Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Riletture - page 3

Incontro pubblico con André Glucksmann

Discussioni/Riletture

Venerdì 10 novembre, alle ore 18, presso il Palazzo delle Stelline, corso Magenta 61, Milano dibattito con André Glucksmann in occasione dell’uscita, presso Spirali, della sua autobiografia Una rabbia di bambino.

Un intellettuale presente sulla scena culturale europea da quarant’anni, autore di libri che hanno influenzato generazioni di giovani. Al libro di esordio, nel 1967, Il discorso sulla guerra (critica della strategia americana in Vietnam), seguono: La cuoca e il mangia-uomini (comunismo e gulag), I padroni del pensiero (critica del marxismo), Dostoevskij a Manhattan, Occidente contro Occidente (condanna del terrorismo nichilista e guerra in Iraq) e il recente Il discorso dell’odio (quello per gli ebrei, le donne e l’America). Con Spirali il filosofo francese ha pubblicato nel 1983 L’atto antitotalitario (critica dell’ideologismo politico di massa) e, oggi, Una rabbia di bambino, la sua autobiografia intellettuale. Leggi tutto

Voltati, Eugenio

Italia/Riletture

Eugenio Scalfari, il nouveau philosophe dell’Ancien Régime, l’uomo che spiega la logica al Padreterno, il testimone del “secolo breve”, il costruttivista amante dei totalitarismi e della loro capacità di plasmare l’Uomo Nuovo, liberandolo dalle catene della Storia, è in questo periodo impegnato in un compito assai meno titanico: dimostrare al colto ed all’inclita che la Finanziaria 2007 non è poi così male, anzi che trattasi di artefatto di elevata qualità etica. Leggi tutto

Miseria, terrore e morte

Una buona formazione sui temi economici di base è il fondamento per buone politiche economiche. In una democrazia, i cittadini ottengono (quasi sempre) il governo che votano. Se le persone hanno idee confuse o distorte sul modo in cui l’economia funziona, il risultato è una cattiva policy. Scrive Newsweek, nel tentativo di analizzare le cause della minore crescita economica europea rispetto agli Stati Uniti:

In France, books approved by the Education Ministry promote statist policies and voodoo economics. “Economic growth imposes a way of life that fosters stress, nervous depression, circulatory disease and even cancer,” reports “20th-Century History,” a popular high-school text published by Hatier. Another suggests Margaret Thatcher and Ronald Reagan were dangerous free-market extremists whose reforms plunged their countries into chaos and despair.

Chi scrive ha assistito, mesi addietro, ad un convegno sull’etica degli affari e d’impresa, in cui un docente universitario si è esibito in questa balzana definizione di giusto profitto: Leggi tutto

Consiglio di lettura

Riletture

Il passato è Tortura, il Presente è l’Inferno. Questo è quanto riporta la copertina de La giostra del diavolo, primo lavoro di un giovane giornalista inglese, un vero bestseller che ha avuto in Italia ben tre edizioni in tre settimane e grande approvazione da parte della critica, oltre che del pubblico.

Anche ne “La giostra del diavolo”, per non tradire la moda di questo periodo, la vicenda accosta a indagini su un omicidio i misteri e gli orrori di una vicenda del passato, mescolando elementi storici e fantastici. Questa volta le indagini si vanno ad incrociare in maniera tutt’altro che scontata con avvenimenti che riguardano la deportazione degli ebrei e i campi di sterminio.

Il risultato è un giallo avvincente, pieno di tensione e di colpi di scena in cui, oltre a filmati inediti dei tempi dell’Olocausto vengono fuori anche degli snuff-movie di circoli neonazisti, in un ipnotico avvicendarsi di orrori, del passato e del presente.

Most of all, la traduzione italiana è della nostra poliedrica concittadina Daisy. Chi non lo legge è un sottosegretario alle Politiche Giovanili!

