Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Trasporto pubblico locale, una storia molto italiana

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia

Presentato oggi al parlamento il secondo rapporto annuale della Autorità di Regolazione dei Trasporti. Premesso che è tutto da leggere, e mai come in questo caso potreste farvi bastare le figure, è interessante la sezione relativa al trasporto pubblico locale di linea, ed in particolare all’equilibrio reddituale delle aziende del settore, dove per equilibrio occorre considerare l’obiettivo del rapporto tra ricavi da traffico e costi.

Considerato un target del 35%, che rappresenta la scelta politica per svolgere questo servizio, l’Autorità comunica che su base nazionale il rapporto è al 30,2%. Disaggregando su macroregioni, al Sud e nelle isole tale rapporto è pari appena al 18,5%, al Centro è al 28,2% e nel Nord Ovest è al 34,6%, quindi in linea con l’obiettivo strategico. Sopra tale obiettivo si trova solo il Nord Est, al 36,7%. Cioè, su 100 euro di costi operativi (in ampia parte quelli del personale, oltre che di ammortamento ed esercizio dei mezzi), i ricavi da biglietti coprono solo 30 euro, a livello nazionale.

Qualche considerazione: il rapporto tra ricavi e costi, come i più intuitivi tra voi avranno notato, si può analizzare e gestire dal versante dei ricavi e/o da quello dei costi (chi l’avrebbe mai detto, vero?). Il versante dei costi implica in misura rilevante valutazioni di efficienza riconducibili alla produttività del lavoro. Anche se questa considerazione, desolante nella sua banalità, tende a produrre costernazione e sdegnati pistolotti sul liberismo che ci ha dannati, con richiami d’ordinanza al magistero papale, che mai guastano. Dall’altro versante, quello dei ricavi, ci sono invece le tradizionali “manovre di adeguamento tariffario”, magari vendute come miglioramento della qualità del servizio, come al solito. Sempre più spesso in conseguenza di tagli effettuati dal governo centrale, e presentati come la mitologica spending review.

A questo proposito, due considerazioni. La Corte dei conti segnala che i tempi sono maturi per una riflessione sul perimetro delle funzioni pubbliche, esprimendo al contempo dubbi sulla effettiva comprimibilità della spesa pubblica. Il governo le sta dando ragione, visto che nella Legge di Stabilità di quest’anno ha palesemente buttato la palla nel campo degli enti locali, come del resto avviene da sempre. Visto che le due maggiori voci di spesa sono sanità e trasporto pubblico locale, ecco che potremmo giungere a ridefinire la compartecipazione alle medesime. Ad esempio, il decisore politico centrale potrebbe decidere che il rapporto ricavi-costi deve salire al 50%, per dare un numero.

A quel punto, a cascata, bisognerà capire quanta parte del rapporto deve venire coperto dal lato dei ricavi e quanto da quello dei costi, tramite recuperi di efficienza e produttività. E visto che le aziende di trasporto pubblico locale spesso operano in perdita, per un malinteso senso della socialità e del servizio pubblico, secondo voi i responsabili decideranno che serve aumentare l’efficienza degli organici, cosa che spesso implica riduzioni di organici sovrabbondanti, resi tali da obiettivi extra economici dei poteri locali? Oppure cercheranno di preservare l’occupazione, a costo di scaricare sull’utenza le inefficienze in nome del leggendario Bene Comune, sul quale sinistra e destra sociale vorrebbero edificare il definitivo affondamento del paese, al grido “fiscalità generale la trionferà”?

Ecco qualcosa su cui riflettere, oltre a chiedersi per quale diavolo di motivo il Sud e le isole hanno un rapporto ricavi-costi che è la metà dell’obiettivo. Colpa della Germania? O del liberismo? Ah, saperlo. E già che ci siamo, l’occasione ci è propizia per riflettere sul disegno dei sistemi incentivanti dei dirigenti delle municipalizzate. Che dovrebbero vertere su funzioni obiettivo che incorporano il recupero di efficienza, e non l’odiato “utile” di bilancio, a piè di lista. Altrimenti avremo sempre spremute dell’utenza in chiave parafiscale (cioè inflazione tariffaria), ed un aumento dei consumi “necessitati”, cioè non discrezionali. Che, detto in termini meno criptici, rappresenta una gabella mascherata. Fatelo presente, ai nostri baldi e sognatori cittadini movimentisti, quelli che vogliono costruire l’Uomo Nuovo a colpi di emendamenti.

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