Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Discussioni

Non esistono pasti gratis ma il delirio è in omaggio

Puntata di Otto e mezzo del 18 marzo, condotta da Lilli Gruber con Domenico De Masi (sociologo), Antonio Monda (scrittore), Giovanni Veronesi (regista) e il vostro titolare (sé stesso). Torniamo sul tema dell’ultimo libro del simpatico De Masi, “Lavorare gratis, lavorare tutti” (la cui “filosofia” avevo già recensito qui), per una rapida escursione/incursione in un universo alternativo in cui si finisce a mischiare temi planetari (la disoccupazione tecnologica) con altri specifici alla crisi italiana (la fuga dei giovani e non solo, il welfare fallimentare). De Masi, che già anni addietro aveva identificato la radice della forza economica tedesca osservando che laggiù dopo le 17 gli uffici son deserti, si conferma grande ed apodittico affabulatore futurologo, con epidermica avversione per il fact checking ma forse proprio per questo ha ampio mercato mediatico in questo paese. Lamenta che molti suoi studenti restino a lungo disoccupati.

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FOIA all’italiana: comode opacità, inutili trasparenze

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

la realtà continua a dimostrare che non serve la sfera di cristallo per valutare ex ante gli effetti di atti normativi dell’esecutivo. Tuttavia, se davvero un’apposita relazione allegata ne analizzasse preventivamente gli impatti – come in Italia è prescritto dal 2005 e come paesi più evoluti fanno da decenni – slide e annunci di riforme epocali si scioglierebbero come neve a Ferragosto. E’ chiaro che ciò non conviene a governanti usi ad attribuire una presunzione di efficacia alle proprie riforme e a magnificarne la portata pur in assenza di evidenze empiriche e correlazioni causali verificate.

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Il dibattito ai limiti dell’assurdo sull’Europa “a cerchi concentrici”

I leader dei maggiori paesi dell’Ue parlano di “integrazione a velocità differenziate”. Ma già esiste, di fatto, da anni

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Giorni addietro, nella solenne cornice di Versailles, i quattro capi di stato e di governo dei maggiori paesi Ue (Germania, Francia, Italia, Spagna) hanno deciso che “unità non significa uniformità” e di conseguenza che i paesi dell’Unione potrebbero e dovrebbero procedere a velocità differenziate sulla strada dell’integrazione. È il concetto di Europa a più velocità o a cerchi concentrici di cui da qualche tempo si dibatte con un livello di astrazione quasi metafisico.

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Fichi secchi inclusi

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

apprendiamo dai giornali che è ormai in rampa di lancio il piano (l’ennesimo) di lotta alla povertà, che ha in dotazione 1,6 miliardi allo scopo di costruire qualcosa che somigli al reddito di cittadinanza, nel tentativo di scardinare uno degli slogan più riusciti dei 5 Stelle.

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Licenziati dai robot?

Puntata di Otto e mezzo di sabato 4 marzo, condotta su La7 da Lilli Gruber, con Irene Tinagli, Riccardo Staglianò e il vostro titolare. Parliamo della disoccupazione tecnologica e della tassa sui robot suggerita da Bill Gates. La previsione di consenso degli econonomisti, che per i prossimi anni vedono una distruzione netta di occupazione ad opera delle nuove tecnologie, i mutamenti demografici che rendono futili le previsioni, il rischio protezionismo indotto dalla volontà di Donald Trump di riportare occupazione manifatturiera negli Usa, quando il calo di questa occupazione è imputabile non a concorrenza sleale dei partner commerciali quanto all’evoluzione tecnologica, la “cattura” della base imponibile delle aziende della New Economy.

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Competitività, eppur si muove

Oggi Istat ha pubblicato l’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Che mostra come, nell’ultimo biennio, il nostro paese abbia manifestato un recupero della capacità di penetrazione dell’export. Ci sono alcuni punti meritevoli di segnalazione, per capire come e dove la politica economica ha sin qui sbagliato, e cosa serve per ristrutturare e rilanciare la nostra economia.

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Rai, il centauro sotto il tetto che scotta

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

La gestione schizofrenica di certe vicende nazional-popolari conferma che, comunque vada, il Paese non è destinato a quelle sorti magnifiche e progressive che qualche incauto profeta aveva preconizzato. La Rai – vale a dire l’azienda che, in vista di quelle sorti gloriose, doveva essere liberata dai partiti politici, affinché la sua governance fosse finalmente improntata a logiche di efficienza, anziché di spartizione di poltrone – ne è un esempio evidente.

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Lo svantaggio competitivo del Tafazzi italiano

Mercoledì scorso, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che chiede alla Vigilanza unica della Banca centrale europea l’inserimento negli stress test dei cosiddetti attivi di Livello 3 delle banche, cioè quelli che vengono prezzati secondo modelli interni e non a mezzo di prezzi di mercato, in quanto la complessità di questi investimenti li rende pesantemente illiquidi e soggetti ad arbitrio valutativo. Non sappiamo se e come il Single Supervisory Mechanism darà seguito alla richiesta del Parlamento europeo, ma il momento è propizio per qualche considerazione in merito.

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Welfare italiano, anatomia di una catastrofe

Ieri è stato presentato il Quarto Rapporto su “Il Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano. Andamenti finanziari e demografici delle pensioni e dell’assistenza per l’anno 2015“, curato dal centro studi Itinerari Previdenziali. La sintesi e le sconsolanti conclusioni si trovano oggi in un commento di Alberto Brambilla (che del centro studi è presidente) sul Corriere.

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Se la trasparenza è solo burocrazia

Contributi esterni/Italia

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

La trasparenza e la lotta alla corruzione sono una cosa talmente seria ed importante, che proprio sarebbe il caso di uscire dall’equivoco della legge Severino (190/2012) ed eliminare la burocratizzazione che ne è derivata. Si prenda il caso dell’assessore del comune di Milano, Roberta Cocco, che non ha la minima intenzione di pubblicare la dichiarazione dei redditi relativa al 2015. Come si dice in giuridichese, “ai sensi e per gli effetti” dell’articolo 47 del “decreto trasparenza” (d.lgs 33/2013) questa omissione espone l’interessata all’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000, con tanto di obbligo di pubblicare il relativo provvedimento sul sito internet del Comune.

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