Ma noi siamo diversi – 3

Discussioni/Italia/Riletture

Nel suo libro, Ricolfi individua alcune gravi malattie della comunicazione politica della sinistra. In sintesi, esse sono:

L’orgia di schemi secondari: cioè le razionalizzazioni a posteriori, le spiegazioni che non spiegano ma cercano di salvaguardare l’integrità del proprio schema mentale precostituito. Freud le chiamava razionalizzazioni, per Lazarsfeld si tratta di esposizione selettiva all’informazione, mentre per lo psicologo Leon Festinger si tratta di schemi di riduzione della dissonanza cognitiva, la più potente spiegazione della sopravvivenza delle false credenze, nonché dell’ampio ed universale ricorso agli schemi secondari nella vita quotidiana. Festinger cita, a supporto della propria tesi, l’episodio realmente accaduto di una setta americana dei primi anni Cinquanta, che attendeva la fine del mondo. Un giorno, la fondatrice della setta annunciò che un certo giorno si sarebbe verificata un’inondazione enorme, da cui si sarebbero salvati solo i credenti, messi in salvo su dischi volanti. Quando, il giorno indicato, l’inondazione non si verificò, la fondatrice disse che “i Guardiani” avevano deciso di salvare il pianeta come premio per la fede dei credenti, i quali divennero più fedeli che mai. Questa è la prima malattia della sinistra italiana: il rifiuto a confrontarsi con la realtà fattuale, cioè il rifiuto del fallibilismo epistemologico, cioè l’antitesi del pensiero liberale. Superfluo aggiungere che a sinistra, quando la teoria viene disconfermata empiricamente, una delle principali reazioni adottate per ridurre la dissonanza cognitiva non è la revisione della teoria, bensì lo sviluppo di teorie cospirazioniste, la ricerca spasmodica del Grande Vecchio, responsabile del dirottamento della Teoria. Leggi tutto

Ma noi siamo diversi – 2

Discussioni/Italia/Riletture

Spigolando tra le pagine dell’interessantissimo libro di Luca Ricolfi “Perché siamo antipatici?”, abbiamo trovato alcuni passaggi illuminanti circa il fatto che la dialettica politica di questo paese è malata, cosa che già sospettavamo, non solo e non tanto per la mancanza di lettura e memoria storica condivisa, che porta al rifiuto della legittimazione dell’avversario, ma perché una parte politica ha scelto, dapprima consapevolmente, poi per stratificazione culturale, infine per coazione a ripetere, di negare in radice la moralità dello schieramento e dell’elettorato “nemico”. Leggi tutto

Lobby d’Italia

Questo nostro Paese assomiglia a un bellissimo Meccano. Purtroppo è montato male. Ci sono qua e là negli ingranaggi dei sassi che ne bloccano i movimenti… Non c’è altro da fare che smontarlo e rimontarlo pezzo per pezzo. (Francesco Giavazzi)

Quando venne presentato il progetto dell’Istituto italiano di tecnologia ai ricercatori di Harvard e del MIT, si presentarono ad ascoltare in un centinaio: chimici, biologi, astronomi, medici, ingegneri. Tutti italiani. Se entriamo nella sala cambi di una banca d’affari londinese ci accorgiamo che un dipendente su tre è italiano. Gli italiani suscitano ammirazione; l’Italia molto meno. Francesco Giavazzi raccoglie gli articoli di una lunga battaglia a favore del merito, della concorrenza e del mercato. Spiega che il declino è solo colpa nostra. Un’Italia dove c’è molto credito ma poco capitale, più rendite che profitti, troppa ricchezza rispetto al reddito; dove contano più le relazioni dei risultati, le paure dei progetti. Un Paese in grigio, prigioniero di se stesso. Che non sa cosa si perde. Avesse solo un po’ più di coraggio… (Ferruccio de Bortoli) Leggi tutto

