Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Cacciatori di foglie di fico

in Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Ieri, rispondendo al question time alla Camera, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha “spiegato” le scelte dei nuovi vertici delle aziende partecipate pubbliche, in particolare il cambio ai vertici di Leonardo-Finmeccanica e Poste. Ennesimo mirabile esempio di cosa accade quando la tecnocrazia incontra la politica. Il risultato finale è sempre quello: un costumino adamitico di foglie di fico e nasi lunghi.

Nella risposta al quesito posto dal forzista Laffranco, circa i criteri di scelta dei top manager pubblici e l’ipotesi che dietro alcuni avvicendamenti possa esserci stata la manina di Matteo Renzi, Padoan spiega:

«I nominativi che compongono le liste di rinnovo degli organi sociali di Enav, Enel, Eni, Leonardo e Poste Italiane sono stati individuati secondo una procedura di selezione svolta con il supporto di primarie società di consulenza per la selezione e il reclutamento manageriale, sulla base di criteri di professionalità e secondo prassi di uso comune di mercato, in linea con quanto disposto da una specifica direttiva»

Ci sono di mezzo i cacciatori di teste, quindi: il nuovo ipse dixit che garantisce oggettività e competenza nella selezione. Per Eni ed Enel si è valutato che consiglieri e management fossero una bella squadra complementare, e si è quindi privilegiata la continuità. Per Leonardo Finmeccanica, invece,

«(…) in considerazione della peculiarità del settore e della mancanza di aziende simili in Italia, nonché della natura internazionale dell’attività, si è ritenuto opportuno privilegiare l’esperienza nello sviluppo internazionale e la capacità di gestire situazioni di forte complessità aziendale»

Il settore è sui generis, non ha peers in Italia (sicuri?), è un business internazionale, ergo ci serviva qualcuno dotato di forte proiezione estera e capacità di gestire “forte complessità aziendale”. Dunque, chi meglio di un ex banchiere che mai si è occupato di questo, e che al momento appariva in stand by dal grande palcoscenico, dopo essersi impegnato a titolo pressoché gratuito in una importante banca italiana in profondo dissesto, senza peraltro lasciare tracce indelebili né aver trovato soci arabi con l’anello al naso o prodotto qualcosa che assomigliasse ad un turnaround, certo non per colpa sua? Se dopo questa spiegazione di Padoan continuate ad essere perplessi, siamo con voi. Anche perché, con simili “argomentazioni”, è possibile giustificare ex post qualsiasi nomina, come forse vi sarete accorti.

Per quanto riguarda Poste italiane, con l’avvicendamento tra Francesco Caio e l’ex a.d. di Terna con trascorsi in JPM, Matteo Del Fante,

«Per Poste Italiane, l’orientamento dell’attività della società verso ambiti operativi di tipo bancario-assicurativo hanno suggerito di valorizzare la struttura del CdA con figure con esperienze specifiche in tali settori, oltre che di situazioni complesse in relazione alla gestione e all’organizzazione delle aziende»

Insomma, pare che gli head hunter ed il MEF abbiano avuto un’illuminazione strategica, scoprendo che Poste è una bancassicurazione. Sono cose. Sembra ieri, quando Caio veniva salutato come l’uomo della digitalizzazione e del salto nel futuro dell’azienda pubblica di recapito in cerca d’autore. Anche qui, la domanda sorge spontanea: se abbiamo intuito, con alcuni anni di ritardo (all’incirca una ventina, dai tempi di Corrado Passera), che Poste è soprattutto una bancassicurazione, perché non farla guidare dall’ex banchiere Profumo? Mistero.

È vero che, a certi livelli di top management, contano soprattutto capacità “relazionali” ed aver sotto di sé una prima linea di tecnici competenti per permettere al capo azienda di andare col pilota automatico o quasi, ma a noi la domanda resta: quanto è costata la “consulenza” degli head hunter per questo assai poco comprensibile giro di valzer? Serve davvero la bollinatura dei cognoscenti per avallare scelte che sono e restano del tutto politiche pur se non scandalose al punto da nominare capo di una grande impresa pubblica il cavallo di Caligola?

Su tutto, onore al merito di Padoan, che anche questa volta è riuscito a barcamenarsi alla meno peggio nel suo ruolo di fornitore di foglie di fico. La pratica rende perfetti. Anche senza cacciatori di teste.

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