Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Cose in comune tra le chiacchiere di Renzi ed il nostro Pil

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

La prima stima della variazione del Pil italiano del secondo trimestre è un bello zero, che porta la variazione rispetto allo stesso trimestre del 2015 a +0,7%. Attendendo la seconda stima, tra un mese, con relativa disaggregazione, per ora possiamo solo accontentarci delle scarne indicazioni qualitative di Istat.

Che sono

«La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell’agricoltura e dei servizi e di una diminuzione in quello dell’industria. Dal lato della domanda, vi è un lieve contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte), compensato da un apporto positivo della componente estera netta»

Che tradotto suona la conferma di quello che già sapete, se leggete questi pixel che tanta paura fanno ai capi dei giornalisti Rai che tentano di invitare il vostro titolare a parlare di congiuntura ed economia italiana: l’industria è ormai in conclamata recessione, i consumi non si sentono per nulla bene, gli investimenti continuano a latitare (tutto si tiene, più o meno). In compenso, questo trimestre pare che l’export netto abbia salvato la baracca, con un apporto positivo.

Poiché scatterà a breve lo Zecchino d’Oro di “e loro, allora?”, vi segnaliamo che questo trimestre anche la Francia ha avuto variazione nulla del Pil, ma loro almeno possono invocare il colpo al morale dei consumatori dato dal terrorismo e, soprattutto, i protratti blocchi per le proteste contro la loro versione del Jobs Act, che hanno pesato molto. Così, giusto per ricordarlo ai nostri editorialisti patriottici.

Un trimestre non fa una tendenza ma il quadro è chiaro, non da oggi: l’Italia non ha potenziale di crescita, non ha sviluppo di produttività, va alla deriva in mezzo al Mediterraneo, sul piano economico e non solo. Poderosi impulsi espansivi, rigorosamente esogeni, quasi non muovono la lancetta del contachilometri. Un ministro dell’Economia che ha generosamente deciso di immolare sull’altare della Patria la propria reputazione e credibilità passa il suo tempo a cercare di convincere le istituzioni europee ed i mercati che siamo sulla strada giusta, che stiamo facendo riforme che aumenteranno la nostra crescita, e quindi che abbiamo bisogno di fare deficit. Anzi no, era flessibilità.

Tutti sanno che quel deficit serve a spingere in là i buchi aperti da erogazioni senza costrutto create dal premier negli ultimi due anni, malgrado la tendenza bambinesca a dare la colpa ai predecessori. Renzi, allo stato, è diventato l’ennesimo zombie che siede a palazzo Chigi in attesa di essere sostituito da altri zombie, che questa volta potrebbero essere ben più insipienti e parolai di lui, a conferma che la malattia italiana sta degenerando.

Ora inizieranno le giustificazioni: è stata la Brexit, maestra, colpisce soprattutto o solo noi, dovete darci più deficit, o ottusi burocrati di Bruxelles. E comunque è tutta colpa di Deutsche Bank, i mercati sbagliano candeggio, il mondo non ci capisce e qualcuno vuole spolpare questo ricco e meraviglioso paese. Nel frattempo, la crescita del Pil e le chiacchiere di Renzi hanno finalmente qualcosa in comune: stanno a zero.

Addenda:

Della serie: “E gli altri, allora?

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