Andrà molto peggio, prima di andare meglio

I falsi invalidi d’Europa

in Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

La richiesta di una correzione dei conti pubblici italiani per lo 0,2% di Pil ha suscitato l’immancabile reazione pavloviana di politica e caravanserraglio dei commentatori professionisti. Singolari, per non dire altro, le reazioni del tipo “ma come, una correzione proprio ora che è arrivato Trump e cambia tutto?”, che non è chiaro che diavolo significhi. O l’altra, non meno bizzarra: “ma come, chiederci una correzione con tutti i terremoti che abbiamo? Che mancanza di sensibilità!”. Come non essere d’accordo, epidermicamente, con questa narrazione del piccolo paese frustato dalla natura matrigna e percosso dagli ottusi eurocrati di Bruxelles? Ottimo, visto, si stampi.

Poi, un giorno, ti cade l’occhio su un pezzullo minore sul Corriere (non esattamente l’organo del Quarto Reich), scritto da un giornalista non sospettabile di intelligenza col Nemico Straniero, e ti tornano in mente altri episodi “minori” accaduti in questo triennio renzista, i cui danni al bilancio pubblico del nostro paese verranno meglio apprezzati nei prossimi anni. Andiamo con ordine.

Scrive dunque oggi Mario Sensini che Bruxelles sarebbe anche d’accordo ad aggiungere, agli oneri una tantum legati alle circostanze eccezionali, quelli di prima emergenza e messa in sicurezza, anche parte di quella che si definirebbe “spesa strutturale”, a patto che tale spesa sia inerente alle circostanze eccezionali medesime. Troppo crudele? Eppure, come scrive Sensini,

«Se non fosse che tra queste spese “strutturali” che il governo collega al terremoto, e che ha chiesto alla Ue di scomputare, oltre a quelle per la messa in sicurezza sismica delle case, ce ne sono moltissime che con il sisma sembra che non abbiano proprio niente a che fare. Come quelle per le vecchie detrazioni fiscali del 36 e del 50% sulle ristrutturazioni e il miglioramento dell’efficienza energetica delle case. Insomma, le piastrelle dei bagni, le nuove finestre e i pannelli solari di 5 o 6 anni fa, il cui conto è stato presentato dal governo a Bruxelles alla voce: “Terremoto 2016″»

Possibile, ci chiediamo? Possibile. E neppure inedito, se solo avessimo la memoria per ricordare che il governo Renzi voleva la flessibilità sugli oneri per i migranti per “anticipare gli oneri legati al taglio Ires”, in attesa di trovare copertura permanente. Non lo ricordate? E’ trascorso poco più di un anno, era la penultima legge di stabilità ed anche in quel caso cercavamo lo 0,2% di Pil, circa 3,3 miliardi, arrivando a dire che quelli erano esattamente gli oneri legati all’accoglienza dei migranti. In Italia tutto ricorre e tutto ritorna. Un anno dopo, eccoci di nuovo qui, col punto: ma questa “flessibilità da sensibilità ed umana comprensione”, peraltro coi soldi dei contribuenti italiani e con le loro future tasse, siam certi che andrebbe ad una precisa finalità, quella nel cui nome viene richiesta? Leggendo Sensini, pare di no.

Ma c’è anche un allevamento di gufi domestici, a mettersi di traverso al renzismo dalla licenza poetica di spesa, l’Ufficio parlamentare di bilancio. Avanti di un anno rispetto a quella prima richiesta, e balla sempre lo stesso importo, 3,4 miliardi, gli stessi che ora ci chiedono di “correggere”. Ancora Sensini sul Corriere di oggi:

«Nella lettera del 27 ottobre alla Commissione il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spiegava che bisognava mettere in sicurezza le scuole, le infrastrutture, gli edifici pubblici, ma anche dare incentivi ai privati per rafforzare le case. Stimando in 2 miliardi il costo degli sgravi fiscali antisismici per il 2017. Secondo l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, però, la grandissima parte di quella spesa non riguarda la prevenzione del rischio sismico. Gli incentivi fiscali per la messa in sicurezza stabiliti dalla Legge di Bilancio di quest’anno, dice l’Upb nel Rapporto sulla politica di bilancio del 2017, ammontano a soli 134 milioni di euro. Nei 2 miliardi ci sono invece “le rate di detrazioni riferite a incentivi fiscali concessi negli anni precedenti”. Cioè i vecchi bonus edilizi. Nella spesa da scomputare dal deficit, oltre a 230 milioni per la sicurezza delle scuole e 500 per gli edifici pubblici, ci sarebbero anche 87 milioni per il dissesto idrogeologico, 279 per il rilancio degli investimenti, 244 per i Comuni e le Regioni»

Arieccoci. Se dopo tre anni di bilanci renzisti con copertura “tecnocratica” di Padoan, siamo ancora a fingere di destinare fondi per l’emergenza sismi, e di fatto quei fondi vanno altrove, forse sarebbe utile che gli italiani si chiedessero come vengono realmente spese le loro tasse, presenti e -soprattutto- future. E sarebbe anche utile fare una riflessione su questa attitudine nazionale alla simulazione ed alle leggi omnibus di spesa. Non è cambiato granché, dagli anni ruggenti in cui venivano immolati migliaia di miliardi di lire nel dopo terremoto dell’Irpinia per costruire cantieri navali in montagna, destinati a trasformarsi in voragini nei conti pubblici e sofferenze bancarie, e siamo ancora qua. Perché siamo i più furbi, evidentemente.

Era fatale che, dopo due leggi di bilancio fatte in un qualche modo per scalciare la lattina più in là, e dopo quella 2017 che sembra partorita da un troll ubriaco, ora arrivasse la fine della ricreazione. La nostra reputazione internazionale di soggetti che mentono con voluttà si è ulteriormente irrobustita. Poco alla volta, stiamo diventando i falsi invalidi d’Europa, e la cosa non è affatto bella. Anche perché a pagare per la dissipatezza fiscale e l’incapacità gestionale dei nostri governi pro tempore siamo e saremo solo noi, cittadini e contribuenti italiani. Poi, comprendiamo che è molto più semplice prendersela con chi, da fuori, si chiede per quale motivo non mettiamo i soldi pubblici dove abbiamo dichiarato che li avremmo messi. E quando ci chiediamo per quale motivo l’Italia resta il fottuto fanalino di coda della crescita mondiale, dopo tre anni di mance e spesa pubblica ad mentulam canis, la colpa è “della moneta che non fa per noi”. Avrete un risveglio terrificante, cari italiani. E ve lo meriterete tutto.

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