Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Contributi esterni - page 11

Saldi di fine stagione. Ovvero la matematica non è una percezione

di Galatea

Di economia non capisco una cippa. Come molti laureati in lettere – ok, diciamo come la maggior parte dei laureati in lettere – ho nei confronti di formule matematiche, percentuali, calcoli in genere una forma di assoluto pregiudizio, o meglio un approccio improntato alla massima diffidenza: diciamo che, a voler essere buoni, con i numeri cerco di limitare i contatti sociali a ciò che proprio non si può evitare: il calcolo della spesa quotidiana, il conteggio dei minuti, le somme e le sottrazioni dal dare e avere del conto corrente. Per me le oscillazioni di borsa sono oscure quanto le influenze astrali nel tema natale dell’oroscopo, se mi parlano di bond penso che si riferiscano ad un agente segreto, e l’indice Dow Jones, a quanto ne so, potrebbe benissimo essere il nome proprio del dito di un non meglio identificato signore di origine anglosassone.

Quindi, quando l’autore di questo sito, che di economia ne capisce, mi ha chiesto di scrivere qualcosa per Phastidio, confesso che mi sono venuti i capelli ritti in testa: e di che cavolo parlo, io che di economia non so nulla? Poi, da brava donna comune assolutamente digiuna di scienza economica, ho aperto il tiggì, e – miracolo miracolo! – l’idea per un post mi è germinata immediatamente nel cervello: poi dicono che la tv ammazza la vena speculativa del pubblico, ‘sti impuniti.

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Cattivi pensieri

di Andrea Gilli

Riflessione. Se a Hizbullah riesce il colpo di Stato in Libano, la presidenza Bush riuscirà perfino dove Carter aveva fallito – namely, a rafforzare direttamente i suoi più importanti avversari. In questo caso, l’Iran.

Prima hanno eliminato i suoi principali nemici geopolitici, i talebani e Saddam. Poi gli hanno regalato le province sciite irachene e afghane. E infine con il colpo di genio della Rivoluzione dei cedri sono riusciti nell’impossibile. Dall’avere un Paese controllato in parte da Teheran via Damasco, fra un po’ avremo un Paese controllato tutto da Teheran, senza Damasco.

L’ultima perla è Annapolis. Era nata per aggregare i Paesi arabi intorno agli USA, in chiave anti-iraniana, attraverso il perno di uno Stato Palestinese. Non avremo né il perno né lo Stato. Tutto continuerà a girare, ma intorno ad Hamas, che sentitamente ringrazia.

Per fortuna l’obiettivo era contenere l’Islamismo radicale. Altrimenti ci sarebbe quasi da preoccuparsi.

Neoconfusi – 2

di Daniele G. Sfregola

Il wilsonismo, da Wilson in poi, è l’anima dell’America in politica estera (con la solita eccezione di Richard Nixon). Lo stesso Nixon amava definirsi wilsoniano, anche se nei fatti non lo era affatto. Questo la dice lunga sul radicamento di questo principio nella politica estera americana: qualsiasi approccio americano è partito dagli assunti wilsoniani. Anche le cose meno wilsoniane che gli Usa hanno posto in essere sono state giustificate con argomentazioni wilsoniane al mondo e alla loro opinione pubblica (anche sotto Nixon, ovviamente, per motivi di consenso interno ed esterno).

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Confuso e felice

Contributi esterni/Italia

Caso Lonardo: il trionfo della giustizia inerte

di Alessio Di Carlo da GiustiziaGiusta.info

In un’intervista comparsa stamani su Il Mattino, l’ex Ministro Mastella – visibilmente e comprensibilmente soddisfatto per la libertà ritrovata dalla signora Lonardo – si spertica in elogi verso la “giustizia ritrovata” ed in attestati di stima verso la magistratura di cui – afferma Mastella – “Ho sempre detto che bisogna aver rispetto e non paura”.
Giureremmo d’aver sentito il contrario.
Avremmo scommesso d’aver udito il senatore Mastella vibrare dinanzi all’aula di Montecitorio confessando di aver paura della Magistratura.

Ma tant’è, sono dettagli.

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Liberalpaternalismo

di Antonio Mele

Si fa davvero fatica a comprendere certe cose.

Ad esempio, che un governo sedicente di destra chiami due economisti dichiaratamente di sinistra per fare uno studio che superi il concetto di PIL come misura del benessere e che lo integri con altre importanti misure che hanno a che vedere con il benessere dei cittadini.
Ma non è questo che stupisce, per carità: la sudditanza psicologica della destra nei confronti della cultura di sinistra non si ferma ai nostri confini. Non ci stupiscono nemmeno frasi del Presidente Sarkozy quali “c’è da tempo un forte sentimento, tra gli economisti di professione, che il PIL non è un buon strumento di misura [poiché] non misura adeguatamente i cambiamenti che influenzano il benessere, non permette di comparare correttamente il benessere nei diversi paesi”. No davvero, non ci stupiamo di questo.

