Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Articoli - page 36

I nuovi censori

Da qualche tempo, in Italia, si sta affermando una nuova figura pubblica: il potente-censore, o se preferite il potente-pentito. Il potente-censore è di solito una figura posta ai vertici del nostro sistema di potere, da tempo immemore ha pieno accesso alla stanza dei bottoni. E’ stato quindi corresponsabile dell’assunzione di alcune decisioni che hanno negativamente influito sul sistema-paese ma oggi, improvvisamente pentito, le denuncia con sdegno, candidandosi a gestire la “ricostruzione morale” e quella, assai più materiale, del sistema che ha contribuito ad affondare.

Il primo esemplare di questa nuova specie di insider che giocano a fare gli outsider è stato, giorni addietro, Guido Rossi: l’avvocato d’affari che da decenni fa sfoggio di virtuosismo nel disegnare scatole cinesi, patti di sindacato e ogni altra sovrastruttura societaria utile a blindare il controllo di gruppi di aziende da parte di munifici principi squattrinati del capitalismo italiano, e che oggi ha scoperto che quello italiano è un “capitalismo di m…”.

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Antichi vizi

Da qualche tempo gli indicatori economici italiani non sono più così brillanti. Dapprima il dato di gennaio sulla produzione industriale, pubblicato lo scorso 12 marzo, con una flessione mensile dell’1.4 per cento, peggiore delle attese, e la revisione al ribasso dell’incremento di dicembre, da 2 a 1.4 per cento. Poi la forte contrazione degli ordinativi industriali, sempre di gennaio, pari al 2.1 per cento mensile, contro attese per una flessione contenuta nello 0.5 per cento, ed anche qui con il ridimensionamento del dato di dicembre, da più 0.7 ad uno striminzito più 0.3 per cento. Oggi, il dato della survey sulle vendite al dettaglio di Eurolandia in marzo, con il nostro paese fanalino di coda ed addirittura con livelli di attività in contrazione pur con lo stimolo di maggiori sconti, a sacrificio dei margini lordi.

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Furto incentivato

In attesa della prossima farsa governativa sul “riordino del sistema previdenziale”, di cui al punto 8 del nuovo programma liofilizzato prodiano, alcune considerazioni si impongono. Come noto, sindacato e sinistra (più o meno estrema) appaiono ferocemente contrari tanto all’allungamento della vita lavorativa quanto alla riduzione dei coefficienti di trasformazione (che determinano quanta parte della retribuzione verrà coperta dalla pensione). Specularmente, sono favorevoli all’eliminazione dello “scalone” previsto dal precedente governo, che il primo gennaio del prossimo anno determinerà un aumento istantaneo di tre anni nei requisiti minimi di età per il pensionamento. Sono altresì favorevoli all’aumento delle pensioni minime, ed all’introduzione di non meglio specificati “incentivi” per la permanenza al lavoro dopo la maturazione dei requisti pensionistici minimi.

Da qualunque angolo visuale la si guardi, si tratta di posizioni che hanno la caratteristica comune di rubare futuro e risorse alle giovani generazioni. Riguardo le singole misure, è noto che lo “scalone Maroni” determinerà, a regime, un risparmio dell’ordine di 9 miliardi di euro. La sua eliminazione richiederebbe quindi di essere finanziata, auspicabilmente non con misure aleatorie quale la nuova/vecchia panacea chiamata “recupero dell’evasione fiscale“, che da circa un quarto di secolo figura sistematicamente tra le voci di entrata di ogni legge di bilancio italiana. La riduzione dello scalone, e il ripristino dell’età minima di pensionamento sotto i 60 anni determina anche effetti di palese iniquità sul piano redistributivo, perchè aggiunge benefici ad una categoria di lavoratori già ampiamente beneficiati dalla riforma Dini del 1995, quella che nel primo programma dell’Unione doveva rappresentare la stella polare in materia pensionistica.

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IBL: Il quoziente familiare è una buona soluzione?

Articoli/Discussioni/Italia

Nel nuovo “Focus” dell’Istituto Bruno Leoni, l’economista Mario Seminerio si chiede se effettivamente, per “tutelare la famiglia come unità fondamentale della società”, una tassazione “a quoziente familiare”, proposta da 43 deputati dell’Ulivo nei giorni scorsi, sia lo strumento più opportuno.

Secondo Seminerio, “una tassazione a quoziente familiare tende a penalizzare le famiglie a basso reddito e dovrebbe essere assistita da un sistema integrato di detrazioni d’imposta, strutturato in modo da risolvere il problema dell’incapienza”. L’applicazione di una tassazione a quoziente familiare è “complicata e macchinosa”, e non di più facile attuazione sarebbe la sua integrazione con un ampio ventaglio di detrazioni.

”Sono molti i gruppi politici che si ergono continuamente a difesa della famiglia”, dice Alberto Mingardi, direttore generale dell’IBL, “ma molto spesso sotto queste roboanti dichiarazioni di principio non c’è davvero nulla. Introdurre un quoziente familiare è se non altro una proposta concreta. Ma è una proposta giusta? Questo IBL Focus di Mario Seminerio dimostra persuasivamente che altre vie potrebbero essere più utilmente battute”.

Per una tassazione a misura di famiglia. È quella del quoziente familiare la via giusta?”, di Mario Seminerio, IBL Focus n.51, è liberamente scaricabile QUI

La supply-side arriva a Stoccolma

Con il progetto di bilancio, il governo svedese ha comunicato che il prossimo anno taglierà le imposte sul reddito, l’imposta patrimoniale sugli attivi finanziari ed i benefici di disoccupazione, per aumentare gli incentivi al lavoro nella più grande economia scandinava.

Le imposte sul reddito verranno tagliate di 38.7 miliardi di corone (circa 5.2 miliardi di dollari) e l’aliquota dell’imposta patrimoniale sulle attività finanziarie sarà dimezzata da 1.5 a 0.75 per cento), con un costo di 1.7 miliardi di corone, secondo quanto illustrato oggi nel primo budget della coalizione quadripartita guidata da Fredrik Reinfeldt, che il mese scorso ha sconfitto i socialdemocratici dopo 12 anni di governo ininterrotto, promettendo di tagliare le tasse per creare nuova occupazione (una vera blasfemia per Prodi, Visco e TPS), pur mantenendo la spesa in aree-chiave del welfare svedese, quali sanità ed educazione. Leggi tutto

Come si cambia (per non morire)

Disperazione C’è qualcosa di grottescamente lugubre nella foto che immortala l’abbraccio di Jacques Chirac e Gerhard Schroeder. Due uomini che si abbracciano, quasi si avvinghiano, nel loro intendimento a rimarcare, anche plasticamente, la saldezza ed indissolubilità di quella costruzione europea che due loro predecessori (di ben altro spessore e visione politica) hanno contribuito in modo determinante a creare. E’ l’abbraccio di due leader politici sconfessati, sconfitti, esausti, ma che non vogliono arrendersi. E’ parte della psicologia umana, soprattutto applicata alla politica, questa disarmante cecità a non voler realizzare che è finita. E’ il rovescio della medaglia della trance agonistica dell’homo politicus, quell’ammirevole, affascinante animale sociale che non smette di lottare per le proprie idee, alte o basse che siano, si chiami egli De Gasperi, Adenauer o Mastella Clemente da Ceppaloni. Leggi tutto

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