Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Pil italiano, la crescita nominale resta insoddisfacente

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicata oggi da Istat la stima finale del Pil italiano del secondo trimestre. Si conferma, in termini reali, il +0,4% trimestrale ed il +1,5% annuale. Dal versante della crescita nominale, che è quella che serve per valutare se avremo successo a piegare il rapporto debito-Pil, risultati non brillantissimi, pur se in linea con quelli di altri paesi dell’Eurozona.

Andando con ordine, il contributo alla crescita reale dello 0,4% del trimestre proviene per lo 0,2% dai consumi delle famiglie, per lo 0,1% dagli investimenti e per altrettanto dalla voce residuale “scorte”. Gli investimenti migliorano nel trimestre, dopo il contributo negativo al Pil del primo trimestre.

La spinta viene ancora una volta dai mezzi di trasporto, in crescita reale nel trimestre dell’8,2% e di ben +39,9% annuale. Questo resta il motore della crescita italiana, negli investimenti. Sempre in termini reali, la spesa pubblica si contrae nel trimestre dello 0,1% e cresce nell’anno dello 0,9%, quindi meno del Pil reale, e questo susciterà i pensosi commenti di alcuni keynesiani di complemento, che da tempo lamentano che se il Pil italiano avesse la stessa incidenza di spesa pubblica di Germania, Francia e Spagna, ora saremmo un biliardo ben più avanti nella ripresa.

In termini nominali, il Pil cresce dello 0,6% trimestrale e di 1,7% annuale, quindi con un deflatore di Pil dello 0,3% annuale, che è identico a quello spagnolo, con la sola differenza che la loro crescita tendenziale nominale è del 3,4%. Quello che si può dire, di questi numeri, è che la crescita nominale italiana resta ancora piuttosto debole, se comparata al costo medio del nostro debito, quindi restiamo ancora vincolati alla presenza di avanzi primari per tentare di piegare il rapporto debito-Pil, il che non è affatto virtuoso. Agli investimenti continua a mancare -e mancherà ancora a lungo- l’apporto delle costruzioni, mentre prima o poi dovremo fare i conti con l’effetto di anticipazione indotto dagli incentivi temporanei di Industria 4.0, nel senso che il rischio è quello di aver preso a prestito dal futuro.

Vi è poi il contributo del commercio estero netto, che nel corso di questa ripresa appare anomalo, come segnala Francesco Daveri, visto che è negativo, cioè le importazioni crescono più di un export che pure sta andando decisamente bene. La possibile spiegazione di questo andamento potrebbe risiedere nella configurazione delle catene globali di fornitura, oltre che nella possibile perdita di competitività.

In sintesi, bene ma non benissimo. Stiamo probabilmente vivendo una crescita superiore al nostro trend, che dovrebbe essere non lontano da 1%, ma la crescita nominale resta relativamente debole, e tale da non dare sollievo sostanziale al rapporto d’indebitamento. Ora potete andare a leggere ed ascoltare i peana di quanti vi diranno che questo paese sta vivendo un’autentica rinascita che costeggia il Rinascimento, nella fulgida tradizione ombelicale italiana. Un ottimo antidoto è quello di guardare quello che accade fuori dai nostri patri confini, e rendersi conto che siamo e restiamo al traino, col nostro limitato potenziale.

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