Blairismo e sinistra europea – 2

Discussioni/Riletture

In Italia, l’emersione del fenomeno blairiano coglie la sinistra in una delle sue innumerevoli, abituali transizioni, quella causata dalla sconfitta elettorale del 1994, e che Andrea Romano definisce dell’“oltrismo”: l’aspirazione fumosa e confusa al superamento di comunismo e socialdemocrazia, che come un fiume carsico periodicamente riemerge nella elaborazione psicanalitica della sinistra italiana. Tale aspirazione, di fatto, era figlia del moralismo berlingueriano, che alimentava la mitologia dell’eccezionalismo della sinistra italiana, e che era destinata a giungere ai giorni nostri attraverso Mani Pulite e il persistente giustizialismo, che ancora oggi rappresenta il tratto distintivo di ampia parte della sinistra e le fondamenta del collateralismo di una componente non marginale della magistratura italiana. Dunque, all’indomani della sconfitta del 1994, per opera di Berlusconi, il gruppo dirigente dell’allora Pds è impegnato nell’ennesima ridefinizione strategico-identitaria. E decide di perseguire un duplice obiettivo: collocare stabilmente la sinistra italiana nell’alveo di quello che viene evocativamente definito socialismo europeo; e, sul piano interno, annunciare la metamorfosi verso quella “rivoluzione liberale” strumentale a fare dell’Italia un “paese normale”. Leggi tutto

Blairismo e sinistra europea – 1

Discussioni/Riletture

Della bella biografia politica di Tony Blair, scritta da Andrea Romano, ci ha colpito soprattutto il capitolo dedicato al confronto tra il leader del New Labour e le altre sinistre europee. La rivitalizzazione del laburismo britannico ad opera di Blair ha rappresentato un’autentica sassata nella piccionaia della sinistra continentale. Da partito destinato e condannato a governare poco e male, privo di radici autenticamente marxiste e visto, non senza ragione, come pura cinghia di trasmissione sindacale nella dinamica politica (tradeunionismo), il Labour è improvvisamente assurto a modello di modernizzazione ed innovazione, guidato da un leader ipermediatizzato, a cui sono stati associati aggettivi abitualmente estranei alla tradizione della sinistra, britannica e continentale: “giovane”, “pragmatico”, “vincente”, “moderno”. A partire dal 1997, dunque, il blairismo viene letto dai socialismi continentali come misura di confronto, con la classica polarizzazione: ora per prenderne le distanze, come farà, molto transalpinamente, Lionel Jospin; in altre circostanze, e soprattutto per finalità di bassa cucina politica interna, per chiederne riconoscimento e legittimazione. Leggi tutto

Leggere e rileggere

Riletture

Diritti politici e civili, giustizia, governabilità, lotta contro ogni dispotismo, anche quello della maggioranza, ma soprattutto federalismo e ‘devolution’: sono questi i contenuti fondamentali della libertà dell’uomo moderno. Presupposti indispensabili, che superano le distinzioni ideologiche perchè basati su valori e principi essenziali. Questo libro propone un itinerario ideale attraverso testi filosofici, documenti storici e dichiarazioni politiche, per risalire alle fonti del pensiero politico liberale e democratico. Da Aristotele a Cicerone, da Beccaria a Tocqueville, da Croce a Popper, nelle parole dei grandi uomini di ogni tempo e paese il lettore scoprirà come in uno stato davvero democratico il semplice rispetto delle leggi non sia sufficiente a garantire la piena libertà. Occorre infatti quell’impalpabile quanto irrinunciabile ‘valore aggiunto’ che solo la virtù e il senso civico dei cittadini possono dare.

Edward N.Luttwak
Susanna Creperio Verratti
IL LIBRO DELLE LIBERTA’
Mondadori, 2002

N.P. (Nota Phastidiosa): da leggere con particolare cura la Parte Ottava: Stato e Chiesa

