Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Italia, in settembre calo di occupazione nei servizi

in Economia & Mercato/Italia

Dopo la manifattura, rallentamento anche per il settore dei servizi in Eurozona in settembre, come rilevato dall’indice Markit dei direttori acquisti. La frenata più vistosa riguarda la Spagna, mentre la Francia mostra un lieve recupero e la Germania resta pressoché stabile. Il nostro paese rallenta, ma il dato che spicca maggiormente è la componente dell’indice riferita all’occupazione.

In sé, per il nostro paese il valore di 53,3 da 54,6 è poca cosa, e può tranquillamente essere letto nel quadro di una congiuntura che rifiata, dopo la visibile accelerazione dei mesi estivi, anche considerando che il valore di agosto era risultato il migliore da 65 mesi. Tra i sottoindici, positivo anche l’aumento per il settimo mese consecutivo della componente riferita ai nuovi ordini, anche se si tratta del passo di espansione più lento degli ultimi sette mesi.

Quello che invece si contrae è il sottoindice riferito alla occupazione, che torna a calare, indicando una riduzione degli organici. Come riporta Markit:

Anche se nel corso del mese l’attività è aumentata, l’occupazione del settore ha subìto un calo, segnando la seconda contrazione negli ultimi tre mesi. In media gli organici, nel corso del terzo trimestre, si sono leggermente ridotti.

In sostanza, l’attività si espande ancora, sia pure in modo piuttosto modesto, ma gli organici (almeno secondo il campione di imprese sondate da Markit) si riducono. Questo può essere posto in relazione al parziale venir meno della componente stagionale di occupati, e necessiterà conferma nei dati Istat. Quello che è utile sapere è che la congiuntura europea sta visibilmente rallentando, non solo nella manifattura, e le prossime settimane ci diranno se si tratta di una pausa o di altro. Il commento dell’economista di Markit autore del sondaggio sull’Italia è piuttosto lineare:

«L’indagine di settembre ha indicato un nuovo aumento dell’attività delle aziende del terziario, con un tasso di crescita in linea con un altro modesto aumento del PIL nel terzo trimestre. “Eppure, sia nel manifatturiero che nel terziario, l’aumento dei nuovi ordini ha di nuovo perso vigore, fino a toccare i minimi su sette mesi, mentre il lavoro inevaso ha indicato un’altra contrazione. Tali fattori forniscono segnali d’allarme sulle prospettive di crescita in questi pochi ultimi mesi dell’anno. “Un’altra delusione è stata l’assistere al calo dell’occupazione del terziario nel mese di settembre, per la seconda volta in tre mesi, neutralizzando la crescita dei posti di lavoro avutisi nel manifatturiero»

Questo solo per segnalare che la congiuntura va seguita con attenzione, e che a volte è utile lanciare occhio ed ombelico fuori dal cortile di casa. Ad evitare di fare oh quando arrivano notizie “inattese” che inattese non sono. Il tutto sapendo che parliamo di una ripresa molto lieve, soprattutto alla luce degli stimoli su cui poggia. Ma che ve lo dico a fare?

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