Andrà molto peggio, prima di andare meglio

La lista dei miracoli di Marine Le Pen

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Via l’euro e spariranno tutti i problemi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli “engagement”, le promesse presidenziali di Marine Le Pen ai francesi, spiccano quelli per l’economia. Per il lavoro, e nella migliore tradizione retorica francese, si parla di “modello patriottico”, da attuare con un ossimorico “protezionismo intelligente”. Ad esempio, riservando le commesse pubbliche ad imprese francesi, purché lo scarto di prezzo con le corrispondenti offerte straniere sia “ragionevole”. Oppure creando niente meno che una “autorità di sicurezza economica” che contrasti gli immancabili “fondi avvoltoio” e tutte le minacce che il mondo rapace porta alla Francia, creando a questo fine un fondo sovrano attraverso la Caisse des Dépots e Consignations, la Cassa Depositi e Prestiti transalpina.

O ancora promuovere l’etichettatura “Fabriqué en France“, omologo del nostro “Made in Italy”. Previsto l’immancabile “sportello unico” per le imprese, abbattendo le procedure amministrative per quelle che hanno meno di 50 dipendenti. Ci sarebbero anche penali automatiche in caso di ritardo nei pagamenti dei debiti commerciali di Stato ed imprese private, pensioni a 60 anni con 40 di contributi e tasso agevolato (sussidiato dalla banca centrale) per le piccole e medie imprese che richiedono credito. In questa lista di desideri si nota la parentela stretta tra Francia e Italia, due paesi che hanno smarrito da tempo la strada della crescita e trovato nella Ue un perfetto capro espiatorio.

L’architrave della strategia della Le Pen è il ritorno alla moneta nazionale. In una prima fase, la Francia proporrebbe la solita mitologica “dissoluzione controllata” dell’euro, da sostituire, per i pagamenti esterni, col ritorno dell’Ecu e bande di oscillazione “contenute” attorno alla parità centrale. Questa levata d’ingegno, in presenza di divergenze macroeconomiche tra Paesi, sarebbe una macchina da soldi per la speculazione, che punterebbe su frequenti riallineamenti del cambio. Ma niente paura: se i partner europei non accettassero la cooperazione, la presidente Le Pen procederebbe unilateralmente col franco, reintroducendo la monetizzazione del deficit da parte di Banque de France, cancellandone il “divorzio” del 1973 dal Tesoro. Anche qui notiamo echi della disperazione no-euro italiana.

Continua a non essere chiaro perché paesi caratterizzati da aggressivo protezionismo dovrebbero sperare di diventare trionfanti esportatori e attendersi tappeti rossi dai destinatari dei loro dazi, ma non sottilizziamo. Ma forse il ritorno alla moneta nazionale, in un quadro protezionista, servirebbe solo a stampare la carta necessaria a rendere felice la popolazione. Non prima di aver bloccato la circolazione dei capitali, per impedirne la fuga, ed introdotto misure draconiane per costringere i cittadini ad accettare la nuova moneta nazionale, uscita da tipografie che lavorerebbero senza sosta per soddisfare ogni desiderio del Popolo.

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