Consigli per gli acquisti

Riletture

Il corpus di idee politiche che Daniel Pipes chiama “cospirazionismo” si formò oltre due secoli fa, quando alcuni avversari della Rivoluzione francese attribuirono ai propri nemici un’intenzione diabolica di dominio del mondo e una sovrumana capacità di pianificazione. Queste paure, che prendono in particolare di mira le società segrete e gli ebrei, si possono peraltro rintracciare anche in epoche molto lontane. La storia che Pipes racconta risale infatti fino alle Crociate (alla nascita dell’Ordine dei Templari) e mette in scena intellettuali (Spengler, Chomsky), demagoghi (Marr, Farrakhan), dittatori (Hitler, Lenin, Stalin), leader insospettabili (Disraeli, Churchill), misteri insoluti (l’assassinio di Kennedy, di Martin Luther King, di Malcolm X), casi di cronaca (il processo a O. J. Simpson, il pestaggio di Rodney King a Los Angeles), società pseudosegrete (massoneria, Illuminati di Baviera, Ku Klux Klan), grandi famiglie (Rothschild, Rockefeller, Ford). L'”ossessione del grande complotto” è un pericoloso impasto di malessere psicologico e di malafede culturale, ha radici religiose, economiche e ideologiche molto profonde e ha indubbiamente cambiato il corso della storia. Ma oggi? Secondo Pipes le teorie della cospirazione sono più vive che mai, in Occidente e nel mondo musulmano, come dimostrano molte congetture paranoiche formulate intorno all’11 settembre, alla guerra in Iraq e alla tragedia di Beslan.

Daniel Pipes
Il lato oscuro della storia. L’ossessione del grande complotto
Titolo orig. : Conspiracy. How the Paranoid Style Flourishes and Where It Comes from
I ed. italiana, Lindau, 2005

Anche in Italia, at last

America, 1940. Charles A. Lindbergh, eroe della trasvolata sull’Atlantico, fervido antisemita e filonazista, diventa presidente sconfiggendo Franklin D. Roosevelt. Da quel momento gli Stati Uniti smettono di appoggiare gli inglesi e i francesi contro le potenze dell’Asse, e dietro un’apparente neutralità stringono patti con la Germania di Hitler. Una famiglia ebraica di Newark, la famiglia Roth, scopre di non essere abbastanza americana per i gusti del nuovo presidente e inizia a temere che anche il proprio paese possa trasformarsi in un regno del terrore. Tra controstoria e autobiografia, il ritratto dell’America in forma di incubo.

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Occidentalismo – Le radici dell’odio

Riletture

I due autori definiscono “occidentalismo” il quadro disumanizzato dell’Occidente tratteggiato dai suoi nemici. Il saggio si propone di analizzare questo nodo di pregiudizi, che non possono essere spiegati esclusivamente come un problema islamico, rintracciandone le radici storiche. L’occidentalismo non può essere ridotto a malattia mediorientale, non più di quanto lo si possa ridurre all’odio antioccidentale dei giapponesi di mezzo secolo fa. Secondo gli autori, che esprimono una posizione molto simile a quella presentata da Paul Berman nel libro “Terrore e liberalismo”, l’occidentalismo, il capitalismo, il marxismo ed altri “ismi” sono nati in Europa prima di essere esportati in altre aree del mondo. L’Occidente è stato la culla dell’illuminismo, del liberalismo, del secolarismo ma anche dei loro velenosi antidoti. Già nell’Ottocento e prima, il problema che si poneva a molte civiltà extraeuropee era quello di modernizzarsi, cioè in essenza produrre armi e tecnologia prevalentemente militare, imitando il modello sociale europeo e nordamericano senza contaminare le radici profonde dei propri modelli culturali. Questa discrasia ha prodotto alienazione e lo sviluppo di movimenti di pensiero e politici fortemente avversi all’Occidente. Leggi tutto

Robert Kagan, “Il diritto di fare la guerra”

Riletture/Stati-Uniti

Nell’Occidente si è prodotto un grande scisma filosofico: al posto dell’indifferenza reciproca, fra America ed Europa si è instaurato un forte antagonismo che minaccia d’indebolire entrambi i partner della comunità atlantica. La maggioranza degli europei ha messo in dubbio la legittimità del potere americano e della supremazia mondiale degli Stati Uniti. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’America si trova quindi a soffrire di una crisi di legittimità internazionale. Leggi tutto

