Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Discussioni

La sindrome cinese dell’Abi

Da alcuni giorni è in corso una singolare campagna, orchestrata dalla Associazione bancaria italiana col supporto del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire. Il punto è così riassumibile: fermate la speculazione sulle banche italiane causata, tra le altre cose, da innovazioni tecnologiche quali il trading algoritmico. Affascinante tesi, che punta sull’hi-tech e sulle imperfezioni del mercato e non sul complotto banalotto di cui leggiamo da sempre. L’esito finale cambia poco, però: siamo sempre impegnati a scalare con le unghie la ormai tradizionale parete di vetro, per non voler vedere altro.

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Riletture d’agosto: il segreto del nostro insuccesso

Infuriano anche e soprattutto in modalità agostana le analisi sul “male italiano”, l’assenza di crescita economica. Ad esempio, premi Nobel come Joseph Stiglitz rinverdiscono l’improbabile teoria dei “due euro”, cioè delle due velocità in Eurozona. Anche questa è una pallottola d’argento tipicamente agostana, oltre ad essere una caratteristica soluzione da economisti che ipotizzano di avere un apriscatole.

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Il Codice degli appalti e il complotto contro la crescita

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Se la crescita italiana è a zero, ovviamente contribuisce a questo risultato non proprio esaltante la calma piatta degli investimenti pubblici in opere ed infrastrutture. Per fortuna, però, c’è chi ha capito tutto e indica le contromisure da adottare, aprendo gli occhi a chi si è dimostrato lento ed incapace di cogliere al volo le soluzioni tutto sommato così semplici ed ovvie da adottare.

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Debito e demografia, la tenaglia che rischia di stritolare il Giappone

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Contrariamente alle aspettative del mercato, venerdì scorso la banca centrale giapponese ha deciso di non aumentare la già straordinaria espansione monetaria in essere da circa tre anni, e che è parte della strategia nota come Abenomics, che prevedeva anche stimoli fiscali e riforme economiche dal lato dell’offerta, sui mercati dei prodotti e del lavoro. Il governatore Kuroda ha invece annunciato un aumento degli acquisti di Etf (strumenti legati a indici azionari), che passeranno da 3.300 a 6.000 miliardi di yen all’anno, pari al cambio attuale a poco più di 50 miliardi di euro.

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Lo stress test della Belva

Finale di stagione de I conti della Belva su Radio24, con una puntata interamente dedicata agli esiti degli stress test delle banche europee, ed all’ennesima manovra di “salvataggio” di MPS. Basterà? Quante incognite all’orizzonte? Quante ipotesi eroiche per arrivare in porto? È tutto qui, buon ascolto.

Niente concorrenza, abbiate fiducia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

hanno detto e ripetuto fino alla noia che il nuovo codice degli appalti è la panacea miracolosa ai mali della spesa pubblica, garanzia di trasparenza, lotta alla corruzione, legalità e concorrenza. Come sempre, però, le espressioni “concorrenza”, “parità di trattamento”, “selettività”, “prezzi di mercato”, valgono sempre per gli altri, mai per se stessi. Specie se i “se stessi” sono categorie che da una vita sono chiuse alla concorrenza e garantite da protezioni che da normative divengono spesso “sociologiche”, tanto radicata è la persuasione che dette categorie sono da considerare esenti da regole di competizione valevoli per tutte le altre imprese e professionisti.

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Per concludere la sofferente farsa italiana

Dietro reiterate richieste di lettori, dovute probabilmente alla scarsa capacità del vostro titolare di farsi capire, oggi parliamo di quello che andrebbe fatto per porre termine all’inverecondo teatrino che le nostre cosiddette autorità, ed il codazzo dei media megafoni di complemento, hanno inscenato per gestire la tragica farsa delle sofferenze della più periclitante banca italiana e più in generale del sistema. Sperando di riuscire a farmi capire, e porre fine a domande del tipo “sei molto bravo a criticare ma all’atto pratico che proponi?” Ora ve lo dico, anzi ve lo reitero, visto che ho scritto sull’argomento più volte nelle ultime settimane, ma evidentemente in maniera criptica.

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Il dissesto aziendale è incostituzionale, in Italia

Su lavoce.info è comparso un post, a firma di Lorenzo Cuocolo, dal titolo “Bail in incostituzionale?“, che è soprattutto una domanda retorica, viste le considerazioni svolte dall’autore. Non abbiamo certamente i titoli per argomentare alla pari con Cuocolo in materia, ma forse una modica quantità di buonsenso avrebbe evitato di sostenere argomentazioni che rasentano l’assurdo.

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In caso di bail-in

Sappiamo che non ce ne sarà bisogno alcuno, visto che le nostre banche sono solide e così spero di voi, ma riteniamo utile segnalare uno schema di esecuzione di un eventuale bail-in che avrebbe il pregio di conseguire la sostanziale parità di trattamento tra investitori nella stessa tipologia di obbligazioni, la protezione dei piccoli risparmiatori ed il rispetto delle norme vigenti. Uno schema talmente lineare e di semplice esecuzione che in nessun caso verrà anche solo preso in considerazione dai policymaker, non solo italiani.

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Il piano Z (che non lo era)

Mentre infuria il dibattito su come salvare il solidissimo sistema bancario italiano, è tornata d’attualità l’idea di scimmiottare quanto fatto dagli americani nel 2008 con il TARP, cioè fornire capitale al sistema bancario attraverso il canale pubblico, fingendo che questo canale disponga dei mezzi necessari per farlo. La nuova-vecchia proposta è stata formulata lo scorso 29 giugno da Luigi Zingales in un editoriale sul Sole. Il problema della proposta Zingales, che è formalmente elegante ed accattivante, è che qui non siamo negli Stati Uniti. Purtroppo. Ma non solo: la proposta soffre di quella “furbizia formalistica” tanto cara agli italiani, e che li ha condotti sin qui, a guardare nell’abisso.

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