Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La Bad Bank paciosa contro il logorio del mercato aggressivo

in Economia & Mercato/Italia

(Post abbastanza tecnico, su fondamentali tecniche di magia ed illusionismo)

Interessante articolo, sul Sole di oggi, sul tormentone della bad bank pubblica italiana. Dopo lunghi mesi trascorsi a tentare di quadrare il cerchio, pare che ora i nostri eroi abbiano estratto dal cilindro un nuovo coniglio psichedelico, nel disperato tentativo di ottenere una società che operi “a condizioni di mercato” ma con prezzi assurdamente superiori al mercato, e che fornisca un robusto aiuto di stato aggirando le norme europee sul medesimo. Sembra incredibile che siamo ancora qui a parlarne ma sapete come sono gli italiani, no? Creativi. E con un rapporto così conflittuale con la realtà da tentare di farsene in casa una alternativa.

Riassunto delle puntate precedenti: in Italia la crisi ha lasciato cumuli di macerie, sotto forma di crediti bancari deteriorati, soprattutto di sofferenze; sinora la “ripresa” non ha determinato la rimozione di tali bad loans dai bilanci delle banche a passo spedito, per un motivo banale: le banche hanno mediamente sotto-accantonato, cioè hanno coperto le probabili perdite su crediti in mondo insufficiente, perché la copertura realistica avrebbe abbattuto il capitale delle banche medesime e richiesto ricapitalizzazioni che i gruppi di controllo spesso non possono permettersi; il governo sta quindi tentando di andare in soccorso delle banche, e si è inventato l’idea di una bad bank “pubblica” perché saremmo di fronte ad un caso (nientemeno) di “fallimento del mercato”.

Ovviamente non c’è alcun fallimento di mercato ma solo crediti deteriorati esposti a bilancio delle banche ad un valore di realizzo del tutto irrealistico. Poiché la Ue continua a dire niet a regali alle banche fatti coi soldi dei contribuenti, il nostro governo si è esibito in audaci scalate di pareti di vetro, inventandosi ad esempio “l’algoritmo” che dovrebbe prezzare “come farebbe il mercato” i bad loans che però non hanno mercato a causa della voragine esistente tra richieste delle banche ed offerte dei compratori. È di oggi, quindi, la notizia che avremmo l’ennesima levata d’ingegno, sotto forma di intervento della Sace, la società pubblica che assicura i crediti all’esportazione. Che mai c’entrerà la Sace con le sofferenze delle banche? Ah, saperlo.

Seguite il filo: serve una società-veicolo che acquisti i bad loans. Non possiamo chiamarla bad bank perché suona male. La chiameremo Asset management company (Amc). Scrivono dunque oggi sul Sole Luca Davi e Marco Ferrando:

Per acquistare fino a 100 miliardi di sofferenze lorde al 30-40% del loro valore nominale, il veicolo necessiterà di 30-40 miliardi: il 30% saranno coperti dall’equity, il 70% dall’emissione di obbligazioni senior (con un rendimento stimato del 2%) con garanzia pubblica e a fornirla, secondo fonti di mercato, potrebbe essere Sace, che già oggi ha garanzie in essere su crediti e obbligazioni per 70-80 miliardi, seppure legate a progetti di internazionalizzazione. Un tassello, quest’ultimo, che consentirebbe di avere una garanzia riconducibile allo Stato senza impatto (immediato) sul debito pubblico e validabile da Bruxelles. Sarà così?

Ma non è meraviglioso, tutto ciò? Una società pubblica emette debito garantito dallo Stato italiano, per acquistare “a prezzi di mercato” (certo, certo) delle sofferenze bancarie. Il debito viene emesso da chi, per statuto, fa tutt’altro, ma anche questi sono dettagli. Serve il prezzo di mercato, si diceva. L’articolo ipotizza il livello di 30-40% del valore facciale del credito ceduto. Peccato che il prezzo medio di cessione di crediti in sofferenza, sugli 11 miliardi sinora ceduti e relativi soprattutto a credito al consumo non assistito da garanzie, sia intorno al 10% del valore facciale. Ohibò, un vero fallimento di mercato, si direbbe. Conosciamo la risposta: eh, ma la bad bank (anzi, Amc, scusate) andrà a comprare crediti assistiti da garanzia reale, soprattutto immobili. Ah, ecco. Ma la domanda qui sorge spontanea: se il valore di mercato delle sofferenze assistite da garanzia reale fosse intorno al 30-40%, i compratori sarebbero già comparsi. Anche qui, non se ne esce: la realtà è sempre una gran str0nza.

E in effetti, il problema si ripresenta anche nel pezzo del Sole:

Se il prezzo a cui acquisterà l’Amc sarà quello di mercato, che interesse avranno le banche a cedere al veicolo semi-pubblico e non agli operatori specializzati? Una differenza, non irrilevante, ci potrebbe essere. Secondo quanto emerso dalle trattative di queste ultime settimane, infatti, il veicolo-grazie a un costo del funding “calmierato” perché coperto da garanzia -comprerà a prezzi di mercato, è vero, ma applicherà condizioni meno aggressive di quelle imposte dagli altri operatori sui tempi e le modalità del recupero del sottostante.

Ohibò! Quindi Sace emette debito a costo “calmierato” (perché garantito dallo Stato), e questo beneficio viene retrocesso alle banche venditrici delle sofferenze, sotto forma di maggior prezzo rispetto a quello che sarebbe offerto dai privati sul mercato. Perché questi ultimi sono aggressivi, mentre la Sace è “paciosa”. Uhm, si direbbe un aiuto di stato, voi che dite? Eppure dicono tutti di no, che hanno scoperto la pietra filosofale, mah.

Ma non è finita. Chi prende la perdita, se le sofferenze cedute realizzano un valore di recupero inferiore al prezzo di acquisto da parte della bad bank? In condizioni normali, la perdita si scaricherebbe sul capitale della bad bank. Ma attenzione: il capitale (quello che nell’articolo si chiama equity) sarebbe sottoscritto da fondi d’investimento, fondi pensione, investitori istituzionali. Voi pensate davvero che questa gente, che in condizioni normali ha il mandato di fare utili, si trasformerebbe in un club di filantropi, prendendo la perdita per il regalo fatto a banche commerciali che non hanno accantonato abbastanza per le perdite su crediti? Difficile. Bisognerebbe trovare il modo di evitare che la bad bank facesse perdite. E che ci vuole? La garanzia pubblica, signora mia. E qui torniamo al concetto di aiuto di stato, mannaggia. Un vero gioco di specchi, questa “bad bank pubblica a prezzi di mercato”. Forse perché è un costrutto ossimorico? Tirando le somme, restiamo saldamente nel campo dell’ingegneria finanziaria per disperati.

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