Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Economia & Mercato

Surplus tedesco e balordoliberalismo italiano

Ieri Matteo Renzi, impegnato allo spasimo ad ottenere dalla Ue nuovo deficit di pessima qualità con cui impiccare il paese, ha detto che “la Germania ha un surplus commerciale di 90 miliardi di euro, che tiene fermi anziché investirli”. Oggi, in suo soccorso, accorre Federico Fubini sul Corriere con un’altra perla, sull’export tedesco: “Si tratta di una somma così grande che le imprese, lo Stato e i cittadini tedeschi non riescono a trasformarla in consumi e investimenti produttivi. Preferiscono la liquidità, dunque il risparmio inerte continua ad accumularsi”.

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Svizzera, arriva la sovranità popolare “light”

Nel febbraio 2014 un quesito referendario di rango costituzionale (una di quelle meravigliose forme di democrazia diretta che la Svizzera mostra con legittimo orgoglio al mondo), ha stabilito, con uno scarto di soli 20 mila voti, che entro tre anni la Confederazione avrebbe dovuto fissare tetti massimi per i permessi di soggiorno e contingenti annuali per tutti gli stranieri, determinati in funzione dei bisogni dell’economia.

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Giappone, il capolinea dietro la curva ripida

Economia & Mercato/Esteri

Dopo tre anni e mezzo di tentativi pressoché disperati e regolarmente frustrati di portare l’inflazione in un intorno del 2%, oggi la banca centrale giapponese ha estratto dal cilindro un nuovo coniglio geneticamente modificato, in quello che appare sempre più come un esperimento che rischia di finire molto male: credere che la politica monetaria sia onnipotente, soprattutto nella creatività.

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La mano debole di un pessimo giocatore d’azzardo

Per il terzo anno consecutivo, cioè dal suo arrivo a Chigi, Matteo Renzi si appresta a buttarla in caciara con la Ue per poter quadrare i conti (si fa per dire) con più deficit. Conosciamo l’obiezione governativa: il rapporto deficit-Pil italiano non sta aumentando bensì diminuendo, e resta sotto la soglia del 3%, quindi non c’è alcun aumento di deficit. Le cose non stanno in questi termini: correggendo per il ciclo economico, nel 2016 l’Italia ha aumentato il deficit-Pil strutturale, cioè riferito al Pil potenziale, dello 0,7%, e questo a preventivo. A consuntivo, stante il rallentamento, potrebbe anche fare peggio.

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Giappone, arrivano gli immigrati?

Come segnala il Financial Times, in Giappone sta (forse) accadendo qualcosa di epocale: un circospetto, lieve ma significativo ricorso a manodopera d’immigrazione. Sarebbe una profonda discontinuità, nel paese che sinora è riuscito a conciliare una popolazione tra le più anziane al mondo con la chiusura pressoché totale a lavoratori stranieri.

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Il Phastidio del doppio euro

Puntata di Spazioeconomia del 12 settembre, condotta da Flaminio De Castelmur e Riccardo Pizzorno, ospiti Francesco Simoncelli ed il vostro titolare. Si parla di doppio euro, la trovata riciclata da Joseph Stiglitz per promuovere il suo ultimo libro, e che gira sopra le nostre teste ormai da un lustro. Oltre a varia altra umanità, tra cui l’incapacità storica (antropologica?) dell’Italia a stare in un accordo di cambio e farsi disciplinare da un vincolo esterno, la difficoltà a fare riforme supply side in assenza di domanda, il nostro esistenziale handicap demografico. Dal minuto 20 circa al minuto 56. Buon ascolto.

Il deficit di comprensione del surplus

Come noto, nella disperata ricerca di capri espiatori e complotti esterni a cui imputare la non brillantissima performance economica nazionale, gli italiani ed i loro prestigiosi editorialisti hanno trovato da tempo un numero da coccolarsi e per cui sdegnarsi: il saldo delle partite correnti tedesche, o meglio il saldo commerciale germanico, che del primo è magna pars. “Se solo i tedeschi riducessero il loro surplus, noi cresceremmo di più!”, è il ritornello ricorrente. Ma da cosa deriva il surplus tedesco? E in che modo noi italiani potremmo avvantaggiarci da una sua riduzione?

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Partita (doppia) persa

Economia & Mercato/Italia

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato che la legge di Stabilità 2017 non conterrà alleggerimenti Irpef. La cosa non è scandalosa, visto che lo stesso Padoan nei mesi passati ha detto più volte che ogni riduzione di imposizione fiscale sarebbe stata valutata in base alle compatibilità finanziarie ed allo scenario economico. Più singolare che il ministro abbia ritenuto di dare un contentino sottolineando “continuiamo però a ridurre la pressione fiscale, che è scesa di un punto dal 2013”. Qui non tutto è chiarissimo.

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La fine del Quantitative easing Bce sarà la resa dei conti per l’Italia

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Banca centrale europea ha deciso di non fornire indicazioni su un eventuale allungamento o potenziamento delle operazioni di easing quantitativo, il cui termine è previsto per marzo. Mario Draghi ha detto che il tema non è stato trattato, anche considerando le previsioni aggiornate di crescita, che restano sostanzialmente stabili al 2017, pur se quelle di inflazione per il prossimo anno sono state limate da 1,3 a 1,2%. In molti pensano che queste motivazioni siano una trasparente foglia di fico. Le stime di inflazione per l’Eurozona per il prossimo anno sono già piuttosto elevate rispetto ai valori correnti, ed il loro progressivo ridimensionamento non promette nulla di buono. Vi sono poi problemi di scarsità di titoli di Stato tedeschi acquistabili.

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Mercato del lavoro: stasi e segni di malessere

Economia & Mercato/Italia

Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati delle comunicazioni obbligatorie, sono state registrate 2,45 milioni di attivazioni di contratti nel complesso a fronte di 2,19 milioni di cessazioni. La maggioranza delle cessazioni sono dovute al termine del contratto a tempo determinato (1,43 milioni). Nel trimestre, le attivazioni di contratti a tempo indeterminato sono state 392.043, il 29,4% in meno rispetto all’anno scorso (-163.099), per evidente effetto della riduzione dei sussidi all’assunzione a tempo indeterminato. I rapporti di lavoro a tempo indeterminato cessati nel trimestre sono stati 470.561, il 10% in meno rispetto allo stesso periodo del 2015.

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