Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Partito democratico della correlazione spuria

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Da qualche giorno il Partito democratico ed il nostro vulcanico premier hanno deciso di tentare di confutare la palmare evidenza di una ripresa indotta in misura determinante da fattori esterni utilizzando un nuovo argomento: lo spread tra il rendimento del titolo di stato decennale italiano e quello spagnolo. Questa, a giudizio dei piddini, sarebbe la prova provata del fatto che l’Italia sta facendo di più e meglio di altri, a parità di congiuntura. Analizziamo anche questa (sospiro).

Dunque, tutto è cominciato con la newsletter di Renzi di sabato scorso. In essa si può leggere:

«Mi colpisce molto come per alcuni commentatori i buoni risultati dell’economia italiana dell’anno appena trascorso non dipendano dal Governo, ma da fattori esterni quali il calo del petrolio o gli interventi della BCE. Ne abbiamo già parlato in passato. Ma giusto perché restino agli atti i numeri, ecco un piccolo dato: confrontiamo lo spread italiano e spagnolo rispetto a quello tedesco sui BTP e BONOS decennali
Il 31 dicembre del 2014, spread Spagna 100, spread Italia 128
Il 31 dicembre del 2015, spread Spagna 117, spread Italia 96
Eppure entrambi i Paesi avevano gli stessi “fattori esterni”, a cominciare da BCE e petrolio. Ma l’Italia oggi è più stabile politicamente e ha fatto le riforme a lungo rinviate, dunque è più credibile. Se tutto dipendesse dai fattori esterni il rapporto Spagna-Italia sarebbe sempre lo stesso»

L’Italia è oggi meno rischiosa della Spagna, letto in termini di spread. Quindi pare sia accaduto “qualcosa” che ha migliorato la percezione di rischio della nostra economia rispetto a quella spagnola. Per Renzi, questo “qualcosa” sarebbero le leggendarie “riforme”. Non è chiaro quali, a dirla tutta. Se parliamo di quella del lavoro, la Spagna l’aveva già fatta dal 2012, e lo stesso Renzi è passato prima da una sorta di innamoramento per Madrid ad uno dei suoi repentini cambi di opinione (perché trattasi di soggetto intelligentissimo). Forse la riforma elettorale e quella del Senato risulteranno tali da aumentare il potenziale di crescita del nostro paese, e di conseguenza i lungimiranti mercati lo hanno già registrato oggi.

Oppure c’è “altro”, e non dal versante italiano. Chessò, forse il rischio paese per la Spagna è stato aumentato da due eventi: la fortissima spinta secessionistica della Catalogna e l’esito delle elezioni politiche spagnole, che hanno prodotto un parlamento “appeso” ed una elevata probabilità di ritorno alle urne. Certo, possiamo tranquillamente sostenere che con l’Italicum non avremo rischi di parlamento appeso, e quindi i mercati ci premiano a futura memoria. Oppure i mercati premiano l’Italia per il fatto di non avere un partito secessionista ma solo la caricatura del medesimo, da oltre un ventennio. Chissà.

Insomma, è forte la sensazione che lo spread tra Italia e Spagna sia frutto di infortuni spagnoli, più che di italiche virtù. Che poi, se dovessimo osservare l’andamento degli investimenti nei due paesi, ribasati al primo trimestre 2014 (inizio dell’Era Renziana), tolta Fiat ci sarebbe solo da piangere. Ma tant’è, c’è la propaganda (demenziale, il cui acronimo non a caso è Pd), la realtà seguirà. Forse.

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