Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Dosi di assurdo

Prosegue la sfilata di “esperti” che si avvicinano al M5S per dare una mano nella elaborazione di policy, partendo da un terreno condiviso. Dopo il sociologo Domenico De Masi, di cui ci siamo occupati in più occasioni, ecco s’avanza l’economista Giovanni Dosi, della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, che oggi si è esibito in un convegno alla Camera sullo “Stato innovatore”, a cui ha partecipato anche la vestale statale, Mariana Mazzucato. Dosi è stato intervistato ieri dal Fatto, e l’0ccasione ci è quindi gradita per valutare la sua visione su reddito di cittadinanza e dintorni, anche dopo che i grillini hanno rettificato le coperture in direzione di una bella stangata fiscale, di quelle che avrebbero fatto venire i lucciconi d’emozione a Fausto Bertinotti.

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Reddito di cittadinanza, una demagogica stangata epocale

A distanza di due anni, il M5S precisa ulteriormente le coperture per quella che è la sua mercanzia più pregiata, di quelle che si espongono con orgoglio nei mercatini delle pulci e nei mercati rionali: il reddito di cittadinanza. Come si evince da una tabella elaborata dal Sole, si tratta di “tanta roba”, in alcuni casi con palesi effetti allucinogeni, in altri gli importi recuperati sono del tutto fantasiosi. Ma tant’è. Soprattutto, la nuova versione delle coperture prevede una bella stangata fiscale per i “ricchi”.

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Liberisti ad ali alterne

Un paio di notiziole che danno la misura dello stato confusionale in cui si dibatte la politica italiana, e di conseguenza che si abbattono sui portafogli dei contribuenti italiani. Ieri, in audizione parlamentare, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato che il governo italiano ha una meravigliosa idea in mente: quella di diventare improvvisamente liberista e battersi contro una forma di protezionismo generata dalla Ue.

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La versione di Silvio e la moneta cubana

Intervista del direttore del Foglio, Claudio Cerasa, a Silvio Berlusconi. Nel corso della quale l’ex premier discute a tutto campo il passato, il presente ed il futuro del relitto che va alla deriva in mezzo al Mediterraneo chiamato Italia, della sua classe politica, di legge elettorale, crescita economica, populismi e quant’altro. Precisiamo che non c’è nulla di epocale ed assai poco di inedito. È il solito Berlusconi, che rilegge la storia à la carte, fa proposte bislacche e cerca di accreditarsi come il perenne “uomo nuovo” della politica, da ottuagenario che bivacca a Palazzo e dintorni da soli 23 anni. C’è tuttavia qualche spunto più bizzarro di altri.

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Alitalia, il padulo nazionale

Su la Stampa compare oggi un articolo che spiega cosa attende i contribuenti italiani riguardo ad Alitalia, nel futuro molto prossimo: buttare soldi nello sciacquone, a oltranza, fino a qualche approdo profondamente disfunzionale al sistema paese, come nella migliore tradizione italiana.

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Forse c’è speranza, dopo tutto

Tratto dall’ultimo numero della Enews di Matteo Renzi:

Renzi PMI

Va tutto bene, a parte il fatto che PMI non sta per “Piccole e Medie Imprese” ma per Purchasing Manager Index, che sarebbe l’indice dei direttori acquisti elaborato dalla società specializzata Markit. Quindi sì, forse c’è speranza. Forse quello dei politici non è solo cinismo ed il tentativo di mostrarvi traboccante un bicchiere variamente riempito ma tendente al mezzo vuoto. Forse è anche e soprattutto una sana ignoranza. E questo ci dà speranza, dopo tutto.

“Ho capito la lezione, continuo ad aver ragione”

Adotta Un Neurone/Italia

Poiché ormai la #maratonamentana è divenuta genere televisivo-narrativo di un paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi (senza che questa suoni come una critica a Mitraglia, che giganteggia tra le rovine), qualche riflessione del tutto inutile sulle primarie del Pd di ieri, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “proprietaria” che abbiamo intravisto in questi quattro anni.

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Alitalia, distratte spoglie

Sul Sole oggi trovate un interessante articolo di Simone Filippetti che spiega, partendo dall’ipotesi che Etihad potrebbe non aver perso troppo (o aver addirittura guadagnato) dall’acquisto di Alitalia, quali potrebbero essere gli asset cedibili in una procedura di liquidazione del vettore. Pare sia rimasto ben poco, alla fine.

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I gemelli del teatrino volante

L’ultima riedizione della crisi infinita di Alitalia sta inducendo un florilegio di dichiarazioni, interpretazioni, teorizzazioni che confermano che il Bar Sport Italia è sempre stracolmo di avventori. Dai romantici di sinistra, che ritengono di intravvedere nel no al referendum da parte dei lavoratori Alitalia l’ennesima alba della Nuova Era Progressista, ad editorialisti che riescono ad assimilare questo no a quello al referendum costituzionale del 4 dicembre, per motivi che ci sfuggono. Fino al sindacalismo di base, che mira a nazionalizzazione e, per i più spericolati, anche autogestione (inclusi chitarra e rutto libero, presumiamo). Poi c’è la politica, col suo codazzo di guitti smemorati e strateghi che plasmano il loro quotidiano lancio d’agenzia e di post sui blog in funzione dei borborigmi che sfiatano dai sondaggi.

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