Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Giornalisti indipendenti. Dalla realtà

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Si dice, dalla notte dei tempi, che funzione del giornalismo dovrebbe essere quella di informare i cittadini lettori, consentendo loro di formarsi un giudizio su quanto accade e condiziona le loro vite. Concetto alto, nobile ed elusivo. Soprattutto in un paese come l’Italia, in cui le opinioni vivono di vita propria, i fatti sono accantonati come fastidiosi intoppi sulla strada della narrazione “e comunque l’oggettività non esiste, signora mia”. Su tutto, non va scordato che esistono lettorati che non vogliono essere informati bensì trovare conferma alle proprie visioni del mondo. E sulla stampa italiana, questa dinamica “identitaria” e riduttrice di ansia, tramite semplificazione e distorsione brutale e populistica degli eventi appare molto presente.

Prendete l’editoriale di ieri di Vittorio Feltri sul Giornale. E’ un esempio da libro di testo di quanto detto sopra. Argomento: il recepimento della direttiva europea di risanamento e risoluzione delle banche, dove per “risoluzione” si intende la determinazione dei criteri con cui ripartire i costi del salvataggio degli istituti di credito in dissesto. Ebbene, Feltri commenta il processo legislativo di recepimento di quella direttiva nel nostro ordinamento come una sorta di “colpo di mano” attuato da criminali che agiscono su ordine e mandato della Grande Vecchia, l’Europa. Facciamo una facile profezia: se e quando una banca italiana verrà “risolta” secondo questa direttiva, ed i relativi costi saranno imputati sui suoi azionisti, obbligazionisti non garantiti e depositanti oltre i 100.000 euro, dalla nostra piccola politica di servi sciocchi dalla memoria di un pesce rosso sentirete levarsi strepiti ed accuse di “alto tradimento” per quanti hanno votato questa direttiva, e saranno strepiti pressoché identici a quelli sulla modifica dell’articolo 81 della Costituzione, per il pareggio di bilancio.

Eppure questa direttiva serve (servirebbe) a spezzare il legame perverso tra banche e contribuenti, e costringere le banche ed i loro creditori a “fare i compiti a casa”, ed evitare l’azzardo morale per cui tanto alla fine della strada c’è Pantalone con il suo portafoglio. Non per Vittorio Feltri, pare. Già il titolo dell’editoriale (“L’Europa mette le mani nei nostri conti”) è del tutto programmatico. Il sottotitolo rincara la dose ed accentua la narrativa: “Bruxelles legittima il furto a danno dei cittadini: se un istituto fa crac viene scippato il denaro dei correntisti”. Verrebbe da obiettare che, già nel vecchio ordinamento, esisteva una cosa chiamata assicurazione sui depositi che tutela sino a 100.000 euro, ma sarebbe tempo perso. Da questo punto in avanti, Feltri perde il controllo. O meglio, forse finge di perderlo per titillare l’indignazione disinformata del suo lettorato, e raggiungere quindi l’obiettivo di “marketing” della sua prosa. Leggere per credere:

«Finora la notizia non è stata divulgata nei dettagli da chi detiene il potere (incluso quello dei giornali e delle tivù) per un motivo banale: il timore di suscitare allarme sociale ovvero di indurre i correntisti potenziali «vittime» a ritirare i quattrini affidati senza cautela alle banche traballanti. Esattamente ciò che accadde a Cipro alcuni anni orsono, dove -i lettori lo ricorderanno- fu adottato un analogo provvedimento e la gente, colta da panico, assaltò i bancomat e li prosciugò. Tra poco la medesima esperienza toccherà agli italiani, e II Giornale li mette in guardia: occhio amici, il governo, complice il Parlamento, è in procinto di rifilarvi un bidone storico. Correntisti avvisati, mezzo salvati»

Ora, a parte che la notizia è stata divulgata eccome, anche in sedi pubbliche dal governatore della Banca d’Italia, visto che la direttiva europea è ovviamente pubblica e non è stata scritta ieri né ieri l’altro; a parte che quanto accaduto a Cipro (il dissesto del sistema bancario, non il bail in) ha aperto gli occhi sulla necessità di smettere di far pagare chi non c’entra (cioè i contribuenti, nazionali o internazionali) per porcate di un sistema bancario; a parte che questa direttiva non riguarda “gli italiani” ma tutta l’Unione europea e quindi non è “il governo, complice il parlamento”, a meno di uscire dalla Ue e fermare il mondo per scendere; a parte tutto ciò, che si dovrebbe fare, secondo Feltri, in caso di dissesto bancario? Tra poco lo leggeremo. Nel frattempo, siamo legittimati a pensare di aver sopravvalutato Feltri: non un astuto narratore per l’indignato diletto dei propri lettori ma un signore piuttosto confuso:

