Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La lunga linea marrone

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In corso il fallout radioattivo del referendum sulla Brexit. A conferma che siamo nell’Era della Grande Inadeguatezza Globale, in reazione alla complessità indotta dalla globalizzazione, ma anche a conferma che gli italiani restano sempre uguali: una miopia che si approssima alla cecità. A questo giro siamo in ottima compagnia, ma è una assai esile consolazione.

E così, mentre in Cornovaglia votano per Brexit e poi chiedono rassicurazioni a Londra perché esigono l’equivalente dei fondi strutturali europei di cui beneficiano e che perderanno a seguito dell’uscita, e mentre i leader “indipendentisti” (dalla realtà, soprattutto) balbettano di come gestire la trionfale mazzata ricevuta tra capo e collo, a casa nostra i giornali sono un tripudio di déjà-vu e producono un effetto maionese impazzita che abbiamo imparato a conoscere dall’inizio della crisi.

Ad esempio, oggi Francesco Giavazzi chiede interventi urgenti (letteralmente nella giornata di oggi, prima della riapertura dei mercati, domani) per “mettere in sicurezza” le nostre banche. Ecco quello che andrebbe fatto nelle prossime ore (prima di fare un salto al mare, possibilmente), secondo Giavazzi, che come noto, oltre che bravissimo a far di conto è soprattutto un celebrato scrittore di fantascienza:

«Ora il problema va risolto, e le linee di una soluzione devono essere comunicate oggi, prima che i mercati domattina riaprano. L’entità dell’intervento necessario è considerevole, circa 40 miliardi di euro: 200 miliardi di sofferenze che debbono essere svalutate di un altro 20% oltre le svalutazioni già fatte dalle banche. Lo Stato investe 40 miliardi oggi che poi potrebbe in gran parte recuperare quando venderà le azioni di cui entra in possesso (in Svezia negli anni go un’operazione simile si chiuse con un guadagno netto per lo Stato). L’alternativa è chiedere all’Europa di farlo attraverso il Fondo salva Stati (Esm). Questo però richiede sottostare a un programma concordato con la Bce, la Commissione e lo stesso Esm» (Corriere della Sera, 26 giugno 2016)

Ecco qui, poi non dite che non ve l’aveva detto. Saranno cose reciprocamente slegate, ma a noi affascina un paese che teme la riapertura dei mercati causa fragilità estrema delle proprie banche ed al contempo chiede di spostare presso di sé l’autorità bancaria europea (EBA), che dovrà lasciare Londra. Una rapida ricognizione alle rassegne stampa e scoprirete che per il ceo della miglior banca italiana, sono i mercati a sbagliare candeggio, e comunque gli italiani sono ricchissimi:

«II rapporto debito pubblico/pil se lo sono inventati in Germania perché loro stanno meglio ma i debiti di un Paese sono pubblici e privati e, se li consideriamo entrambi, la Germania, l’Italia e la Francia sono i tre Paesi leader in Europa e, in questo caso, si parte da una regola di verità. Aggiungo: se confronti il debito pubblico con il patrimonio pubblico scrivi in modo serio le regole perché sono quelle del bilancio e scopri che la forza del risparmio privato italiano aiuta a trovare quelle risorse di cui abbiamo vitale bisogno per sostenere la crescita» (Carlo Messina, intervista a Roberto Napoletano, Il Sole 24 Ore, 26 giugno 2016)

Questo risparmio privato italiano è la soluzione ai mali del mondo, come ben sanno dalle parti di Siena, Arezzo, Chieti, Ferrara, Ancona, Montebelluna, Vicenza, Cesena ed altrove. E ribadiamolo, sono i mercati a sbagliare:

«Anche mettendo insieme cose che non stanno insieme, titoli di Stato in pancia alle banche italiane e sofferenze nette, siamo a una frazione di un terzo/quarto del pil italiano, ma se andiamo a esplorare i derivati posseduti da banche tedesche e francesi scopriremo che i totali dell’attivo sono un multiplo del Pil dei loro Paesi, ha capito bene: un multiplo, non una frazione. Mi sa dire lei qual è il rischio maggiore?» (Carlo Messina, ibidem)

Un nuovo, eclatante caso di fallimento del mercato, che non sa prezzare “i derivati” delle banche tedesche e francesi. Noi italiani restiamo i maggiori incompresi del Creato. Nel frattempo, celebriamo l’ingresso di Matteo Renzi nel “direttorio” merkeliano: al netto di una retorica iperglicemica sul futuro di figli, nipoti e cani, sarà una grande occasione per “pensare l’impensabile” e chiedere di fare più deficit, e magari salvare gli 80 euro ai nostri pensionati. Noi italiani siamo sempre stati esaltati dai grandi orizzonti ideali: se vi serve la Visione, fateci un fischio e arriviamo. A credito, s’intende.

Nel frattempo, tra Vicenza e Montebelluna, cresce il brontolio sordo contro il complotto che ha permesso ad Atlante di portarsi a casa per un tozzo di pane (2,5 miliardi, dicono le cronache) due banche che, a guardarle bene e da vicino, magari non erano poi così messe male, dopo tutto. O no? E l’associazione delle banche popolari italiane ha il proprio momento di rivincita contro la storia, celebrando la Brexit contro “i burocrati di Bruxelles”. Detto nel e dal paese che inventò il certificato di esistenza in vita e che cresceva a tassi asiatici, mezzo secolo addietro. Sembra ieri.

Organizziamo la Resistenza contro l’odiato bail-in imposto dallo Straniero: molto meglio quello autoctono dei tempi che furono, fatto di aumenti di capitale negli altoforni delle nostre banche e collocamento di loro debito subordinato presso le famiglie, che con il loro imponente risparmio sono l’unica vera “réserve de la République“. In sintesi, prosegue la lotta di liberazione dall’occupazione tedesca della nostra psiche. La situazione è angosciante ma non è seria, nel paese che da sempre “ne uscirà meglio di altri”.

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