Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La strada dell’inferno è lastricata di buoni emendamenti

in Economia & Mercato/Italia

Nuova esaltante vittoria del M5S in sede legislativa. La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un emendamento del deputato pentastellato Claudio Cominardi che prevede che gli amministratori di società partecipate pubbliche con bilanci in perdita non possano percepire alcun bonus. Non è fantastico, tutto ciò? Come sempre, il diavolo si nasconde nei particolari, e la scarsa o nulla alfabetizzazione economica dei nostri parlamentari fa il resto.

L’obiezione all’emendamento Cominardi sorge talmente spontanea che l’abbiamo fatta in diretta all’interessato, nel corso della puntata de “I conti della belva” su Radio24, ieri. Ed è questa: poiché parliamo di società che operano in regime di monopolio locale, e che quindi possono ottenere utili taglieggiando i cittadini-utenti mediante “adeguamento” tariffario, che senso ha un emendamento del genere, presentato come la scoperta del fuoco e l’invenzione della ruota? Il deputato Cominardi ci ha cortesemente risposto (qui dal minuto 80 circa) che un altro suo emendamento, bocciato, prevedeva misure più complesse della “funzione-obiettivo” per le partecipate pubbliche, ad esempio il grado di soddisfazione dell’utenza e la capacità di tutelare l’occupazione.

Ohibò! Tutelare l’occupazione in partecipate pubbliche, che spesso sono strumenti di welfare clientelare, vuol dire che le medesime finirebbero ad operare con personale in eccesso, i cui costi si scaricherebbero inevitabilmente sui sudditi, mediante le sopracitate ricorrenti manovre di “adeguamento tariffario”, che porterebbero i “conti in ordine”, sul piano meramente contabile. Ops. In fondo, è proprio così che opera la Bestia che non riusciamo ad affamare e chiunque pensi il contrario, anche dopo questo volenteroso emendamento, dovrebbe fermarsi a riflettere.

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