Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Gotti Tedeschi ed il controcomplotto amerikano

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Oggi, sul Giornale, oltre ad una meravigliosa prima pagina in cui si salta a piè pari nella tesi complottista da scarsa dimestichezza con la lingua inglese, di cui si diceva ieri (del resto, Renato Brunetta è editorialista di punta, ed anche di tacco, del foglio sallustiano), c’è una non meno stimolante intervista ad Ettore Gotti Tedeschi dove l’ex capo dello Ior si mette agilmente in scia al mood complottista in cui gli italiani tanto amano sguazzare.

L’incipit è questa frase:

«Le riporto le opinioni che io stesso ascolto da parte di esperti internazionali: c’è una corrente di pensiero, forte e autorevole, secondo la quale il calo del prezzo del petrolio, alla base di quanto sta accadendo in questi mesi e della bassa inflazione, sia stato causato non dai venditori, ma dai compratori, per rallentare le acquisizioni di aziende e banche quotate, effettuate in Occidente a prezzi di saldo con capitali dei Paesi produttori di petrolio»

Interessante. Poiché il prezzo è la risultante di domanda ed offerta, per abbattere il prezzo serve o uno shock positivo di offerta (aumento), oppure uno negativo di domanda (diminuzione). Chiunque abbia presente questo schemino elementare non può che sobbalzare, leggendo queste dotte parole. I “compratori” hanno “cospirato” contro i produttori di petrolio, soprattutto gli arabi, abbattendosi la domanda, cioè facendo come il marito che si taglia i gioielli per far dispetto alla consorte? E come sarebbe stato attuato, questo geniale piano di cui Gotti Tedeschi è venuto a conoscenza per il tramite dei suoi autorevoli referenti internazionali?

Proseguendo nell’intervista si comprende il senso di quella frase. In pratica, secondo Gotti Tedeschi, dopo il crash post Lehman e la crisi delle banche americane, costrette a ridurre la propria leva finanziaria, si sarebbe posta l’esigenza di non fare comprare l’Occidente con i dollari delle petromonarchie. Uhm, e come fare, quindi? Con l’audace piano yankee descritto dallo stesso Gotti Tedeschi:

«Il punto è che dal 2010, quando i valori di Borsa crollavano del 30-35%, si è temuto che grandi fondi sovrani potessero reinvestire i profitti petroliferi comprando di tutto, in tutto l’Occidente. E a questo punto – è una delle opinioni sostenute – che, attraverso la loro capacità tecnologica, gli Usa hanno programmato una nuova massiccia produzione di energia con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza energetica in 3-4 anni. E cercando, molto opportunamente, di imporre lo stesso anche ai loro alleati. Spingendo di conseguenza i Paesi arabi a ridurre i profitti dal petrolio»

Ecco! Gli amerikani rispondono alla minaccia araba “inventando” lo shale oil. Elementare, Gotti Tedeschi. Quindi in realtà non è uno shock negativo di domanda ma positivo di offerta, anche se il Nostro ex banchiere di Dio ha evidentemente fatto confusione con le curve. Ed è da qui, dopo questa “invenzione” difensiva, che la strada per gli yankee è tutta in discesa:

«Gli Stati Uniti hanno raggiunto l’autosufficienza energetica, e sono riusciti anche a reimportare un’importante quota di produzioni delocalizzate in Asia, creando posti di lavoro»

Uhm, no, dottor Gotti Tedeschi, gli americani non hanno raggiunto l’autosufficienza energetica né è previsto la raggiungano: questo è un mito antico e duro a morire. Oggi gli Usa importano il 40% del greggio che consumano. Tale numero è atteso diminuire nei prossimi decenni a poco più del 30%. Quanto al rimpatrio di produzioni (reshoring), esso è dipeso da più generali vantaggi comparati di costo, anche del lavoro, rispetto alla crescita del medesimo in molti paesi emergenti, Cina su tutti.

La realtà è che, tra il 2010 ed il 2014, la domanda di greggio era in forte aumento, conseguenza della ripresa globale; l’offerta era frenata da situazioni quali l’instabilità irakena, quella libica, l’embargo contro l’Iran. I prezzi schizzarono sopra i 100 dollari al barile, rendendo convenienti le trivellazioni più costose, quali quella artiche, le deep water e, appunto, lo shale. Una normale e banale reazione dell’offerta e ai prezzi. Dopo la quale, l’offerta ha superato la domanda, si è avuta qualche esitazione della congiuntura globale ed ecco il crollo, amplificato dalla finanziarizzazione.

Però è sempre così attraente inventarsi azioni e reazioni cospirazionistiche, anche davanti alla banalità delle curve di domanda ed offerta, no? E magari metterci dentro la frase ad effetto sul “supergoverno mondiale”, che serve ai giornali per farci i titoli. E vissero tutti congiurati e contenti. Ad ogni buon conto, a beneficio nostro, dei lettori e del dottor Gotti Tedeschi, vi omaggiamo di una interessante scheda informativa sul fracking. Per quella sul controcomplotto amerikano contro le monarchie petrolifere, attendiamo i conoscenti del dottor Gotti Tedeschi.

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