Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Riforma fiscale, il trofeo di Trump: più deficit, via l’Obamacare e aiuti ai ricchi

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di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Ad un anno dall’elezione di Donald Trump, trascorso tra un diluvio di tweet ed assoluta siccità di risultati, e ad altrettanto da elezioni di midterm che minacciano di punire pesantemente i Repubblicani, ferve l’attività legislativa per ottenere almeno il trofeo della riforma fiscale, ribattezzata Tax Cuts and Jobs Act.

Approvata la versione del disegno di legge della Camera si attende quella del Senato, per poi giungere alla loro unificazione ed alla firma di Trump. La riforma è centrata su riduzione di aliquote con ridisegno degli scaglioni d’imposta per le persone fisiche e taglio dal 35 al 20% dell’aliquota sulle società, col passaggio ad un sistema territoriale, in cui cioè le imposte pagate fuori dagli Stati Uniti vengono escluse da quanto dovuto in patria.

In questo secondo caso, ad evitare che la misura ottenga l’effetto perverso di incentivare lo spostamento di base imponibile all’estero, saranno previsti meccanismi anti-erosione. I profitti esteri pregressi potranno essere rimpatriati una tantum ad aliquota ridotta. I titolari di società di persone ed aziende individuali, in cui l’utile aziendale viene oggi tassato ad aliquota marginale dell’imprenditore, beneficeranno di una deduzione che garantirà un tetto di tassazione al 25%.

Le stime del costo della riforma, che appare privilegiare nettamente i contribuenti più agiati, ipotizzano in un decennio un maggiore deficit compreso tra 1.500 e 1.800 miliardi di dollari, non considerando lo stimolo all’economia indotto dalla riduzione fiscale, che i sostenitori della misura immaginano invece talmente vigoroso da produrre un boom di gettito.

Le divisioni tra Repubblicani nascono dalla scelta delle coperture finanziarie, ricordando che i sistemi fiscali delle democrazie sono la stratificazione di benefici a gruppi d’interesse, la cui rimozione provoca effetti distributivi e resistenze a favore dello status quo.

Tra le coperture che stanno incontrando forte opposizione c’è l’eliminazione della deduzione per le imposte statali, che penalizzerebbe i contribuenti di stati ad alta pressione fiscale, che tendono ad essere governati dai Democratici. Previsto anche un limite di deducibilità degli interessi pagati sui mutui, ai primi 500 mila dollari di capitale, che ha già messo in fibrillazione imprese di costruzione e intermediari immobiliari, ed un tetto alla deducibilità degli interessi passivi posto al 30% dell’utile, che danneggerebbe le imprese finanziarie.

Per recuperare meno di 400 miliardi di coperture in un decennio, il disegno di legge del Senato prevede la sostanziale distruzione dell’Obamacare, eliminando l’obbligo di assicurazione sanitaria. Verosimile tuttavia attendersi meno tagli di spesa e più deficit, il cui aumento, riducendo il risparmio nazionale, indurrebbe un afflusso di capitali esteri che troverebbe immagine speculare in un peggioramento del deficit commerciale, cioè nella perdita di quegli impieghi manifatturieri che Trump afferma di voler proteggere.

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