Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Rating, cosa bolle in pentola? La rana italiana

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Famous Last Quotes/Italia

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

La premessa è che le agenzie ormai non se le fila più nessuno, al punto che di fatto si limitano a certificare l’esistente e gli andamenti di mercato, non certo a causarli. Ma questo sfugge ai patrioti italiani, che ormai sono come attori imbolsiti, intenti a replicare lo stesso copione lacero, con sale sempre più vuote.

Vale per tutti, oggi, tacendo degli strepiti del presidente dell’Abi, l’intervista del Corriere al sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Il quale esordisce parlando di “operazione che non convince”. Perbacco, addirittura. Forse Baretta sta usando il fischietto a ultrasuoni per chiamare all’azione qualche procura patriottica, chissà. O forse potrebbe pure essere in buona fede, che tuttavia si giustificherebbe solo con crassa ignoranza della realtà fattuale.

«Mi pare un ragionamento più politico che di sostanza economica. Devo dire che Fitch non è nuova al declassamento dell’Italia, c’è una costante sospetta e una problematica di approccio alle questioni relative al nostro paese. La crescita economica è lenta, ma è costante e questo non viene valutato adeguatamente. Così come non viene considerato il recupero in atto, dopo la pesante crisi del passato. La nostra tesi è che il debito si affronta, prima di tutto, aumentando la crescita economica. Sono critiche inadeguate e prive di una valutazione della complessità della fase che stiamo attraversando»

Vero, Fitch non è nuova a declassarci: chi la paka? E poi questa “costante sospetta”, signora mia. Perché la nostra crescita è “costante”, pur se lenta, e questi signori non vogliono darci la medaglia di cartone per il prestigioso risultato. Forse che c’entri il fatto che non riusciamo a piegare il rapporto debito-Pil neppure nel momento in cui la crescita dell’economia europea è ai massimi degli ultimi sei anni? Ah, saperlo.

Il debito si affronta spingendo la crescita, caro Lei. Appunto. Forse i pensosi analisti di Fitch hanno fatto leva su questo fatto, per esprimere la loro opinione. Voi che dite? Però, niente paura: Baretta ci rassicura sul fatto che ritiene che le agenzie di rating non abbiano la forza per puntare a condizionare l’esito elettorale di questo relitto che galleggia in mezzo al Mediterraneo. Per gestire simili attacchi siamo fortunatamente attrezzati. Il problema è che questi giudizi tengono lontani gli investitori internazionali, che come noto basano le loro decisioni d’investimento sui rating, anziché sul contesto istituzionale, sulla crescita attuale e potenziale, sulla certezza del diritto, su una pubblica amministrazione funzionante, sulla pressione fiscale. No no, loro guardano i rating. Di conseguenza, abbiamo un suggerimento per la prossima procura di Pescosolido o di Cassano Murge che volesse dare prova di patriottismo: qui c’è qualcuno che dirotta gli investimenti dall’Italia ad altri paesi europei, come Air France avrebbe dirottato verso la Valle della Loira i turisti diretti in Italia, se non li avessimo fermati per tempo. Questa è la notitia criminis, al resto guardi lei, illustre procuratore della Repubblica.

Perché, come rileva Baretta, noi stiamo intensamente pensando a rilanciare la crescita. Sono anni che ci pensiamo, ci pensiamo così intensamente che già si segnalano alcuni casi di epistassi da probabile eccesso di concentrazione e fervore auspicante. Nel frattempo, quelle sciagurate agenzie di rating guardano i nostri numeri, senza che un sostituto procuratore le abbia autorizzate a farlo, scoprono che la nostra crescita resta cocciutamente inferiore al costo medio del debito, constatano che ciò avviene persino durante la migliore espansione economica europea degli ultimi sette anni, e si dicono: “ma se le cose stanno andando bene e questi non riescono a fare calare il debito neppure ora, che accadrà a loro ed alle loro banche alla prossima recessione?” E quindi, scrivono le loro conclusioni e le comunicano al mercato.

Il quale mercato, inteso come somma di operatori, legge, si informa, compara dati. Non attende le “analisi” da bar delle agenzie di rating. Ad esempio, se l’operatore marginale avesse dato un’occhiata all’andamento dei credit default swap italiani, cioè a quella sorta di assicurazione contro il rischio di default, avrebbe scoperto che il nostro paese sta facendo da tempo significativamente peggio della Spagna, che di solito è il paese con cui ci confrontiamo entro il “Club Med”. Guardare questa comparazione, per credere.

Ecco, l’impressione è che le condizioni di salute economica dell’Italia siano ormai note a tutti quelli che tali condizioni devono conoscere. Sfuggono ancora a Baretta, Patuelli ed alcuni altri oligarchi domestici, asserragliati nel Palazzo d’Inverno ed impegnati a chiedere un’agenzia di rating europea. C’è da dire che queste agenzie di rating sono palesemente in malafede: ad esempio, hanno ignorato l’annuncio di Matteo Renzi sul tesoretto da 47 miliardi, ed anche le geniali analisi di qualche acuto ed arguto editorialista, circa la possibilità di ridurre il rapporto debito-Pil mediante aumento dell’Iva. E ancora, le agenzie di rating ignorano il fatto che “dal prossimo anno” il rapporto debito-Pil inizierà a calare e non si fermerà più, come ripetuto ogni anno da parecchi anni. Salvo poi scoprire che queste previsioni e proiezioni sono veri e propri falsi in atto pubblico, il Def. Sono davvero in malafede, questi mercati e le loro ancelle agenzie di rating.

Per fortuna la vigilanza c’è, soprattutto a Roma: basta con l’austerità ed il liberismo, proclama una papessa benecomunista, mostrandosi meno reticente del suo sacro omologo d’Oltretevere, quello che tace sulle devastazioni che il liberismo ha prodotto in Venezuela. Serve un “rating sociale”, e pure tripla A. E noi siamo più tranquilli: con simili vedette, le forze oscure del capitalismo e loro mosche cocchiere del rating no pasaran.

Ultimi in Adotta Un Neurone

Placeholder

Chiedete agli esperti

Lo scorso 2 giugno, l’a.d. di Banca Popolare di Vicenza, Fabrizio Viola,
Go to Top