Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Una tassa chiamata banca

in Economia & Mercato/Italia

È vero che la redditività delle banche, soprattutto europee e soprattutto italiane, è messa a durissima prova dal cocktail velenoso rappresentato da tassi negativi o nulli, peso delle sofferenze, congiuntura anemica, struttura dei costi fissi o semifissi come quello del personale, peso degli adempimenti e della regolazione, prudenziale e ordinaria. Vero anche che la concorrenza tra banche rischia di essere distruttiva, se incardinata solo sul fattore prezzo. Vero che le banche stanno quindi disperatamente cercando di aumentare i ricavi da commissioni e servizi, visto che il buon vecchio margine di interesse non si sente troppo bene.

Ma esistono limiti anche allo sviluppo delle commissioni da servizi. Non è che i poveri bancari, braccati da capi, capetti e gerarchetti vari per fare il budget, devono riversarsi per le strade con la valigetta e cercare di vendere a chiunque da polizze a lavatrici, passando per strumenti ginnici. Tuttavia, quando si ricevono comunicazioni come quella qui sotto, dove ragionieristicamente si informa il correntista che le sue spese di tenuta del conto corrente sono state aumentate di oltre il 50% per far fronte ai maggiori oneri contributivi della banca al fondo di risoluzione ed alla garanzia sui depositi, e pensando che il nostro sanissimo e solidissimo sistema bancario sta prendendosi sul groppone di tutto, da Atlante alle banche risolte ad altre dissestate e da ricapitalizzare a mezzo del famoso “braccio volontario”, vista l’aria che tira e questa sinistra tendenza a traslare implacabilmente a valle gli oneri “di sistema”, qualche inquietudine di tipo para-fiscale gabelliero viene tutta.

Anche in deflazione, in Italia il costo della vita resta piuttosto oneroso.

Commissioni banche

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