Andrà molto peggio, prima di andare meglio

I nuovi falsari

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Intervistato da Repubblica, in attesa di vedere avverarsi il sogno di un governo di grande coalizione con Matteo Renzi, che si formerà per effetto di una legge elettorale proporzionale, ed in cui padre e figlio potranno finalmente duettare affabulando gli italiani, Silvio Berlusconi reitera la sua ultima “proposta”, che si inscrive a pieno titolo nel solco del suo grande mestiere di entertainer dalla irresistibile vena comica.

E dunque, come stimolare la “crescita” italiana, pur restando nella moneta unica, che Berlusconi (bontà sua) non intende lasciare? Per Silvio, così:

«Quello che potremmo studiare però è la possibilità di una moneta italiana con una doppia circolazione di moneta, euro e lira, in modo da riacquisire una parziale sovranità monetaria. L’Europa, però, deve cambiare strada con urgenza altrimenti la fine non solo dell’Euro ma dello stesso sogno europeista sarà inevitabile».

È sicuro che l’idea di una moneta parallela sia praticabile?
«Ne ho discusso con tanti professori e economisti. Lei forse non ricorda che dopo la guerra in Italia c’era l’Am-Lira. Quando mia madre mi mandava a fare la spesa, pagavo con quella moneta. Funzionava benissimo»

Quindi una sorta di “Am-euro”?
«Oggi ovviamente si chiamerebbe lira e basta»

Quindi, alla circolazione monetaria in euro andremmo a sommare quella in nuove lire. Interessante. Oltre ad essere illegale, nel quadro degli accordi europei, se mai molti babbei si suicidassero accettando la nuova carta straccia come mezzo di scambio il risultato sarebbe una bella fiammata inflazionistica, proprio come quella che caratterizzò il periodo delle Am-lire. Solo che all’epoca l’Italia usciva da una guerra, oggi la guerra esiste solo nella mente di alcuni poveretti che tentano disperatamente di uscire dal loro anonimato e da vite professionalmente inesistenti soffiando sul fuoco del legittimo disagio di ampi strati della popolazione.

Ma nulla di tutto ciò accadrà, ovviamente. Nessuno accetterà la nuova carta igienica del tipo mini-assegni sin quando si resterà nell’euro. Sarebbe peraltro un caso di contraffazione che neppure nei film di Totò e Peppino. Invece, in caso di uscita dalla moneta unica ed imposizione di controlli sui movimenti di capitale la popolazione, per regolare gli scambi privati, userebbe gli euro ottenuti dando l’assalto a bancomat e sportelli bancari, assai prima che qualche astuto gerarchetto ne disponga la conversione forzosa in moneta nazionale. Perché se il referendum sull’uscita dall’euro è non tanto illegittimo quanto proprio infattibile sul piano della reazione della popolazione, esattamente lo stesso vale per forze politiche che facessero campagna elettorale con una piattaforma di uscita dall’euro, e venissero ritenute credibili. Tra la sera della domenica elettorale ed il primo consiglio dei ministri, le banche sarebbero già saltate. Quello di Berlusconi non è neppure il tentativo di creare un pensiero ordinato e coerente sul che fare, ma solo quello di tenersi a bordo il recalcitrante Salvini, che potrebbe sempre servire, hai visto mai.

Tutto molto penoso, come sempre. Ma questa è l’Italia, paese in via di decomposizione dove sulle consunte assi del teatrino danzano vecchi mestieranti e nuovi magliari.

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