Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Pil italiano del terzo trimestre: il dato è positivo

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicata da Istat la stima finale del prodotto interno lordo italiano del terzo trimestre. Al netto di una sorpresa negativa, data dalla limatura di uno 0,1% alla crescita trimestrale ed annuale rispetto alla prima stima, ci sono prevalenti elementi positivi nel dato, che non intendo sottacere.

La crescita congiunturale, come detto, è dello 0,4% anziché dello 0,5%, quella tendenziale di 1,7% anziché 1,8%. Ora, se voi vi fermaste ai lanci d’agenzia realizzati da chi di economia capisce poco e nulla, potreste esclamare: “A-ha! La stima scende, ecco che arrivano i problemi, vergogna!1!”. Invece no. Invece, a questo giro, le notizie positive sono ampiamente prevalenti. Consapevole del fatto che questa mia affermazione getterà scompiglio e sconforto tra quanti pensano che il mio ruolo sia quello di vedere il bicchiere costantemente bucato, più che mezzo vuoto, vado a spiegare.

Intanto, il contributo della domanda nazionale al netto delle scorte. Nel terzo trimestre è cresciuto dello 0,7%, che è il miglior dato dal quarto trimestre 2016. Dopo +0,1% e +0,4% dei primi due trimestri di quest’anno, direi che questo è dato inequivocabilmente positivo.

Inoltre, il dato del terzo trimestre è praticamente tutto fatto dagli investimenti, con un contributo di +0,5% trimestrale. Quindi, finalmente, dopo anni letargico-comatosi, gli investimenti riprendono a tirare la crescita italiana. Ovviamente, qui c’è un caveat: ampia parte di questa crescita è dovuta alla spinta di Industria 4.0, oltre che agli immancabili “mezzi di trasporto”. La prima è un gigantesco movimento di rigenerazione produttiva ed un salto di discontinuità tecnologica, quindi non dovrebbe essere effimero, almeno negli esborsi (per gli esiti, si vedrà); la seconda è figlia della congiuntura mondiale ancora molto brillante, a livello diffuso, e dal fatto che l’Italia, con gli impianti Fiat Chrysler, è a leva su tale congiuntura. Ma il dato -ribadiamolo- resta positivo.

Altro elemento di valenza positiva è quello relativo alla crescita del Pil nominale, perché da quello trae origine la sostenibilità del nostro rapporto d’indebitamento, e la possibilità di piegarlo in modo significativo, dopo anni di crescita. Ebbene, il Pil nominale del terzo trimestre 2017 cresce, rispetto allo stesso periodo del 2016, del 2,4%, frutto di una crescita reale dell’1,7% e di un deflatore del Pil dello 0,8%. La somma dei due viene arrotondata per difetto a +2,4%.

Questo dato è certamente positivo, ove lo si confronti col costo medio del debito pubblico italiano. Certo, se avessimo un deflatore più robusto sarebbe meglio, e potremmo guardare con maggior fiducia al futuro. Ma per il momento la variazione nominale del Pil è soddisfacente. Lo stesso andamento dello spread tra Btp e Bund, in tendenziale restringimento conferma che i mercati, per il momento, stanno giudicando il nostro rischio paese in modo benevolo.

Va tutto bene, quindi? Possiamo stappare una bottiglia di quello buono? No, nel senso che stiamo solo iniziando un percorso che potrebbe interrompersi bruscamente dopo le elezioni, oltre che per cause esogene di ogni genere, quali guerre commerciali Usa-Cina e guerre guerreggiate del tipo Usa-Nord Corea. Ma qui ed ora, il dato tendenziale del terzo trimestre appare positivo, e sarebbe discretamente sciocco non segnalarlo.

Come più volte detto, il maggior rischio è quello che, al manifestarsi del calo del rapporto debito-Pil, le termiti eque e solidali che appestano questo paese tornino a bussare prepotentemente a quattrini, per la “giustizia sociale” ed altre mance, trasformando l’inverecondo teatrino di “erogazioni” di questa legge di bilancio in una sorta di prova costume delle dilapidazioni che ci attendono. Se e quando la riduzione del rapporto debito-Pil si manifesterà, avremo davanti a noi un’opportunità epocale per innescare un circolo virtuoso ed una vera riduzione della pressione fiscale. Qualcosa mi dice che questa opportunità verrà mancata e disciolta in mille rivoli, di cui pagheremo carissimo il conto. Ma notoriamente io sono un nichilista.

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