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Immigrazione e burocrazia: l’ennesima patologia italiana

di Giovanni Papperini

Nei giorni scorsi il Governo, per venire incontro alle rivendicazioni degli autotrasportatori ha deciso di introdurre, con un maxiemendamento alla Finanziaria, dei paletti alla liberalizzazione del settore e delle misure volte ad un maggior controllo delle attività degli autotrasportatori in Italia, siano essi italiani o stranieri. E questo per ridurre il lamentato “dumping sociale” , in particolare da parte di camionisti provenienti dall’estero. Può un maxiemendamento in finanziaria essere sufficiente per risolvere un problema di natura strutturale quale la mancanza di una politica e di una gestione coerente dell’immigrazione, rendendo più complesso avviare un’impresa in Italia e questo perché non ci sono stati sufficienti controlli preventivi sulla regolarità del lavoro svolto dagli stranieri nel settore?

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Realisticamente neocon

Contributi esterni/Discussioni

di Andrea Gilli

Facciamo un quiz: secondo voi, chi è l’autore delle seguenti frasi?

(…) The strength of alliances is heavily dependent on the objective balance of international forces, and has very little to do with the syntax of the U.S. president or the disdain in which he might be held by a country’s cultural elites.

[…]

It’s classic balance-of-power theory: weaker nations turn to the great outside power to help them balance a rising regional threat. Allies are not sentimental about their associations. It is not a matter of affection, but of need — and of the great power’s ability to deliver.

[…]

It’s always uncomfortable for a small power to rely on a hegemon. But a hegemon on the run is even worse. Alliances are always shifting .

Waltz? Mearsheimer? Snyder? No: Charles Krauthammer, un signore che viene considerato un neocon, qualunque cosa ciò significhi, vista la problematica tassonomia di questa specie.

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Giustizia ingiusta: celebriamo l’8 novembre

di Alessio Di Carlo*

Vent’anni sono trascorsi da quando gli italiani furono chiamati alle urne per via referendaria per dire la loro sulla introduzione del principio di responsabilità dei Magistrati. Era l’8 novembre 1987, una valanga di sì, oltre venti milioni, con una percentuale di consenso superiore all’80%, aprì la strada alla cancellazione di uno dei privilegi più odiosi ed irragionevoli di cui la Casta togata godesse. Legge doveva essere, quindi, e legge fu: appena sei mesi dopo venne approvata dalle camere la L. n. 117 del 13 aprile 1988, solennemente intitolata “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati.” Sembrava cosa fatta, con l’affermazione di un principio per il quale sarebbe forse dovuto bastare il semplice buon senso anziché scomodare il popolo sovrano.

Senonché, ben presto ci si rese conto che quello che si era consumato con la Legge 117 altro non era se non il più grande inganno mai perpetrato ai danni del Popolo sovrano: una vera e propria truffa, un bavaglio normativo, un capolavoro burocratico, un caso da manuale su come imbrigliare tra ganasce procedurali e limiti normativi la possibilità concreta che un magistrato potesse essere chiamato a rispondere degli errori commessi.

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Recensire Roc.

di Andrea Gilli e Mauro Gilli

Christian Rocca continua a piacerci. Per il suo stile irriverente e diretto. Per la sua infaticabile voglia di screditare “i cattivi”. Per la sua ignea battaglia morale volta ad annichilire i menzogneri, che ricorda la frase dei Nirvana su Francis Farmer “she will came back as the fire to burn all the liars“. E soprattutto Rocca ci piace per la nettezza delle sue idee, nelle quali la cultura del dubbio non ha diritto di cittadinanza. E’ lui, d’altronde, quello che, per affrontare un problema sul quale i più importanti studiosi al mondo non si sono ancora messi d’accordo, dopo dieci anni di furiosi dibattiti e alcune migliaia di articoli accademici (la relazione tra democrazia e pace), ha iniziato il suo libro “Cambiare Regime” scrivendo “è molto semplice”.

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Il neocon assalito dal realismo

di Andrea Gilli*

Christian Rocca ci sta simpatico: esperto di tutto, dalla bioetica all’economia, passando per il calcio e l’Ipod, resta una delle nostre letture preferite per accompagnare gli occhi verso il meritato riposo giornaliero. Non si può certo dire che il suo stile sia criptico: basta scorrere le prime righe dei suoi articoli per avere ben chiara la sua tesi e (soprattutto) tutti gli errori metodologici in essa contenuti: errori che egli non solo ignora ma che è anche fiero di commettere.

Ieri l’altro, il Nostro non ci ha stupito. In un torrenziale articolo su un testo minore di politica internazionale (Menon, 2007), Rocca ha cercato di spiegare/riassumere il futuro delle alleanze internazionali degli Stati Uniti.

In un crescendo di entusiasmo e passione per la geopolitica Rocca ci ha detto, in breve, che:

1) gli USA usciranno presto da NATO e SEATO;
2) e ciò sarà dovuto ai differenti interessi dell’America e dei suoi Alleati.

Ciò che stupisce di questa analisi non è solo il fatto che queste considerazioni siano assolutamente ovvie, e non certo uno scoop, quanto il fatto che Rocca non si è accorto di star compiendo una lode al realismo.

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