Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Sguardo dal ponte su congiuntura bollente

in Economia & Mercato/Italia

Oggi Istat ha pubblicato il dato di produzione industriale di giugno, che ha rappresentato una sorpresa negativa, con un calo mensile di 1,1% a fronte di attese per una flessione dello 0,3%. Il dato tendenziale, cioè annuale, è in calo dello 0,3%, corretto per i giorni lavorati. La media degli ultimi tre mesi segna una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, quindi complessivamente diremmo che persiste una situazione di ripresa produttiva pur se molto italiana, cioè ectoplasmatica, entro un quadro di ripresa del tutto esogena, sulla quale il nostro premier mette abitualmente il cappello. Oggi però vogliamo esercitarci nell’arte della divinazione, ed anticipiamo quello che accadrà il mese prossimo: un enorme boom della produzione industriale italiana.

Come è possibile ciò? Parte della spiegazione la fornisce la stessa Istat nel comunicato odierno, segnalando che l’indice destagionalizzato, così come quello corretto per gli effetti di calendario, “sembra influenzato negativamente dagli effetti, sui giorni effettivamente lavorati, della presenza di una festività il primo martedì di giugno”. Che significa? Che, poiché quest’anno il 2 giugno è caduto di martedì, esiste la possibilità che molte aziende siano rimaste chiuse lunedì 1 giugno. Questo potrebbe aver depresso il dato grezzo di produzione industriale, oltre evidentemente a sfuggire ai normali criteri di destagionalizzazione.

Questo quindi indica che nel mese di luglio la produzione industriale potrebbe aver ricevuto una scossa sul dato grezzo, ed anche in quel caso la destagionalizzazione non riuscirebbe a “ripulire” il dato, evidenziando un mini boom sul quale premier e paggetti si eserciteranno nel lancio dell’Ansa. In aggiunta a questa lieta novella in gestazione, vi omaggiamo delle considerazioni del Servizio Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, che tra le altre cose scrive:

«Peraltro, il mese di luglio dovrebbe essere favorito anche dalla crescita dei consumi elettrici, sostenuti dal clima significativamente più caldo rispetto alla norma stagionale»

Occorre infatti sapere che il dato di produzione industriale può essere scomposto nelle componenti di produzione manifatturiera e delle utilities, cioè essenzialmente consumi elettrici. Ovviamente i secondi sono molto volatili ed influenzati in modo rilevante da variazioni di temperatura rispetto alla normale stagionale. A differenza di quanto accade in altri paesi, in Italia non viene pubblicata la disaggregazione esplicita tra produzione manifatturiera e quella delle utilities, e quindi disponiamo solo del dato di produzione industriale complessiva (che da noi è peraltro tripartito in attività estrattiva, manifatturiera e “fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria”: quest’ultima è quella a cui facciamo riferimento qui), che viene sporcato da problemi di destagionalizzazione in occasione di ponti festivi e dalla componente volatile delle temperature.

Sommando quindi l’effetto anticicloni africani e l’effetto-ponte del 2 giugno, avremo con alta probabilità un dato di produzione industriale di luglio che sarà un mini boom. Appuntamento alla pubblicazione Istat dell’11 settembre, quindi. I piddini avranno più di un mese per creare il lancio Ansa più palpitante ed entusiasta.

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