Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Stile Fillon, meno statali e più voti

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di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il candidato di centrodestra alla presidenza della Repubblica francese, François Fillon, presenta una piattaforma elettorale che tenta di ristabilire lo storico direttorio franco-tedesco, al quale il resto dell’Unione dovrebbe uniformarsi, e destinato a sbarazzarsi della Commissione europea. Per raggiungere questo obiettivo, che passa per l’uniformazione della tassazione societaria, Iva e sui capitali entro un triennio, Fillon è consapevole di dover convergere sui fondamentali economici tedeschi.

L’ex premier di Sarkozy incentra il confronto con i tedeschi sulla spesa pubblica, in particolare su quella per il personale. La Francia ha un’incidenza di spesa pubblica su Pil che è al 57% circa, ricorda Fillon nel programma, contro il 45% della Germania. Citando dati Ocse non recentissimi (2013) ma probabilmente ancora attuali, viene ricordato che in Francia i dipendenti pubblici sono il 22% degli occupati totali e 90 per ogni mille abitanti, il doppio che in Germania, e nel Regno Unito sono il 18% del totale, dopo essere stati ridotti di 550.000 unità tra il 2009 ed il 2013.

Per convergere sul benchmark tedesco, Fillon ha individuato come leve strategiche la “tradizionale” spending review, basata sulla focalizzazione delle missioni strategiche di spesa pubblica, ma soprattutto la riduzione degli organici. Architrave dell’intervento è l’allungamento della settimana lavorativa da 35 a 39 ore settimanali, abbattendo uno dei totem delle politiche economiche francesi. Assieme alla attenuazione degli automatismi di carriera, questa innovazione determinerebbe l’immediata riduzione del costo del lavoro pubblico, visto che le retribuzioni resterebbero invariate, e produrrebbe un incremento di tempo di lavoro del 12%, equivalente a mezzo milione di impieghi. In tal modo, sarebbe di fatto possibile bloccare per qualche tempo il turnover dei dipendenti pubblici, senza sostituire neppure in parte quanti vanno in pensione e riducendo significativamente l’effetto collaterale dell’aumento di età media degli organici. Su questo meccanismo si basa il claim elettorale di Fillon di “taglio di mezzo milione di impieghi pubblici”.

Per innalzare il numero di ore lavorate e contrastare l’assenteismo, Fillon prevede inoltre di reintrodurre nel pubblico impiego il cosiddetto “jour de carence, cioè la mancata remunerazione del primo giorno di assenza per malattia, soppresso dal 2014 mentre nel settore privato dal 2013 vige un sistema di tre giorni di carenza, durante i quali il lavoratore non percepisce l’indennità pubblica. Non sappiamo se Fillon riuscirà nei suoi propositi, ove diventasse presidente, ma di certo si tratta di un meccanismo razionale di recupero di produttività, da comparare al “modello italiano”, in cui la semplice presenza al lavoro del dipendente pubblico pare assurdamente essere divenuta parte dei parametri di incentivazione. Ognuno ha le proprie best practices, evidentemente.

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