Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Mi manda Minenna

in Discussioni/Economia & Mercato/Italia/Unione Europea

Mi segnalano la reazione un filo stizzita di Marcello Minenna al mio post in cui analizzavo la sua ricetta per giungere ad eliminare (nientemeno) il rischio di credito in Eurozona, mediante (udite, udite) un’unica curva sovrana dei rendimenti. L’economista matematico che lavora in Consob ma è soprattutto impegnato a progettare arditi edifici di governance europea, ha scritto per la versione italiana di Business Insider un torrenziale e piuttosto caotico pezzo, ove reitera i suoi precetti, sprizza un modicum di bile al mio indirizzo ed introduce il tema fondamentale che ha sin qui fatto la fortuna sui social network di qualche sconosciuto neppure troppo illustre: chi non è d’accordo con lui è affetto da asservimento ai tedeschi, sindrome di Stoccolma riposizionata a Berlino e per farvela breve è anche un po’ autorazzista. Yawn.

Non mi soffermerò su questi aspetti caratteriali: mi sarei anche stancato di questi tic e dei loro portatori, dopo tutti questi anni. Quanto al resto dello strumentario argomentativo di Minenna, quello che avevo da scrivere l’ho scritto nel post del mese scorso. L’Italia resta too big to save, checché ne pensi Minenna o altri; l’entropia in Eurozona resta tale da evolvere verso la segregazione del rischio e non verso la sua mutualizzazione, perché continua a non esistere modo di guidare dall’esterno le scelte nazionali di politica economica, e quindi la diffidenza prevale. Minenna lamenta che ai bei vecchi tempi ante-crisi i nostri investimenti pubblici erano gagliardi. Possibile, sul piano puramente numerico. Su quello dell’efficacia lungo i decenni avrei qualcosa da eccepire ma forse sono asservito alla Germania, e mi sono perso le fantastiche realizzazioni del nostro paese.

In caso, se Minenna al prossimo post riuscisse a spiegare a noi comuni mortali come rendere sostenibile il debito italiano, cioè come fare crescita, in luogo di dire che lui non ama parlare di “dominazione tedesca” però i tedeschi sono effettivamente egemoni continentali (tranquillo, dottor Minenna: lo penso anch’io, al punto da averci scritto un libriccino, anni addietro, in cui addirittura già parlavo del vendor financing tedesco verso il resto d’Europa, tu pensa), tutti noi gliene saremmo grati. In attesa di quel giorno, reitero i concetti:

Ipotizziamo che l’ESM venga riformato nel senso suggerito da Minenna. Che accadrebbe in caso di dissesto di un paese, magari del nostro? Che servirebbero i suoi prestiti, e che i medesimi non sarebbero erogati senza condizionalità. Anche se avessimo un fondo del genere, servirebbe comunque la convergenza tra paesi, la quale implica precise azioni di politica economica. A meno che Minenna non pensi che questa “mutualizzazione ponderata per il rischio” (perché quella è la sua proposta) faccia scomparire per incanto il problema della insufficiente crescita italiana. E che accadrebbe al nostro debito pubblico, in presenza del nuovo ESM? Che dovrebbe comunque ancora essere servito, pagando cedole e rimborsi.

In nessun caso si può aggirare il tema della sostenibilità del debito, men che mai con la soluzione suggerita da Minenna. Perché se il nostro debito smettesse di essere sostenibile e servisse l’intervento del nuovo ESM, la necessità di ristrutturarlo (cioè di applicargli un bel taglio) resterebbe sul tavolo. A quel punto, visto che le nostre banche sono e restano cocciutamente cariche di Btp malgrado lievi recenti riduzioni dello stock, la funzione del salvastati sarebbe quella di sostenerle con iniezioni di capitale, ed evitarne il crollo. Ma se riflettete bene, questo è esattamente ciò che accadrebbe oggi, con questo ESM, se l’Italia andasse in default. Taglio al valore attuale del debito e soldi Ue per tenere in piedi le nostre banche dopo l’haircut.

Obiettivo di Minenna è quello, assai illusorio (per usare un cortese eufemismo), di azzerare lo spread sovrano in tutta l’Eurozona, cioè di avere un’unica curva dei rendimenti, mediante mutualizzazione del debito ma senza mutualizzazione della politica economica. Per la convergenza, in altri termini, si parte dal tetto: le fondamenta (come l’intendenza napoleonica) seguiranno. Più facile che ghiacci l’inferno. Più probabile invece permettere agli operatori economici di ricevere credito a condizioni parzialmente sganciate dal rischio paese recidendo o attenuando fortemente il nesso banco-sovrano, cioè “convincendo” le banche italiane a dismettere il loro home bias e smettere di avere portafogli fatti solo di Btp. Dopo di che, i Minenna d’Italia possono sempre ripiegare su accuse di disfattismo.

I punti sono questi, illustre dottor Minenna: rispondere a questi potrebbe aiutare. E aiuterebbe anche capire per quale motivo lei insiste con l’idea di togliere dai titoli di stato le CACs, le clausole che ostacolano la ridenominazione in altra valuta del debito nazionale, in parallelo all’introduzione delle sue fiammanti “clausole di condivisione dei rischi”. L’impressione, in questa costruzione, è che il punto di Minenna sia uno solo: in Europa portiamo questo mio programma, visto che sino ad oggi nessuno entro i patri confini ha pensato ad un piano B tranne me (perbacco!); chi in Italia non è d’accordo con questo piano è un collaborazionista, ça va sans dire; e se in Europa qualcuno oserà dissentire dal dirigente Consob, verrà punito. Come? Con un’Italexit, immaginiamo. Ne abbiamo facoltà, dopo tutto. E torniamo al via, con l’Italia che si fa esplodere da sola in una stanza di cemento armato. Però vuoi mettere, andare a Bruxelles con questo piano e dire “mi manda Minenna” anziché Picone?

Questa crisi ha avuto l’effetto collaterale, da noi, di produrre legioni di spianatori del Turchino in grado di risolvere il casino italiano con un proiettile d’argento: almeno nei convegni, su improbabili note di ricerca di banche a cui alcuni analisti sono sfuggiti di mano, e sui social network, dove si sono prodotti i danni oggettivamente maggiori. Alla fine, questo iperattivismo da ingegneri finanziari con committenti disperati potrebbe servire. Come minimo, a partecipare al beauty contest per l’ambita posizione di tecnocrate-patriota in caso di regime change. Un vero peccato che in Europa queste ingegnose costruzioni, che si classificano sotto il nome di “mutualizzazioni per furbi”, non se le fili giustamente nessuno. In altri termini, e ricorrendo ad un brocardo, proprio come fa Minenna: de minimis non curat praetor.

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