettere” del potente di turno, oltre che l’aruspice ed il cantore. Il retroscenismo politico è lo zenit dell'”opinione”, non necessita di alcun fact checking, a cui gli italiani sono notoriamente allergici anche in ambiti dove il medesimo potrebbe essere più o meno agevolmente applicato. Da qui al trionfo del pensiero magico, dove correlazioni spurie divengono ferree causalità, ad edificare il tempietto del “potente” di turno, il passo è brevissimo. Resta da capire quanto di questo genere letterario, e della sua autoreferenzialità lunare, incida sulla disaffezione dei lettori.

Nell’attuale stagione politica del nostro paese, fra i retroscenisti svetta Maria Teresa Meli del Corriere. Il suo renzismo, senza se e senza ma, è ormai oggetto di culto tra noi masochisti della rassegna stampa. I nostri risvegli sono allietati dal suo inconfondibile periodare, fatto di virgolettati attribuiti al Leader, di cui viene esaltata l’incrollabile pertinacia nel tentativo di raddrizzare il destino di un paese densamente popolato da disfattisti e iettatori, oltre che di oligarchi falliti (qui ci sentiremmo di convenire) che non intendono passare la mano all’Uomo Nuovo che fa politica da circa metà della propria età anagrafica. Prendiamo ad esempio il commento di oggi, sulla vittoria di Podemos alle elezioni amministrative spagnole, ma anche a quella dei nazionalisti alle presidenziali polacche e più in generale alle tensioni antisistema che percorrono un continente in permanente stato confusionale e con elevata propensione all’autolesionismo.

Nel commento, Meli illustra la missione di Renzi: quella di rifondatore d’Europa, dopo aver avviato la rinascita italiana (anzi, il Rinascimento duepuntozero). Sappiamo che, in poco più di un anno, Renzi ha mietuto indicibili successi, sul proscenio europeo non meno che su quello domestico, di cui siamo già stati informati sia pure senza la ricchezza narrativa della Meli. Perché oggi l’Europa deve fare i conti con questo leader così energetico, praticamente gajardo, e non può più permettersi di sottovalutarlo:

«Dunque la «guerra» di Renzi nei confronti dell’Europa non si è fermata. Ma adesso il premier non è più il presidente del Consiglio fiorentino che si affacciava nel Vecchio Continente con l’aria di chi non era mai stato invitato a quel tavolo. Ora Renzi è il leader più votato in Europa. E con Angela Merkel Renzi ha rapporti ben diversi da quelli che aveva Silvio Berlusconi. Non sono più buffetti o sorrisi imbarazzati. Sono solidi trattati sull’immigrazione, ai quali qualche Paese sfugge, ma non la Germania. O sono discreti rapporti sull’economia. E altro»

Verissimo: la “guerra di Renzi” in Europa sta letteralmente riplasmando il panorama politico del Decrepito Continente, una rigenerazione da lustri attesa. I “solidi trattati sull’immigrazione” rivelano ogni giorno di più la loro portata innovativa e di rottura degli schemi, ed il modo in cui il giovane fiorentino ha costretto i suoi omologhi europei a fare i conti con la realtà. Quella stessa realtà a cui noi italiani diamo da sempre del tu, un attimo prima che ci prenda a calci negli stinchi. Perché indietro non si torna, e questo lo sanno tutti i leader europei, costretti ad accomodare le loro logore dinamiche di un potere sempre più impotente alla vigorìa del nostro premier:

«Quello che conta, da ieri, ossia dalla vittoria in Spagna di Podemos, è il ruolo che Renzi si sta ritagliando in Europa. Già prima sia Merkel, che Hollande (suo malgrado) che Cameron avevano capito di essere costretti ad avere a che fare con quel signore fiorentino che aveva conquistato il governo senza le elezioni ma che era pronto ad andare in Libia con il sì di tutti i contraenti. Ora ognuno valuta le proprie mosse. Le soppesa.
Il presidente del Consiglio italiano le sue le ha fatte. Ha mosso tutte le pedine che poteva giocare sullo scacchiere internazionale. E ripete a tutti i suoi: «Lasciate perdere Bersani e le beghe da quattro soldi interne, perché la dimensione europea è fondamentale per governare bene in Italia».

Di Re Tentenna Hollande abbiamo già detto (e linkato), qui sopra: il suo indecisionismo è caduto sotto gli inesorabili colpi del GPF (Giovane Premier Fiorentino); mentre lo stesso David Cameron, all’avvio del suo giro di consultazioni con i partner europei per presentare il referendum britannico sull’Unione europea, ha immediatamente riconosciuto il ruolo chiave del nostro GPF:

«The Prime Minister today held initial talks with leaders from Poland, Latvia, Sweden and Hungary as well as Donald Tusk, the president of the European Council.
He also had a brief discussion with Angela Merkel, the German Chancellor. In a sign of his commitment to a quick renegotiation and an early in-out referendum, Mr Cameron will invite Jean-Claude Juncker, one of his fiercest critics in Brussels, to Chequers, the Prime Minister’s grace-and-favour countryside mansion. […] After his talks in the UK with Mr Juncker, Mr Cameron will next week travel to Paris and Berlin to hold meeting with Francois Hollande, the French President, and Mrs Merkel.
He will in the coming weeks make a visit to Poland in a bid to speed up the negotiations» (The Telegraph, 22 maggio 2015)

E sulla Libia, eravamo tutti pronti a partire, ma il Fato ci fermò. Era forse, costui, amico di D’Alema e Bersani? Decisamente, non sono più i tempi di Berlusconi. Se ne è accorto anche il premier indiano Narendra Modi, come sapete. Tornando a ruolo e missione di “cronisti della storia” come Maria Teresa Meli, forse c’è motivo di speranza che il giornalismo italiano esca dalla sua crisi. Magari smettendo di chiamarlo giornalismo.

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