Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Politica industriale, improperio italiano

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Ma secondo voi, per quale diavolo di motivo il presidente della Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato, Massimo Mucchetti, deve uscirsene con una frase del genere?

“Per esempio, bisogna evitare che Magneti Marelli diventi preda di qualche fondo di private equity”, afferma Mucchetti, ventilando un possibile intervento del Fondo in soccorso del produttore di componentistica di cui Fiat Chrsyler sta valutando la cessione.

Ed al contempo invocare l’intervento pubblico nella filiera dell’auto “moltiplicatore di occupazione e di valore aggiunto e tecnologico”? Un mistero.

Se un’attività è promettente e profittevole, la domanda di mercato esiste. O forse Mucchetti pensa che anche l’auto rappresenti un caso di “fallimento del mercato”, la coperta di Linus con cui la politica italiana esprime le proprie pulsioni a scassare la Cassa Depositi e Prestiti? Prendiamo il caso di Magneti Marelli. Pare che Fiat Chrysler Automobiles intenda cederla per recuperare risorse utili alla focalizzazione del core business aziendale. Se Marchionne ha deciso che lo sviluppo di FCA non deve avvenire a mezzo di ricapitalizzazioni bensì di dismissioni ed altre iniziative di “ottimizzazione” dello stato patrimoniale di gruppo (per i motivi più disparati, non indaghiamo anche se non è difficile intuire quali), chi siamo noi per suggerire alla CDP o ad altra entità pubblica di correre in soccorso di FCA e rilevare un’azienda che di quest’ultima è fornitrice, quindi ha e manterrebbe un legame fondamentale con essa? Il senatore Mucchetti ha preso in considerazione questi “dettagli”?

Allargando lo sguardo, dove mirare gli incentivi pubblici? Mucchetti ha le idee chiare:

«L’auto elettrica è uno slogan, l’inquinamento dipende da come produci l’elettricità. Quanto all’ibrido, Toyota lo fa da dieci anni, non è particolarmente innovativo. Per capire dove conviene investire bisogna ascoltare le imprese e i tecnici»

Ecco, appunto. Se ascoltiamo le imprese si chiama mercato, senatore Mucchetti. Non si vede per quale motivo “mettersi all’ascolto” di imprese che non riescano a reperire capitali per finanziare buone idee ad alto contenuto innovativo. Il private equity serve esattamente a quello, lo sa? Ma rallegriamoci, anche Mucchetti ha la sua piccola grande rivoluzione copernicana:

L’obiettivo dell’intervento statale dovrebbe essere comunque attirare nella Penisola altri produttori di auto, perché “senza un forte incremento delle esportazioni e delle esportazioni extra Ue la produzione italiana incontrerà il suo limite nelle dimensioni demografiche nel mercato interno” e “per vincere la scommessa bisogna investire in misura massiccia”. Ma l’Italia ha “fatto l’errore di consegnare tutta la sua industria automobilistica nelle mani di un solo gruppo. Che ha i suoi vincoli patrimoniali“. E quindi non ha le risorse per investire a sufficienza.

Perfetto. Se FCA non ha soldi per investire e ricapitalizzarsi (come Mucchetti pare suggerire), dovrebbe essere la CDP o lo stato italiano a fornirglieli indirettamente, rilevando un suo fondamentale fornitore? E quanto alla creazione di un habitat favorevole all’insediamento in Italia di altri produttori automobilistici (cosa buona e giusta), badate che qui non parliamo necessariamente di centri ricerca e design bensì di impianti-cacciavite, quelli che fanno i volumi. E per favorire quelli serve forse fare quello che ha fatto la Spagna: abbattere il costo del lavoro e dotarsi di un paese che funzioni, ad ogni livello. Avremmo potuto farlo nella notte dei tempi ma la Real Casa subalpina pare non gradisse.

Ora scegliamo che fare da grandi, e facciamolo in fretta. Va bene anche non fare nulla, sia chiaro. Ma per favore, basta ipocrisie e profferte di soccorso a gente che opera sui mercati mondiali, dei prodotti e dei capitali. L’assetto proprietario di una multinazionale non può né deve essere affare di Mucchetti e della politica italiana. Tra la foresta ed un singolo albero, pur se ingombrante, focalizziamoci sulla prima. Cioè concentriamoci sulla creazione di condizioni favorevoli all’investimento diretto estero. Che non necessariamente vuol dire (incredibile, vero?) mettere le mani in tasca a Pantalone o (il che rischia di essere lo stesso) inventarsi un private equity di Stato. Ci pensi, senatore Mucchetti, e si faccia passare questa struggente nostalgia di correre in soccorso alla Fiat.

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