«Lo Stato è il braccio armato delle banche, dalle quali dipende perché esse acquistano i suoi titoli trimestralmente allo scopo di fare apparire meno drammatico l’ammontare (in realtà spaventoso) del debito pubblico. Esiste un patto scellerato tra istituti di credito e governo: i banchieri finanziano l’esecutivo per coprirne gli sprechi e Palazzo Chigi autorizza costoro -ope legis- a compiere furti ai danni del popolo. Una mano lava l’altra, e le porcherie ce le becchiamo noi»

Prego? Scusi, Feltri, potrebbe spiegarci in che modo l’acquisto di debito pubblico da parte delle banche farebbe “apparire meno drammatico l’ammontare del debito pubblico”? I dati sul possesso del debito sono pubblici, quello in mano alle banche entra nelle statistiche, non viene occultato. Per tacere di quell’etilico “acquistano i suoi titoli trimestralmente”. Ma andiamo oltre, al grido di riscossa di Feltri contro i “grassatori” che vorrebbero portarci via i soldi dai conti, con immancabile e lisergico paragone col famoso Giuliano Amato vintage 1992. Che con questo caso c’entra come i cavoli a merenda, peraltro. Secondo Feltri,

«Stavolta sarà peggio poiché il bottino che i ladri intendono accumulare non è stato quantificato: il principio ispiratore del disegno di legge in questione è rastrellare più soldi possibile. Preparatevi a ricevere la visita dei malviventi. Il modo per respingerla è uno solo: impugnare i forconi, abbattere l’esecutivo renziano e minacciare i partiti che lo sostengono, apertamente o no, di ridurli in miseria di voti. Non c’è alternativa. Per il momento il nostro dovere di giornalisti indipendenti è avvertire gli italiani che stanno per essere infinocchiati»

In realtà esistono regole precise al quantum di bail-in a carico dei depositanti non garantiti: sono scritte nella direttiva che le legislazioni nazionali stanno recependo ma questi per Feltri sono dettagli, a lui preme “impugnare i forconi e abbattere l’esecutivo renziano”. Oltre che uscire dalla Ue e dalla realtà immaginiamo. Questo secondo punto del programma feltriano, su cui si esercitano da sempre legioni di politici italiani, di maggioranza ed opposizione, si ritrova nella “soluzione” proposta. Che poi è sempre quella per gli italiani, affetti come pochi altri al mondo da illusione monetaria:

«Di fronte al descritto patatrac, i nostri cervelloni politici hanno reagito da furfanti. D’altronde essi non hanno facoltà di battere moneta, avendo delegato alla Bce simile compito, sicché si sono rassegnati a ubbidire come scolaretti all’Unione europea, scaricando ogni onere sul groppone dei connazionali»

Eh già, come non averci pensato prima? Battiamo moneta e andiamo a risarcire i depositanti! E tante altre cosine che oggi non possiamo fare, magari ponti sullo Stretto di Messina, finanziamenti a cooperative sociali romane, redditi di cittadinanza, trenini elettrici. Perché -sappiatelo- negli altri paesi hanno fatto quello, secondo Feltri:

«In altri Paesi meno deficienti e non succubi della Ue, invece, sono le banche centrali ad addossarsi le insolvenze del sistema bancario. Nel 2008, per esempio, gli Stati Uniti affrontarono la «bolla» e le sue conseguenze con l’ausilio decisivo della Fed (Federal reserve system). Idem la Gran Bretagna, sostenuta dalla Bank of England»

Anche no, caro Feltri. Il Regno Unito ha nazionalizzato le parti del proprio sistema bancario che stavano per portarsi all’inferno il paese, e questo è costato un forte aumento di debito pubblico. La Bank of England ha comprato titoli di stato, la Fed ha comprato titoli di stato ed obbligazioni ipotecarie, ed ha assistito le banche private, come JPMorgan, che hanno rilevato titoli tossici, fornendo liquidità illimitata. Ma anche negli Stati Uniti esiste una cosa chiamata assicurazione federale sui depositi, che non rimborsa a piè di lista le perdite dei creditori di banche in dissesto. Feltri mischia i piani di verità e verosimiglianza, certo che i lettori non andranno troppo per il sottile. Ogni scusa è buona per sbraitare contro “l’Europa”, senza accorgersi che si sta sbraitando contro la realtà mentre si edifica il monumento alla propria ignoranza. Splendida, a questo proposito, la chiusa di Feltri:

«Non vogliamo tenerla troppo lunga né tediarvi con particolari tecnici non alla portata di tutti»

E’ bello, quando si prende coscienza dei propri limiti. Però un giorno dovrete spiegarci perché avete questa incoercibile illusione monetaria, e l’espressione “stampare moneta” per molti di voi pare meglio di una bella scopata.

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