Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Spara più forte, non ti sento

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Viviamo in un’era particolare: quella in cui i cittadini sono spaventati ed incazzati neri. In questa era, la politica non pare richiesta di fornire soluzioni, visto che è essa stessa parte del problema, bensì suggestioni. Vi sono paesi, come il nostro, in cui tali suggestioni sconfinano nel delirio conclamato.

Come definire altrimenti questo passaggio dell’intervista di Beppe Grillo al francese Journal du Dimanche?

Quindi, riassumendo: ogni stato adotti il proprio sistema fiscale (è così già ora ma transeat) ma anche monetario, che pare voler dire moneta propria. E tuttavia Grillo vuole anche gli eurobond, che sarebbero la mutualizzazione del debito in un’area “comunitaria” i cui paesi si muovono ognuno per conto proprio. Interessante. Però, fermi! Grillo non vuole il ritorno a valute nazionali bensì il mitologico euro a due velocità, per permettere ai paesi del Sud Europa di “svalutare del 20%”. Grillo è notoriamente un tifoso del Made in Italy, al punto che ne vorrebbe esportare sempre di più. E però Grillo vuole “la protezione dei nostri prodotti rispetto a quelli che arrivano dall’estero”. Perché, sapete, noi vogliamo esportare ma anche imporre dazi su quanti vogliono fare lo stesso. E ancora, basta con la regola del deficit-Pil al 3%, ognuno si faccia il deficit che preferisce perché servono gli eurobond per finanziarlo. E Trump sì che è un vero popolano, lui che ha mandato al diavolo i banchieri e i cinesi. Infatti i banchieri negli Usa sono stati messi agli arresti domiciliari, non sono entrati in forze nell’Amministrazione.

Ora, che dire di questa lista della spesa? Potrebbe averla scritta un ubriaco o un demente, in senso clinico. Oppure un soggetto che affoga nella propria ignoranza. Oppure un astuto e cinico arruffapopolo, che parte dal presupposto di avere a che fare con un paese di sessanta milioni di idioti. O forse tutto questo, chi può dirlo. Resta il punto: è iniziata la rincorsa a chi le spara più grosse. Se con Trump ha funzionato, hai visto mai che facciamo bingo elettorale anche in questo piccolo, irrilevante e declinante paese? È una tecnica di comunicazione e di marketing politico, la usano anche stagionati giornalisti convinti di dover andare sulle montagne del proprio salotto a combattere, come potete vedere qui sotto. Pare che paghi, in termini di visibilità, considerazione da parte di un establishment ormai in decomposizione, click sui banner pubblicitari o immancabili libri da vendere. Le stronzate dilagano come se non vi fosse un domani, anche senza il supporto del sociologo di turno. E forse un domani non c’è, in effetti.

Per come siamo messi, è il momento del “la spari chi può”. Grillo lo fa a modo suo, Romano Prodi pure. Come si legge oggi nell’intervista al padre dell’Ulivo su La Stampa:

Si può tornare al Welfare degli Anni Cinquanta e Sessanta?
«Serve un riformismo attivo: il lavoro è poco mobile, il capitale scappa e i vecchi schemi faticano a riequilibrare. Quando eravamo ragazzi, il tema era: più tasse o più Welfare? Da 35 anni in qua è restata in campo solo la ricetta del meno tasse e la sinistra ha rincorso»

Concretamente parlando?
«Un esempio. La Commissione europea ha avuto un momento di gloria quando ha imposto alla Apple di pagare all’Irlanda una multa per 13 miliardi di euro di tasse non pagate. Verrebbe da dire: bene. Ma si andrà sino in fondo? La Apple ha 250 miliardi di dollari di liquido…»

Ora, a parte la domanda surreale dell’intervistatore, sul “ritorno al welfare degli anni Cinquanta e Sessanta”, che pare indicare che lo stesso virus della follia iperbolica che ha colpito i politici si è trasmesso anche alle loro buche delle lettere, la risposta di Prodi non è meno strampalata. Ci sarebbe più welfare se ci fosse più crescita. Ma se più tasse, messe ad inseguire una spesa pubblica inefficace ed inefficiente, vanno a soffocare la crescita, arriva il momento in cui un paese si ferma ed inizia a declinare. E Prodi se ne intende, di svendite di Stato causate da sfiancamento finanziario del medesimo a suon di tassa e spendi. Però serve “riformismo attivo”: contro la stitichezza, per caso?

Né manca la bacchettata del padre nobile alla sinistra: “che fate? Tagliate le tasse? Ma che sinistra siete?”. Antichi tic, confezionati in carta da pacco nuova fiammante. Ma se siamo al capolinea, con la pressione fiscale sui singoli e le imprese domestiche prossima al punto di non ritorno, che fare per essere davvero “di sinistra” e permettere al popolo di avere un po’ di gettito? Tassare le multinazionali, eureka! Tutto molto bello ma Prodi dimentica che, durante il secondo mandato di Obama, alle banche operanti negli Stati Uniti sono state inflitte sanzioni a vario titolo per decine e decine di miliardi di dollari, allo scopo di fare gettito e mostrare al “popolo” che non ci sono privilegiati esenti dalla lunga mano della giustizia. Pare che il popolo, di questo gesto nemmeno troppo simbolico, se ne sia altamente fregato al momento delle scelte elettorali, professor Prodi.

A parte ciò, la lotta per acquisire le tasse delle multinazionali americane è iniziata e gli Stati Uniti sono in prima fila, col rimpatrio della liquidità pagando un modesto obolo una tantum. Apple potrà (forse) restituire all’Irlanda i 13 miliardi di aiuti di Stato ottenuti in lunghi anni, ma se l’idea di Prodi è quella di iniziare a mungere le compagnie globali in nome del popolo stressato, il risveglio sarà ruvido: Trump vuole le tasse di quelle imprese, perché quelle tasse appartengono agli Stati Uniti. Forse non è il caso di svegliarsi con in testa l’idea meravigliosa di andare a prendersi i soldi di Apple, Google & c.

Solo piccoli spunti di come la classe politica sia impreparata a gestire la complessità del mondo. Grillo lo fa a modo suo, cioè da guitto che dà di matto; Prodi da padre nobile ed apparentemente razionale di una delle sinistre europee più fallite, anche nella versione riformistica o sedicente tale: quella italiana. Non è un caso che, nell’intervista, Prodi cerchi di riesumare l’Ulivo. Che fare, quindi? Attendere gli eventi ed il risveglio. Che, come sempre, per l’Italia sarà tragico.

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