Andrà molto peggio, prima di andare meglio

E pure il Portogallo fece boom

in Economia & Mercato/Esteri

Mentre noi italiani eravamo impegnati a fare il trenino per il mirabolante +0,4% di crescita del primo trimestre e di 1,2% annuo, fatto di “scorte” e stranissimi crolli di deflatori, altri paesi dell’Eurozona hanno messo a segno risultati eclatanti ma altrettanto anomali, tra la prima e la seconda stima trimestrale, cioè nello spazio di poche settimane. Ad esempio, la Grecia è passata da -0,1% a +0,4%. La Francia ha recuperato un decimale ma con un contributo della voce “scorte” di ben lo 0,7%, similmente a noi.

Ma ancor meglio ha fatto il Portogallo, che è già diventato l’idolo degli anti-austeri d’Italia, con la sua ripresa senza preventiva imposizione di lacrime e sangue, pur se con un colpo di scure agli investimenti pubblici. Ebbene, nel primo trimestre, il Pil portoghese è finito nella stratosfera, crescendo addirittura di 1% sui tre mesi precedenti e toccando il +2,8% su base annuale. Da non credere ai propri occhi. Ancora molto bene i consumi delle famiglie, a +2,2% annuale, pur se in rallentamento dal +3% del quarto trimestre 2016. Ma quello che ha fatto realmente boom sono gli investimenti, con la voce “formazione di capitale fisso lordo” a +8,9% annuale, miglior risultato dal 1998, e fornendo metà del contributo di crescita annuale.

Già partita l’interpretazione dell’exploit degli investimenti. Proviamo anche noi, allora. Il boom degli investimenti assomiglia, sul piano qualitativo, a quello italiano: nel senso che su base annua fornisce un contributo molto forte ma nel trimestre è negativo. Chi ha contribuito alla grande al risultato è invece il commercio estero, che fornisce l’80% della crescita trimestrale, contro solo il 20% della domanda interna. Quest’ultima è stata frenata da una contrazione dello 0,4% annuale della spesa pubblica. Al che, qualcuno potrebbe esclamare: “ehi, ma quindi la crescita portoghese viene fatta a mezzo di austerità!”. In realtà, c’è una spiegazione per questa contrazione: il governo di Antonio Costa ha portato la settimana lavorativa nel settore pubblico da 40 a 35 ore. Ovviamente a parità di retribuzione. Di conseguenza, il deflatore della spesa pubblica è aumentato in modo robusto, abbattendo la crescita reale di quel comparto. Un mondo sempre più complesso, che impedisce di balzare alle conclusioni.

Torniamo al boom da investimenti: è soprattutto un boom del settore delle costruzioni, con aumenti reali di 1,5% trimestrale e 8,5% annuale. Interessante notare che il contributo delle “scorte”, che da noi è stato decisivo per la crescita grazie a deflatore degli investimenti fortemente negativo, in Portogallo è stato negativo (cioè ha sottratto crescita) per 0,7% trimestrale. Ecco la grande differenza con l’Italia. Torniamo al boom del commercio estero netto, figlio di una crescita dell’export che è stata superiore a quella dell’import (nel trimestre, rispettivamente +3,1% e +1,2%). Il tutto avviene con peggioramento delle ragioni di scambio, visto che il deflatore dell’import è cresciuto nel trimestre di 5,8% e quello dell’export del 3,1%. Nel trimestre in cui l’euro si è rafforzato contro dollaro e non solo, portando con sé il calo della bolletta petrolifera, suona strano.

La sintesi? Il Portogallo nel trimestre è cresciuto grazie ad uno strano boom del commercio estero, che tuttavia è più figlio di un colpo di freno (relativo) all’import, a sua volta indotto dalla crescita del deflatore specifico. Le scorte sottraggono alla crescita trimestrale, i consumi  pubblici a quella annuale ma per effetto del ritorno della settimana lavorativa a 35 ore nel settore pubblico, non di austerità ma del suo contrario. Resta del tutto possibile che i prossimi trimestri vedano la “restituzione” di questo numerone, ma quello che pare evidente è che in Eurozona è in corso una ripresa che ha preso velocità, e che le anomalie statistiche la stanno facendo da padrone come raramente in passato. Serve quindi cautela. Ma, pur nelle anomalie, la crescita italiana resta nettamente inferiore a quella di paesi che hanno un potenziale di crescita simile al nostro. Forse serve davvero molta cautela, quando si leggono i dati.

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