Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Discussioni

Non solo Olimpiadi: gli organi di controllo come arma di lotta politica?

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

So che parlare ancora della rinuncia al sostegno alle Olimpiadi da parte del Comune di Roma susciterà per lo più sbadigli di noia, visto che se n’è parlato fino ai dettagli sub atomici. Tuttavia, il no alle Olimpiadi è lo spunto per considerazioni di altro tipo, che discendono dalla non elegantissima (diciamo così) “rivalsa” che il Coni vorrebbe ottenere, denunciando il Comune e, in particolare, il sindaco (non è un errore di digitazione) Virginia Raggi alla Corte dei conti, per danno erariale.

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Svizzera, arriva la sovranità popolare “light”

Nel febbraio 2014 un quesito referendario di rango costituzionale (una di quelle meravigliose forme di democrazia diretta che la Svizzera mostra con legittimo orgoglio al mondo), ha stabilito, con uno scarto di soli 20 mila voti, che entro tre anni la Confederazione avrebbe dovuto fissare tetti massimi per i permessi di soggiorno e contingenti annuali per tutti gli stranieri, determinati in funzione dei bisogni dell’economia.

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La Ue a fine corsa e l’illusione della monade

Discussioni/Unione Europea

A commento dell’ennesimo inutile vertice europeo, quello di Bratislava, alcune riflessioni di Jean Quatremer di Libération sullo stato dell’arte comunitaria, o meglio sulla paralisi frammista a recriminazioni che mina dalle fondamenta l’Unione europea, posta ormai su una traiettoria che ha all’orizzonte un muro. La Ue fallisce per un problema di coordinamento, ma quel che è peggio è che le “soluzioni” proposte non sono in grado di determinarne una discontinuità ed una rigenerazione dall’interno.

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Giappone, arrivano gli immigrati?

Come segnala il Financial Times, in Giappone sta (forse) accadendo qualcosa di epocale: un circospetto, lieve ma significativo ricorso a manodopera d’immigrazione. Sarebbe una profonda discontinuità, nel paese che sinora è riuscito a conciliare una popolazione tra le più anziane al mondo con la chiusura pressoché totale a lavoratori stranieri.

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Il Phastidio del doppio euro

Puntata di Spazioeconomia del 12 settembre, condotta da Flaminio De Castelmur e Riccardo Pizzorno, ospiti Francesco Simoncelli ed il vostro titolare. Si parla di doppio euro, la trovata riciclata da Joseph Stiglitz per promuovere il suo ultimo libro, e che gira sopra le nostre teste ormai da un lustro. Oltre a varia altra umanità, tra cui l’incapacità storica (antropologica?) dell’Italia a stare in un accordo di cambio e farsi disciplinare da un vincolo esterno, la difficoltà a fare riforme supply side in assenza di domanda, il nostro esistenziale handicap demografico. Dal minuto 20 circa al minuto 56. Buon ascolto.

Il deficit di comprensione del surplus

Come noto, nella disperata ricerca di capri espiatori e complotti esterni a cui imputare la non brillantissima performance economica nazionale, gli italiani ed i loro prestigiosi editorialisti hanno trovato da tempo un numero da coccolarsi e per cui sdegnarsi: il saldo delle partite correnti tedesche, o meglio il saldo commerciale germanico, che del primo è magna pars. “Se solo i tedeschi riducessero il loro surplus, noi cresceremmo di più!”, è il ritornello ricorrente. Ma da cosa deriva il surplus tedesco? E in che modo noi italiani potremmo avvantaggiarci da una sua riduzione?

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Così fan tutti, pure i grillini

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Che la giunta della capitale italiana sia messa in croce perché il sindaco incarica un assessore e non svela che sa che è iscritta nel registro degli indagati, violando così il codice del movimento cui appartiene alla luce del quale occorre sempre massima trasparenza, verità, onestà e curriculum mondati da ogni peccato, anche solo potenziale, può starci.

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La strada per il dissesto è lastricata di buona flessibilità

L’ennesimo post terremoto italiano è sinistramente simile a quelli che lo hanno preceduto, così come alle fasi successive a grandi episodi di dissesto idrogeologico che punteggiano la storia del nostro paese. Al netto dei buoni sentimenti e della umana solidarietà, la frase ricorrente è “questa volta sarà diverso”. A questo giro iniziamo a sommare alla ferrea volontà di discontinuità con quella che è e resta una “tradizione” italiana (sismicità e dissesto del territorio) con le recriminazioni per non poter fare più deficit. Tutto già visto, ma l’incarognimento si sta accentuando.

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Il costoso ed inutile acquisto di tempo (indeterminato)

(Istruzioni per l’uso: post pieno di numeri ed ipotesi interpretative. Se avete fretta o non riuscite a mantenere la concentrazione, potete andare direttamente alle conclusioni, in fondo pagina)

I dati dell’Osservatorio mensile Inps sul precariato, pubblicati ieri e riferiti al periodo gennaio-giugno, confermano l’esaurimento della spinta propulsiva dei sussidi del Jobs Act ma anche una sorta di animazione sospesa del mercato italiano del lavoro. Ancora una volta, serve leggere i dati tenendo sullo sfondo la congiuntura, per evitare le solite correlazioni spurie. Resta tuttavia il problema di fondo: i sussidi del Jobs Act passeranno alla storia patria come l’ennesimo capitolo di spreco di denaro pubblico. Non per corruzione ma per insipienza.

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La sindrome cinese dell’Abi

Da alcuni giorni è in corso una singolare campagna, orchestrata dalla Associazione bancaria italiana col supporto del quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire. Il punto è così riassumibile: fermate la speculazione sulle banche italiane causata, tra le altre cose, da innovazioni tecnologiche quali il trading algoritmico. Affascinante tesi, che punta sull’hi-tech e sulle imperfezioni del mercato e non sul complotto banalotto di cui leggiamo da sempre. L’esito finale cambia poco, però: siamo sempre impegnati a scalare con le unghie la ormai tradizionale parete di vetro, per non voler vedere altro.

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