Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Bankitalia e la chiamata di correo di un sistema malato

in Economia & Mercato/Italia

Ieri il Partito democratico ha fatto approvare alla Camera una mozione in cui si impegna l’esecutivo a “individuare la figura più idonea a garantire la fiducia dei cittadini nelle banche”, di fatto mettendosi di traverso alla riconferma del governatore Ignazio Visco, che pareva scontata ed attesa per fine mese. L’evento ha fatto gridare all’attentato alla sacralità di Bankitalia, e qualche osservatore si è addirittura spinto ad audaci parallelismi tra Visco e Paolo Baffi. Servirebbe meno sensazionalismo, però: Ignazio Visco non è Paolo Baffi, la Banca d’Italia non è sotto assedio di forze occulte e fascisteggianti. Più semplicemente, la nostra banca centrale paga la più generale resa dei conti per il sistema-paese, un paese che si trova vieppiù in un habitat ostile e che di conseguenza rischia di soccombere. Tutto il resto sono furbate di una politica sfiatata e prossima al capolinea.

Dietro la presunta improvvisata del Pd c’è Matteo Renzi, che da tempo non fa mistero di voler uscire dall’angolo in cui la crisi delle banche ha relegato il partito, facendo il gioco dell’opposizione populista. La stessa mozione Pd di fatto ha rubato la scena a quelle del M5S e della Lega. Sotto questo aspetto, Renzi ha agito come agirebbe qualsiasi decisore razionale, impegnato a vendere fumo narrazione agli elettori. Non è la prima volta che Renzi insegue il grillismo in un delicato equilibrio tra governo e piazza, fisica e virtuale. In serata, Visco ha replicato secondo le attese, affermando che la banca centrale ha sempre agito in contatto col potere politico, e dicendosi pronto ad essere audito dalla fantasmatica commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, creata al solo scopo di gazzarra e ricatto politico incrociato, come del resto quasi tutte le commissioni parlamentari.

Che accadrà, ora? Che Renzi ha lanciato il sasso per dissociare il suo nome dai disastri veri e presunti della vigilanza. Il tentativo, che appare spiazzante per Gentiloni e Padoan, pare destinato ad essere stoppato dal Quirinale, che si preoccupa per la “stabilità” dell’istituzione. Ci si potrebbe domandare quale stabilità possa avere un’istituzione ormai esposta su base quotidiana al pubblico ludibrio, ma sarebbe una divagazione. Ma quello che è evidente è che la funzione della Banca d’Italia, in questi decenni, è stata quella di “accomodare” il sistema. D’intesa, spesso implicita, col potere politico. Non c’è nulla di eversivo, in ciò. Ha ragione Palazzo Koch quando sostiene che la vigilanza può poco e nulla contro condotte deliberatamente criminali. Poi però c’è una vasta zona grigia in cui, senza violare la legge, serve “flessibilità” nell’interpretazione delle norme, altrimenti il sistema non regge; ciò accade quando ad esempio, ci sono banche che non hanno soldi per ricapitalizzarsi e allora emettono subordinati “perché tanto che rischio ci sarà mai?”

Ecco, questo è il punto: cambiate le norme europee, il re è finito nudo. O, come direbbero gli americani, svuotando la piscina si scopre chi nuota senza costume. Difficile, anzi impossibile, pensare che il potere politico non fosse consapevole delle crescenti difficoltà di ampi segmenti del settore creditizio italiano. Solo che non poteva fare pressoché nulla, tale e tanta era l’inerzia di sistema, anche al netto di connivenze con vere e proprie associazioni a delinquere. Ora, è del tutto comprensibile che il buon Renzi cerchi di scrollarsi di dosso lo stigma e la vulgata di una banca centrale “che nulla ha fatto per sgominare i ladri di risparmio”. Voi che avreste fatto, al posto suo? Primo, difendersi, soprattutto se avete governato per una legislatura.

Ma silurare Ignazio Visco cambierebbe realmente qualcosa? Forse no, ma darebbe quel “minimo sindacale” che è la forma della discontinuità e l’offerta al popolo schiumante di un grosso capro espiatorio. Difficile peraltro pensare che, con questa mossa, Renzi puntasse a mandare a Palazzo Koch un suo fedelissimo, esterno alla tecnostruttura: iniziativa troppo tardiva e in apparenza non concordata né con Palazzo Chigi né, soprattutto, col Quirinale. Se Visco farà un passo indietro, al suo posto arriverà Salvatore Rossi o Fabio Panetta, per linee interne di continuità. Tecnocrati affidabili e spesso vocali su questioni europee. Difficile pensare di avere come governatore un esponente dell’inner circle renziano ed outsider assoluto, nel senso di non banchiere centrale.

Visco sta forse preparandosi una polizza vita (professionale) con una bella chiamata in correità del potere politico, da squadernare in commissione d’inchiesta. Ma sarebbe solo la verità, con buona pace di chi cerca di ricorrere all’imenoplastica degli atti clamorosi e “non istituzionali”. Perché banca centrale e potere politico sono simbiotici: simul stabunt, simul cadent. La funzione del governatore è da sempre quella di preservare l’ordinato funzionamento del sistema, anche se questo ordinato funzionamento per lustri si è risolto in politiche di credito dissennate, favori agli amici degli amici ed alle solite conventicole. La crisi ha fatto il resto, sinistrando l’edificio. Come scordare, del resto, che i casini sono scoppiati sulle due venete a seguito di un’ispezione condotta su ordine della Banca centrale europea, dopo che quest’ultima ha preso il controllo della vigilanza delle banche italiane? Magari, se andiamo a spulciare negli archivi, troviamo pure qualche editorialista di sistema che si lagnava di questa invasività della Bce, che “non riconosce le peculiarità delle nostre banche”, voi che dite?

Banca d’Italia presidiava e preservava, con l’unico limite della decenza, un sistema nazionale unfit e reso tale dal cambiamento di ecosistema, cioè delle norme europee. Non poteva non essere travolta. Ma ad essere travolto con essa è stato anche il sistema politico, da cui tutto ha origine. Se non sei un vero outsider ed un vero antisistema, è difficile che tu riesca ad ottenere la testa di Visco e trarne profitto sostanziale. Ma Renzi non aveva scelta, impegnato com’è a cercare di portare il Pd fuori dallo stigma di capro espiatorio di tutto quello che non funziona in questo paese di cercatori ossessivi di capri espiatori.

Ascolto complementare consigliato, per vere Belve:

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