Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Puntate il dito, non la luna

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Mentre monta l’isteria collettiva sulle liste dei debitori insolventi di MPS e di ogni banca che abbia ricevuto aiuto pubblico, in un clima che, a giudicare dai social network, regredisce direttamente agli anni ruggenti di Mani Pulite (ad ennesima conferma che gli italiani non impareranno mai nulla dalla storia), è utile analizzare la proposta contenuta in un editoriale di Luigi Zingales sul Sole del 10 gennaio. Talmente bizzarra da sembrare perfidamente geniale.

Per Zingales, l’operazione trasparenza dovrebbe poggiare su tre pilastri. Oltre alla lista dei maggiori debitori insolventi, serve

«[…] una commissione d’inchiesta sulle cause delle crisi bancaria e una totale trasparenza su chi beneficia dei rimborsi statali per i subordinati»

Per questo, precisa Zingales, la commissione d’inchiesta dev’essere “seria”. Vaste programme, diremmo. Soprattutto in Italia, dove i pollai sono presidiati da gruppi di volpi che si danno il cambio della guardia, operando come i noti ladri di Pisa. Riguardo ai beneficiari dei rimborsi statali, i “ristorati”, Zingales rilancia una sua proposta dello scorso dicembre:

«È giusto che uno Stato che fallisce nel proteggere gli investitori, paghi per i suoi errori. Ma questo dovere non deve scadere in una regalia per i furbi. Perciò sarebbe altrettanto giusto pubblicare la lista degli investitori defraudati che beneficiano del rimborso e per quanto ne beneficiano. Anche per assicurarsi che tra costoro non ci sia qualche hedge fund che ne ha approfittato. Anche in questo caso si invocherà la privacy. Ma un investitore può sempre scegliere di non ricevere il rimborso e non vedere il suo nome pubblicato. Se riceve soldi pubblici, non c’è scusa: il suo nome deve essere reso pubblico»

Posto in questi termini, con i perfidi hedge fund di mezzo, chi potrebbe dissentire da Zingales? Ma questa prescrizione molto pop è piuttosto singolare, nel senso che rappresenta un’inversione tra cause ed effetti. Se esiste un malvagio hedge fund che “ne approfitta”, è perché la legge è scritta in modo tale da consentirglielo. Quindi forse bisognerebbe fare le pulci alla legge, ed in particolare all’iter di conversione del decreto che stabilisce i presupposti per il ristoro. Scopriremmo che l’area grigia non riguarda gli hedge fund, che al più potrebbero aver comprato subordinati a 50 ed ottenere azioni per 100. Ma non sarebbe comunque un pasto gratis, perché le nuove azioni ricevute potrebbero dimezzarsi (ed oltre) in poco tempo. La vera area grigia riguarda i clienti retail di MPS, quelli che potrebbero aver comprato il famigerato subordinato a 50 nei giorni scorsi e ricevere un bond senior di pari scadenza, con un profitto bloccato del 100% in un anno. Comprendiamo che, trattandosi non di hedge fund bensì magari di un piccolo imprenditore di Figline Valdarno o di un pensionato di Montevarchi la cosa possa risultare poco sexy per un editorialista del calibro di Zingales. Ma, anche in questo caso, se ci sarà mosconata sarà perché la legge l’ha consentita, per colpa o dolo.

Quindi, meglio orientare i propri preziosi suggerimenti alla causa, e non all’effetto. A meno che Zingales, diabolicamente, non punti ad avere la dichiarazione pubblica dei beneficiari del ristoro per far scoppiare lo scandalo (oportet ut scandala eveniant), e poi volgersi contro il legislatore che ha scritto la norma di ristoro, magari con una bella commissione d’inchiesta/indagine guidata dal legislatore medesimo. A dirla tutta, questa è la ripetizione di altro precetto di Zingales, quello di alcuni anni addietro alla Leopolda renziana: i corrotti si autodenuncino e lascino la vita pubblica, avranno un salvacondotto. Oppure lasceremo liberi i cani ed i “Denunzianti Civici”, con pubblicazione su internet. Un piano geniale, degno del più garantista tra i forcaioli, che purtroppo per il paese restò inapplicato. Ora riproviamo con l’autodenuncia di chi percepisce i ristori, applicazione speculare e simmetrica del noto precetto: “se sei un debitore insolvente onesto, non hai niente da temere”, ed anche “ed ora, pubblicateci tutti”. Ci vuol pazienza. Attendendo che la legge protegga le nostre banche, stuprate da debitori senza scrupoli, come suggerisce il dottor Patuelli. Noi, fossimo in voi, organizzeremmo girotondi per avere le liste dei grandi fidi ristrutturati: è lì che c’è la ciccia, di solito. Non bersanizzatevi: rifiutate di succhiare ossi.

Parlando di cose un po’ più serie, se volete capire cosa servirebbe oggi, per il disastro bancario italiano, potete leggere Massimo Famularo. Non è un tuttologo né un economista di grido ma un signore che per vivere fa lo specialista di sofferenze bancarie, e che conosce quel mondo non per sentito dire. Da lì (forse) capirete molto, sull’inutilità delle liste di pubblica gogna. Poi, potete sempre restare con la vostra bava alla bocca ed aspettare il name and shame, sia chiaro. Alla fine, come ai tempi di Mani Pulite, qualche “Compagno G” che sbaglia ed è insolvente ve lo daranno in pasto, e voi sarete nuovamente felici come bimbi.

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