Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Fatevi le azioni vostre

Sale la tensione, tra gli azionisti delle banche popolari non quotate, che stanno scoprendo solo ora che il loro capitale è, appunto, capitale di rischio. Il rischio di perderlo ed anche quello di non riuscire a monetizzarlo, in assenza di un mercato. Al confine tra analfabetismo finanziario, tradizione ed equivoci. E con qualche “giustificazione” decisamente stralunata.

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Opposte miopie

Ieri, in un editoriale, il direttore del Sole, Roberto Napoletano, ha posto un singolare veto sulla “candidatura” di Jens Weidmann a successore di Mario Draghi. E sin qui, nulla quaestio (battutona bancaria). Napoletano dipinge Weidmann come una sorta di automa insensibile alla realtà, un vulcaniano degenerato ed anaffettivo, l’erede immeritevole di Hans Tietmeyer, che quando lasciò la guida della Buba si prese un bel rimbrotto di commiato dall’ex cancelliere Helmut Schmidt causa sua rigidità nel sostenere i parametri di Maastricht senza spiegare da dove originassero quei numeri. Ognuno è libero di criticare i tedeschi come meglio crede, ci mancherebbe. Solo servirebbe farlo con motivazioni non eccessivamente stranianti.

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Come si dice pattumiera in inglese?

Negli ultimi tempi si osserva una vera e propria impennata di creatività nel settore del credito in Italia. O meglio, nel tentativo di trovare il proiettile d’argento per rimettere in linea di galleggiamento il nostro solidissimo sistema bancario. Abbiamo avuto la nascita di Atlante, che per statuto dovrà operare come garante delle ricapitalizzazioni di banche che hanno coefficienti patrimoniali sotto l’asticella dello SREP della Bce (quindi Popolare Vicenza e Veneto Banca, per ora) ed anche cercare di rimuovere le sofferenze più junior dai portafogli delle banche ed attivare, per questa via, le garanzie pubbliche sulle tranche più senior. Oggi abbiamo qualcosa di ancora più frizzantino, in questa gara di ingegneria finanziaria per disperati.

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Cassa, basta la parola

Ieri, sul Corriere, un editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi ribadiva la “ricetta” dei due prestigiosi accademici per trattare alcune eclatanti situazioni di dissesto bancario. Ricetta, che manco a dirlo, prevede l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Perché in Italia abbiamo questo di bello: ripetiamo lo stesso ritornello ossessivamente, soprattutto se si tratta di palese sciocchezza edificata sopra un tempio di non sequitur.

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Tra banche e realtà

Gli ultimi due giorni si sono incaricati di assestare robusti ceffoni a tutti i patrioti che da tempo insistono sull’autarchia come risposta alla grave incomprensione delle peculiarità del nostro paese da parte dell’universo mondo, segnatamente della parte europea di esso. Ancora una volta, crocevia dell’appuntamento col destino cinico e baro sono le nostre banche, la loro invidiabile solidità, appena scalfita di qualche situazione di lieve criticità che tuttavia non ne modifica l’affidabilità complessiva. Vero? Vero? E poi arrivano secchiate di acqua gelida in pieno viso. Poteva andar peggio, poteva non essere acqua.

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Non per cassa ma per disperazione

Intervenendo oggi al Senato in fase di replica alle mozioni su quella che le agenzie di stampa definiscono orwellianamente “privatizzazione parziale” di Ferrovie dello Stato, e che non avverrà quest’anno, il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, è riuscito a sostenere una cosa ed il suo contrario. Grande è lo stato confusionale sotto il cielo del governo, quindi la situazione è quella solita: grave ma non seria. Ed il rapporto con la realtà resta sempre assai conflittuale.

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Bad Country

Adotta Un Neurone/Italia

Accade a Roma, capitale d’Italia, paese facente parte (per ora) del G7. Accade nell’anno 2016 mentre ferve il dibattito su startup, digitalizzazione pervasiva, controllo in tempo reale delle gestioni finanziarie e su (o giù) per li rami, sino alle nostre stesse esistenze. È la sintesi del dissesto civile, prima che economico, di un paese. Gli esiti talvolta sarebbero anche esilaranti, se il quadro d’insieme non fosse disperante.

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Partita doppia, ignoranza unica

Ieri Istat ha pubblicato il conto economico trimestrale delle amministrazioni pubbliche, al quarto trimestre 2015. Da un piccolo aggiustamento contabile è derivato un lieve aumento della pressione fiscale. L’occasione è risultata quindi ghiotta per il consueto lancio dell’Ansa, questa volta (ovviamente) dalle file dell’opposizione. Il tutto scordando una cosuccia chiamata partita doppia.

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Cause, effetti, velleità

L’ultima bollicina prodotta dalla fermentazione dello stagno italiano porta la firma congiunta del candidato sindaco di Roma del M5S, Virginia Raggi, e di una pletora di esponenti del Pd, dai generali alla truppa compulsiva di lanciatori di agenzia, passando per alcuni confusi ufficiali. Nel mezzo, la utility romana per eccellenza, oltre che simbolo dei centauri che si producono quando il pubblico si mette in partnership col privato. Alcune considerazioni sullo stato della commedia dell’arte.

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