Indro Montanelli, storia di un altro italiano

Riletture

Sul Risorgimento, lo Stato e il federalismo – “La Repubblica (…) si presentava come depositaria dei valori della Resistenza, un mito ancora più falso di quello del Risorgimento. Che non era stata affatto, come pretendeva di essere, la lotta di un popolo in armi contro l’invasore, bensì una lotta fratricida tra i residuati fascisti della Repubblica di Salò e le forze partigiane, di cui l’80 per cento si batteva (quasi mai contro i tedeschi) sotto le bandiere di un partito a sua volta al servizio di una potenza straniera.” (…) “Il Risorgimento come epopea dello spirito unitario e patriottico è un falso storico. Il Risorgimento fu un fatto elitario, passato sopra le teste del popolo che se lo ritrovò scodellato insieme all’unità del Paese. L’Italia, insomma, nacque da una montagna di patacche su cui campiamo da oltre 150 anni a prezzo, si capisce, d’altre patacche, come quella di uno stato centralistico garantito solo dalla sua inefficienza. Lo Stato italiano è prepotente, vessatorio, talvolta anche persecutorio. Ma non perché sia forte, anzi proprio perché è debole. Il federalismo ha bisogno invece di un radicato sentimento d’identità nazionale che faccia da diga alle spinte centrifughe che il federalismo stesso scatena. E se l’Italia ne infila la china, non ha in mano i freni per poter regolare la corsa, e si sfascia.”

Sul sistema cultural-propagandistico togliattiano – “I metodi dei comunisti erano quelli della scuola delle Frattocchie, che stava a metà tra il convento medievale e la caserma prussiana. Per prima cosa, dunque, si impadronirono degli archivi della polizia segreta, del Ministero dell’Interno e del Minculpop. Comincio così il grande ricatto al quale tutti, o quasi tutti, gli intellettuali italiani si piegarono perché tutti, o quasi tutti, compromessi col regime: che peraltro, in cambio di titoli e prebende, richiedeva al massimo qualche omaggio formale, e talvolta nemmeno quello. (…) quanto ai renitenti, adottò due tattiche: o l’accusa di fascismo, oppure il silenzio su tutto quello che dicevano o facevano. Il caso forse più clamoroso fu l’ostracismo dato a Giovannino Guareschi, il cui “Candido” costituì, assieme al “Borghese”, una delle pochissime voci controcorrente di quegli anni. Il suo Don Camillo è certamente l’opera più significativa dell’immediato dopoguerra. Il pubblico lo comperava a decine di migliaia di copie, lo traducevano persino in giapponese, ma per la nostra critica letteraria non esisteva.” Leggi tutto

Robert Kagan, “Paradiso e potere – America ed Europa nel nuovo ordine mondiale”

Riletture/Stati-Uniti

Spesso si dice che gli Stati Uniti sono imprigionati in una concezione hobbesiana delle relazioni internazionali, quella dell’homo homini lupus, un mondo anarchico in cui leggi e regole internazionali sono inaffidabili e la vera sicurezza, la difesa e l’affermazione dei valori liberali dipendono ancora dall’uso della forza, mentre l’Europa, anche grazie alla costruzione unitaria, è entrata in un paradiso post-storico di pace e relativo benessere: la realizzazione della “pace perpetua” di Kant. Da questa diversa visione del mondo scaturiscono le divergenze profonde di oggi tra le due sponde dell’Atlantico, che stanno facendo venir meno, o perlomeno ridefinire, il concetto tradizionale di “Occidente”. Ma è davvero così? Gli Americani sono un popolo di bruti e aggressori, sempre pronti a prendere il fucile ed applicare la pena di morte, in patria e fuori, mentre gli europei rappresentano il trionfo della logica, del negoziato, dei legami commerciali ed economici per cementare le nazioni? A questa domanda tenta di rispondere Robert Kagan, col suo saggio “Paradiso e Potere”. I risultati a cui giunge sono ampiamente condivisibili. Leggi tutto

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