Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Fare investimenti, vedere flessibilità

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Il non-evento della giornata vi è gentilmente offerto dalla Commissione Ue. La quale, recependo il mutato clima politico che si respira nel continente, non ha detto di no alla legge di Stabilità italiana ma si è limitata a rimandarla alla prossima primavera, per verificare che la famosa clausola degli investimenti porti con sé (udite udite) gli investimenti per i quali è stata concessa. Cose da pazzi, però: una norma che va intesa alla lettera, dove andremo a finire?

La frase chiave è questa:

«Particolare attenzione sarà posta al fatto che la deviazione dal percorso di aggiustamento stia venendo effettivamente usata per lo scopo di aumentare gli investimenti; all’esistenza di piani credibili per la ripresa del percorso di aggiustamento verso l’Obiettivo di Medio Termine (MTO); ed al progresso nell’agenda di riforme strutturali, tenendo in conto le raccomandazioni del Consiglio»

La traduzione di questo passaggio, della prima frase nello specifico, la fornisce Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione, rispondendo ad una domanda sull’Italia:

«Né la clausola delle riforme strutturali né quella degli investimenti possono essere usate per compensare il taglio della tassa sulla prima casa»

E non solo quello, diciamo, visto che la manovra italiana è fatta a prevalente deficit per finanziare un elevato numero di caramelle, relative a quest’anno ma anche a trascinamenti del passato, anche se in molti si sono scordati di questo “dettaglio”. Il rinvio alla primavera del giudizio sull’Italia ha giustificazione formale nel fatto che le richieste sulla flessibilità nell’applicazione delle regole sul percorso di aggiustamento strutturale del bilancio vanno discusse in primavera nel corso del “semestre” europeo di sorveglianza, che raccorda i numeri di bilancio con le strategie di politica economica e di riforme strutturali.

Quindi, sul piano “diplomatico”, la decisione della Commissione vuol dire che per l’Italia non è una bocciatura (al netto delle evidenti e condivisibili preoccupazioni per lo scostamento dall’Obiettivo di Medio Termine e per le riserve sulla traiettoria decrescente del debito-Pil), ma che alle parole deve conseguire l’azione, o meglio che a Bruxelles nessuno (o quasi nessuno) è fesso, e che se la flessibilità è concessa per effettuare investimenti, occorre vedere questi famosi investimenti. Il rinvio di un semestre della valutazione dei conti italiani serve alla Commissione anche per monitorare l’evoluzione della congiuntura globale ed il suo impatto su previsioni di crescita e metriche di finanza pubblica, soprattutto il rapporto di indebitamento. Tutto qui.

Quindi Renzi stia sereno, alla lettera, e lavori per dare compimento alle meravigliose riforme che ha promesso al paese, all’Europa ed alla galassia intera, visto che la valutazione odierna della Commissione non presta il fianco a prove di bullismo nazionalistico, essendo una indicazione formale ma non formalistica né miope delle regole del gioco. E purtroppo conosciamo tutti molto bene l’attitudine italiana alla “interpretazione” delle regole, anche quando le medesime non sono “stupide”. Il riporto a nuovo delle clausole di salvaguardia, ad esempio, è giochino treccartaro che può andare bene per molti prestigiosi commentatori italiani ma non per soggetti di intelligenza e buona fede medie.

Ora non ci resta che attendere dotti editoriali in cui si spiega alla Ue che sbaglia candeggio. Dal paese di Azzeccagarbugli e degli autoingannati pare il minimo.

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