Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Mi è sembrato di sentire uno scricchiolio

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Domanda: che si fa, quando si hanno i tassi a zero, si passa circa un anno a convincersi che siano maturi i tempi per aumentarli, grazie a dati economici robusti, ma ciò finisce col causare imponenti deflussi di capitali dai paesi emergenti, facendo crollare i prezzi delle materie prime (anche per effetto del rallentamento cinese), mandando in crisi i sopracitati emergenti, ed alla fine si scopre che forse i tassi non sono da alzare?

È quanto accade agli Stati Uniti, anche dopo il dato di oggi sul mercato del lavoro in settembre. Abbiamo una risposta alla domanda? Al momento no. Un dato non fa una tendenza, eccetera. Ma se una serie di dati, come quelli sulla manifattura globale (inclusa, pare, quella dell’Eurozona) o quelli sul commercio internazionale che sta piantando una frenata storica, dovesse confermare che nell’economia mondiale c’è “malessere”, bisognerà inventarsi qualcosa. E ribadiamolo: coi tassi a zero e con stock di debiti, pubblici e privati, ai massimi storici, bisognerà avere molta fantasia. A quando un bel QE cinese, cioè sul mercato azionario?

Di fronte a queste minacce ed incertezze, è confortante vivere in Italia: paese talmente disconnesso dalla realtà, e con una classe politica così insipiente e cantastorie da ignorare quanto accade fuori dai patri confini, sin quando il meteorite non arriva a bersaglio.

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