Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Adotta Un Neurone - page 2

Alitalia, il padulo nazionale

Su la Stampa compare oggi un articolo che spiega cosa attende i contribuenti italiani riguardo ad Alitalia, nel futuro molto prossimo: buttare soldi nello sciacquone, a oltranza, fino a qualche approdo profondamente disfunzionale al sistema paese, come nella migliore tradizione italiana.

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Forse c’è speranza, dopo tutto

Tratto dall’ultimo numero della Enews di Matteo Renzi:

Renzi PMI

Va tutto bene, a parte il fatto che PMI non sta per “Piccole e Medie Imprese” ma per Purchasing Manager Index, che sarebbe l’indice dei direttori acquisti elaborato dalla società specializzata Markit. Quindi sì, forse c’è speranza. Forse quello dei politici non è solo cinismo ed il tentativo di mostrarvi traboccante un bicchiere variamente riempito ma tendente al mezzo vuoto. Forse è anche e soprattutto una sana ignoranza. E questo ci dà speranza, dopo tutto.

“Ho capito la lezione, continuo ad aver ragione”

Adotta Un Neurone/Italia

Poiché ormai la #maratonamentana è divenuta genere televisivo-narrativo di un paese che ha deciso di fallire ma dibattendo, se non proprio divertendosi (senza che questa suoni come una critica a Mitraglia, che giganteggia tra le rovine), qualche riflessione del tutto inutile sulle primarie del Pd di ieri, che hanno ulteriormente compattato il partito in quella versione “proprietaria” che abbiamo intravisto in questi quattro anni.

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Alitalia, distratte spoglie

Sul Sole oggi trovate un interessante articolo di Simone Filippetti che spiega, partendo dall’ipotesi che Etihad potrebbe non aver perso troppo (o aver addirittura guadagnato) dall’acquisto di Alitalia, quali potrebbero essere gli asset cedibili in una procedura di liquidazione del vettore. Pare sia rimasto ben poco, alla fine.

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I gemelli del teatrino volante

L’ultima riedizione della crisi infinita di Alitalia sta inducendo un florilegio di dichiarazioni, interpretazioni, teorizzazioni che confermano che il Bar Sport Italia è sempre stracolmo di avventori. Dai romantici di sinistra, che ritengono di intravvedere nel no al referendum da parte dei lavoratori Alitalia l’ennesima alba della Nuova Era Progressista, ad editorialisti che riescono ad assimilare questo no a quello al referendum costituzionale del 4 dicembre, per motivi che ci sfuggono. Fino al sindacalismo di base, che mira a nazionalizzazione e, per i più spericolati, anche autogestione (inclusi chitarra e rutto libero, presumiamo). Poi c’è la politica, col suo codazzo di guitti smemorati e strateghi che plasmano il loro quotidiano lancio d’agenzia e di post sui blog in funzione dei borborigmi che sfiatano dai sondaggi.

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Buone notizie all’italiana: l’Iva diminuisce. Aumentando meno del previsto

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

ma, insomma, l’Iva aumenta o non aumenta? No agli aumenti di tasse, ha “tuonato” l’ex premier ed ex segretario del partito di maggioranza quando il Ministro dell’economia, non sapendo come fare per eliminare le clausole di salvaguardia che scatteranno il prossimo anno, aveva evidenziato l’opportunità dell’incremento dell’Iva, per finanziare la riduzione del prelievo Irpef sulle buste paga dei lavoratori.

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Rating, cosa bolle in pentola? La rana italiana

Dopo che l’agenzia di rating Fitch ha abbassato il merito di credito sovrano del nostro paese a BBB con outlook stabile, da BBB+ e outlook negativo, è iniziato l’abituale latrato pavloviano sul complotto di oscure forze del Male contro la Penisola. Nulla di nuovo sotto il sole, solo i soliti riflessi condizionati di rane in corso di bollitura in pentola.

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Nuove meravigliose idee per ridurre il debito pubblico

Sul Corriere compare una “analisi” sulla riduzione del peso del debito pubblico a mezzo di inflazione, relativamente all’ipotesi di scambio tra aumento Iva e riduzione del cuneo fiscale, avanzata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Si tratta di uno di quei non rari momenti in cui vorremmo che in questo paese non si parlasse di economia, se i risultati finiscono ad essere questi.

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La penisola del Tesoretto

In queste ore Matteo Renzi ha lanciato l’ennesimo spin: quello sull’esistenza di un fantomatico “tesoretto” di risorse pubbliche, per instradare il paese verso la felicità. Lo spin è stato puntualmente ripreso da Maria Elena Boschi, dopo aver archiviato il Def e la manovrina correttiva, che tuttavia archiviati non sono, trattandosi di fondali di cartapesta o più propriamente di “finzione” che calcia la lattina più in là per quanto riguarda il Def, e di una bella stretta alla liquidità aziendale con annesso giochino sui flussi di tesoreria per quanto riguarda la mini correzione, che mai come a questo giro si è rivelata di gestazione così difficoltosa e peraltro tuttora incompiuta. Ma a quanto ammonterebbe, esattamente, questo “tesoretto”?

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Il meraviglioso antimondo di Andrea Tarquini

Nei giorni scorsi la banca centrale ceca ha rimosso il tetto al cambio tra euro e corona locale, fisso da novembre 2013 a 27 corone per un euro. La misura era stata assunta per impedire che le pressioni alla rivalutazione della corona contro euro causassero deflazione attraverso il canale dei prezzi all’importazione. La banca centrale di Praga ha un obiettivo di inflazione annua compreso tra 1% e 3%. Quindi, prima cosa da notare: la corona ceca, da moneta “tedesca”, aveva pressione a rivalutarsi. Ci siete, sin qui? Bene.

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