Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Bolle dallo stagno italiano

in Economia & Mercato/Italia

Sul Sole di ieri è comparso una tabella riepilogativa dell’offerta “pre-impacchettata” di Piani individuali di risparmio da parte di banche e reti. Come noto, i Pir offrono la possibilità di godere di esenzione fiscale investendo per un quinquennio in azioni e debito di piccole e medie imprese italiane. I dati confermano i timori qui espressi, tempo addietro: un crescente rischio di predazione da parte degli intermediari ma anche e soprattutto un effetto liquidità che pone le basi per una bolla speculativa.

Osservando le strutture di costo proposte dagli intermediari (vedi tabella qui sotto), occorre preliminarmente chiarire che le commissioni di sottoscrizione tendono ad essere scontate sino all’azzeramento nella stragrande maggioranza dei casi. Ciò premesso, tuttavia, non si può non rimarcare che le commissioni di gestione (oscillanti dallo 0,8% al 2%) e soprattutto quelle di performance (comprese tra il 10% ed il 25% dell’excess return rispetto all’obiettivo), fanno di questi prodotti una ghiotta opportunità per intermediari e reti di distribuzione, e non esattamente l’affare del secolo per i risparmiatori.

Questa struttura commissionale finirà a sottrarre pesantemente dal ritorno sull’investimento, ed a consentire agli intermediari di catturare una parte rilevante del beneficio fiscale previsto per il sottoscrittore. La cosa non stupisce: appena è stato possibile, il sistema degli intermediari ha allungato le mani su una opportunità irripetibile di fare soldi, nel momento in cui la gestione attiva sta soffrendo colpi durissimi ad opera di fondi passivi ed Etf, dove il valore aggiunto deriva dall’asset allocation e non dal prodotto in sé.

Il tutto tacendo del rischio di indirizzare i risparmiatori verso una eccessiva concentrazione di rischio per tipologia di emittente, quello domestico italiano e quello delle piccole e medie imprese. C’è poi da considerare un altro rischio, non meno serio: quello che imponenti flussi di liquidità e risparmio si dirigano verso società quotate che sono poco numerose, quindi verso un pool con capacità di assorbimento del tutto limitata. Questo rischio lo si corre anche ricorrendo al “fai da te”, per evitare costosi prodotti pre-confezionati dalle società di gestione.

Prendiamo il caso del primo Etf cosiddetto “Pir-compliant”, il Lyxor FTSE Italian Mid Cap. Si tratta di un Etf che investe in 60 aziende italiane di media capitalizzazione. Tra le quali troviamo nomi quali Interpump, Hera, Cerved, Diasorin, Dé Longhi ma anche banche come la Popolare di Sondrio ed assicurazioni come Cattolica. Da inizio anno, questo Etf (e l’indice sottostante) hanno segnato un apprezzamento notevole, di circa il 30%. Del tutto possibile che tale rivalutazione sia figlia delle migliorate prospettive delle nostre mid cap; ma altrettanto possibile, o meglio probabile, che su questa performance abbia pesato l’effetto liquidità indotto dalle agevolazioni fiscali dei Pir.

Non si può ancora parlare di bolla ma certamente le società a media capitalizzazione mostrano multipli azionari che stanno surriscaldandosi, pur considerando spiegazioni quali la ripresa economica e l’ampia proiezione internazionale di molte di queste aziende. I Pir consentiranno a molte imprese di raccogliere nuovo capitale, proprio e di debito, a condizioni favorevoli. In altri casi si potrà giungere a quotazione, consentendo ai gruppi di controllo di monetizzare parzialmente, e su multipli elevati, il proprio investimento. Questi sono elementi in astratto positivi, ma nulla garantisce che verranno evitate operazioni opportunistiche o prive di razionalità economica. Il fenomeno è peraltro solo agli inizi, quindi potrebbe durare ancora a lungo.

Da un provvedimento concepito male dall’esecutivo si rischia di porre le basi per nuove sofferenze dei risparmiatori. Ovviamente, in questi giorni è tutto un tripudio di dichiarazioni panglossiane, elargite dai vertici degli intermediari a cui sta piovendo in testa questa manna, e che per l’occasione hanno indossato la loro migliore grisaglia tricolore, parlando di “evento epocale”. Per loro, sicuramente.

Se avete intenzione di investire in un Pir, fatelo essendo consapevoli che la predazione degli intermediari ed il rischio di bolle di liquidità rendono l’investimento una scommessa che potrebbe rivelarsi azzardata. Dopo, quando il danno sarà stato fatto, potrete sempre partecipare a convegni in cui vi verrà spiegata la fondamentale importanza dell’educazione finanziaria e della tutela del risparmio. Magari avendo come docenti e sponsor di quegli eventi gli stessi intermediari impegnati nella corsa all’oro dei Pir. Un paese meraviglioso.

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