Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il costoso dibattito di Morando

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In una intervista concessa ad Enrico Marro sul Corriere, il viceministro dell’Economia Enrico Morando, parla dei “bonus” del governo Renzi, che non vanno chiamati così, e fornisce un contributo alla presa di coscienza di quello che andrebbe fatto. In breve, siamo sulla buona strada, non abbiamo buttato tre anni di decontribuzione temporanea nello sciacquone. Perché tutte le grandi idee necessitano di tempo per affermarsi, notoriamente.

Morando precisa subito che non vanno chiamati “bonus”:

«Guardi io non so perché si chiamino bonus misure che invece sono strutturali. Il taglio delle tasse per 80 euro al mese per 10 milioni di lavoratori dipendenti è permanente. E sono strutturali la riduzione dell’Irap e dell’Ires per le imprese. E una riformetta, diciamo così, come il canone Rai in bolletta, che erano io anni che si proponeva e noi l’abbiamo realizzata, ottenendo un maggior gettito di 400 milioni l’anno pur avendo abbassato il canone per gli utenti! Se questa riforma fosse stata fatta 5-6 anni fa, forse oggi non staremmo a parlare di manovra»

Non staremmo a parlare di manovra se il canone Rai fosse stato messo in bolletta 5-6 anni fa? Cos’è, la prova generale di uno spettacolo di cabaret? Marro però reitera:

Qualche bonus c’è stato.
«Sì, certo, i 500 euro per i 18enni. Ebbene io continuo a pensare che davanti alla drammatica sfida lanciata dal terrorismo islamista puntare, anche se con una misura simbolica, sulla cultura sia stato giusto. E mi fa piacere che il candidato socialista alle presidenziali francesi Macron abbia recepito questa idea nel suo programma»

Certo, davanti alla “drammatica sfida del terrorismo islamista”, pagare una mancia di 500 euro a chi compie 18 anni è esattamente quello che serve. Che poi Macron sia “socialista”, è opinione personalissima di Morando, ma transeat. Ma è sulla decontribuzione temporanea che Morando è illuminante:

«Poi c’è stata la de-contribuzione sugli assunti a tempo indeterminato. Questa è stata una misura costosa e temporanea. Ma di cosa si discute ora? Guarda caso di come inserire nel Def e nella manovra per il 2018 un taglio strutturale del costo del lavoro. Deve essere l’architrave del Def»

Ecco, capite? Una misura “costosa e temporanea”, che non ha prodotto alcunché di stabile (ma va?) ma almeno ha spinto a mettere al centro dell’agenda l’esigenza di farla diventare permanente! In effetti, se tre anni fa si fosse partiti da subito con la riduzione strutturale del costo del lavoro, utilizzando i soldi della mancia da 80 euro in modo meno demenziale, oggi il dibattito politico non vedrebbe al centro l’esigenza di ridurre questo c. di costo del lavoro una volta per tutte. Diciamo allora che i tre anni di decontribuzione transitoria sono serviti come “preparazione culturale” del paese. Nuova domanda:

Come si può fare un taglio strutturale del cuneo?
«Bisogna delimitare la platea. Per questo, ma si tratta di una mia opinione personale, circoscriverei la platea ai giovani. I quali riceverebbero una dote iniziale di decontribuzione e defiscalizzazione all’inizio molto forte e a regime comunque tale da assicurare, per esempio, un prelievo più basso di 4-5 punti»

Eccola qui, la genialata. Ridurre il cuneo fiscale ma solo ai giovani. Ma, come diceva Battiato, i figli crescono e le mamme imbiancano, quindi i “giovani” un triste giorno smetteranno di essere tali ed il loro costo del lavoro tornerà da dove è venuto, cioè a salire. Questa gente proprio non riesce a capire che servono misure erga omnes, non segmentate su improbabili “platee” o su misure temporanee triennali. Del resto, Morando è quello che da anni si è dato un ambizioso cronoprogramma:

«Nel 2018 la pressione fiscale su lavoro e impresa in Italia deve essere uguale a quella della Germania. Perché proprio la Germania? Perché loro sono la prima manifattura d’Europa, noi la seconda. Se vogliamo competere…» È quanto ha affermato il vice ministro all’Economia, Enrico Morando, intervenendo alla consegna di alcune borse di studio in campo fiscale organizzata dall’associazione Lef. «Quanto ci vuole? – si è chiesto Morando – A quanto gettito da prelievo su lavoro e impresa dobbiamo rinunciare? Circa 37 mld di Euro l’anno. Tanti, ma non troppi. Le misure strutturali già adottate ‘costano’ circa 17 mld, complessivamente. Se in due anni, nelle condizioni di finanza pubblica…, abbiamo compiuto metà della strada necessaria, perché pensare che nei prossimi due anni sia impossibile completarla?» (Ansa, 6 luglio 2016)

Beh, certo, se abbiamo già “tagliato” per 17 miliardi, di cui 10 per gli 80 euro, che però ai fini del taglio del cuneo fiscale servono ad una cippa, e se abbiamo messo circa 5 miliardi annui per una decontribuzione temporanea triennale che, dal primo gennaio 2018, ci riporterà alla casella di partenza, perché non credere di aver compiuto “metà della strada” e che quindi sia possibile farcela? Resta il mistero: Morando non comprende la differenza tra permanente e temporaneo? Non sa far di conto? Ci prende per i fondelli contando sulla sua somiglianza con Gianfranco D’Angelo? Ah, saperlo.

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