Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Ottimismo statisticamente rumoroso

in Economia & Mercato/Italia

Ieri Eurostat ha reso nota la statistica aggiornata sull’andamento del rapporto debito-Pil in Ue ed Eurozona. Numeri interessanti per compiere una comparazione tra paesi. Oggi sul Foglio un corsivino prende atto del “progresso” italiano nella riduzione (sic) di tale metrica, come vaticinato settimane addietro da un noto aruspice panglossiano della contabilità nazionale.

C’è da dire che l’editoriale del Foglio è indiscutibilmente sobrio, definendo la “riduzione” del rapporto debito-Pil come

«[…] un’altra, piccola, buona notizia che aveva anticipato Marco Fortis sul Foglio del 2 giugno: il debito pubblico diminuisce, di poco, lo 0,1 per cento, ma ha iniziato la sua discesa. Lo ha certificato ieri l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, che nel suo bollettino ha indicato per il primo trimestre una riduzione tendenziale del rapporto debito/pil dal 134,8 per cento del 2016 al 134,7 per cento di quest’anno»

Ora, se riuscite a restare seri davanti ad un calo tendenziale dello 0,1%, che è rumore statistico sulla stima del Pil, potete andare ad abbeverarvi alla fonte della notizia, e fare una comparazione con gli altri paesi europei, per vaccinarvi contro il virus detto “della monade renziana”, che è quello che spinge il paziente a ritenere che l’Italia sia completamente isolata da quanto accade intorno ad essa, nel bene e nel male. Patologia nota anche come “sindrome del parolaio di provincia”.

Trovate il dettaglio analitico qui. Da esso vedete non solo il tendenziale ma anche il congiunturale, cioè di quanto è variato il rapporto debito-Pil tra il quarto trimestre 2016 ed il primo trimestre di quest’anno. Quest’ultimo è un dato necessariamente “rumoroso” sul piano statistico.

Cosa si osserva, dunque? Che sui tendenziali ci sono alcuni numeri eclatanti in positivo ad alcuni campanelli d’allarme. Ad esempio, colpiscono i cali di debito su base annua per Germania (-4%), Olanda (-4,7%), Austria (-3,8%), Belgio (-1,5%) Finlandia (-1,6%). Benino anche la Spagna, a meno 0,8% mentre il quoziente cresce per il Portogallo (+1,6%), a conferma che il “miracolo” lusitano non si sta ancora realmente materializzando; male anche la Francia (+1,6%), che dovrà lavorare sodo per raggiungere almeno la stabilizzazione.

L’Italia, nella variazione congiunturale, fa segnare un non rassicurante +2% ma siamo certi che Fortis ha una spiegazione anche per questo, tra dati di Pil sfogliati come carciofi e lamentazioni sull’impossibilità di fare più spesa pubblica per spingere la crescita verso “un nuovo miracolo italiano” (cit.)

Che dire, di questo dato? Che l’Italia genera un rumorino statistico di menozerovirgolauno sul tendenziale nel momento di sua massima crescita da molti anni a questa parte. Questo non è propriamente confortante, se e quando la congiuntura dovesse frenare, magari a seguito del robusto rally dell’euro contro dollaro.

Per tutto il resto, servono soprattutto giornalisti che abbiano consapevolezza di come si trattano i dati statistici, e che non prendano per oro colato le estrapolazioni del Pangloss di turno, peraltro pesantemente recidivo, contro ogni evidenza pluriennale. Vaste programme.

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