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	<title>Phastidio.net &#187; Economia &amp; Mercato</title>
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	<description>&#34;Speak softly and carry a big stick&#34;  (T. Roosevelt)</description>
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		<title>La forza delle argomentazioni &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci è voluto un po&#8217; di tempo, ma alla fine l&#8217;argomentato attacco alla assai ipotetica candidatura di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea è arrivato. Il pulpito non è dei più qualificati (il quotidiano tedesco Bild), ma certo di grande presa popolare. Il tema dell&#8217;ortodossia monetaria è very pop in Germania, un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ci è voluto un po&#8217; di tempo, ma alla fine l&#8217;argomentato attacco alla assai ipotetica candidatura di <strong>Mario Draghi</strong> alla guida della <strong>Banca Centrale Europea</strong> è <a href="http://www.corriere.it/economia/10_marzo_11/draghi-bild_0c9f54a4-2cfd-11df-a00c-00144f02aabe.shtml">arrivato</a>. Il pulpito non è dei più qualificati (il quotidiano tedesco <em>Bild</em>), ma certo di grande presa popolare. Il tema dell&#8217;ortodossia monetaria è <em>very pop</em> in Germania, un po&#8217; come quello dell&#8217;immigrazione da noi, dove può capitare di leggere titoli del tipo &#8220;<em>I negri hanno ragione</em>&#8220;, e Bild lo declina a modo suo. Il posto oggi occupato da <strong>Jean-Claude Trichet</strong> potrà andare solo  ad un tedesco, e chi meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Axel_A._Weber"><strong>Axel Weber</strong></a>? Quanto a Draghi, lui è &#8220;un uomo della lira&#8221;, ma non solo: ha pure lavorato per <strong>Goldman Sachs</strong>, argomenta Bild.</p>
<p><span id="more-4575"></span>Quest&#8217;ultima accusa, a onor del vero, è molto popolare anche da noi, ad uso e consumo di quanti ritengono che sia possibile ridurre l&#8217;ansia trovandosi un capro espiatorio, e poco importa che la parentesi di Draghi a Goldman sia terminata molto tempo addietro, o che egli non fosse (ovviamente) coinvolto in operazioni di finanza strutturata, avendo un ruolo di <em>relationship</em> istituzionale più o meno uguale a quello che nel corso degli anni hanno avuto <strong>Mario Monti</strong>, <strong>Romano Prodi</strong> e (udite, udite) <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/06/letta-goldman.shtml?uuid=909fc446-1d74-11dc-ab9f-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero"><strong>Gianni Letta</strong></a>. Tornando ad <strong>Axel Weber</strong>, all&#8217;eroe senza macchia e senza paura della stabilità monetaria (mica come Draghi, che la notte di nascosto stampa banconote nella cantina di casa), potrebbero e dovrebbero essere girate <a href="http://baselinescenario.com/2010/02/19/six-questions-for-axel-weber/">le domande di <strong>Simon Johnson</strong></a>.</p>
<p>Weber, nel suo pluriennale ruolo di <em>dominus</em> e custode dell&#8217;ortodossia economica e monetaria tedesca, potrebbe ad esempio spiegare dov&#8217;era quando <strong>Deutsche Bank</strong> è diventata una delle banche con la maggior leva finanziaria al mondo, suggerisce Johnson. Oppure potrebbe spiegare il ruolo della <strong>Bundesbank, </strong>in quanto regolatore del sistema creditizio tedesco, nel caso di <strong>Hypo Real Estate</strong>, il buco nero di Germania. O ancora, la strenua resistenza tedesca alle proposte di incremento dei requisiti di capitale, e l&#8217;aver tenuto rigorosamente segreti i risultati degli <em>stress test</em> bancari europei, per evitare qualcosa di più dello stigma a carico di alcuni istituti non particolarmente virtuosi. E potrebbe forse anche spiegare il ruolo tedesco nel contesto di quella che Johnson definisce la politica monetaria fortemente prociclica dell&#8217;eurozona, che ha indirettamente favorito gli esportatori tedeschi.</p>
<p>Weber, è l&#8217;argomentazione di Johnson, in quanto ascoltatissimo consigliere economico dei governi di Berlino, è stato determinante nel perseguire un modello di <em>policy </em>basato sull&#8217;export e sulla stretta fiscale sistematica. Che notoriamente è cosa diversa da una politica fiscale anticiclica, tale cioè da risultare moderatamente espansiva in recessione e restrittiva in espansione (a somma zero, quindi), ma evidentemente per i tedeschi questi sono dettagli.</p>
<p>Al di là delle campagne dei giornali popolari, <strong>Berlino resta il crocevia dei destini dell&#8217;Unione monetaria europea, oltre che della sua evoluzione politica</strong>. Spetta ai tedeschi scegliere se continuare a spremere esportazioni dal Sud di Eurolandia (se e quando ciò potrà tornare ad accadere), salvo poi salire in cattedra nel momento in cui gli squilibri diventano insostenibili, oppure se puntare ad un vero coordinamento delle politiche economiche. Sperando che a Berlino riescano a comprendere che gli squilibri macroeconomici sono come il tango (cioè che occorre essere in due per ballare), e che un deficit non è altro che un surplus visto allo specchio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Update</strong></span>: questi stessi concetti li ritrovate (ovviamente espressi meglio) in <a href="http://www.nakedcapitalism.com/2010/03/spain%E2%80%99s-woes-and-germany%E2%80%99s-export-model-could-mean-double-dip.html">questo post</a> di <strong>Edward Harrison</strong> per <em>Naked Capitalism</em>, che riprende lo schema dei saldi tra settore pubblico, privato e conto capitale, frequentemente utilizzato da <strong>Martin Wolf</strong>. La morale è che l&#8217;Europa, applicando la ricetta tedesca, va dritta ad infilarsi in un <em>double dip</em>.</p>
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		<title>Dove stanno i problemi</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Istat ha comunicato la stima finale del Pil italiano del quarto trimestre 2009. Il dato congiunturale segna una flessione dello 0,3 per cento sul terzo trimestre, in peggioramento rispetto al meno 0,2 per cento della prima stima. Il tendenziale, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorati, mostra una contrazione del 3 per cento. Tra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>L&#8217;<strong>Istat</strong> ha comunicato la <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/contitri/20100310_00/">stima finale</a> del Pil italiano del quarto trimestre 2009. Il dato congiunturale segna una <strong>flessione dello 0,3 per cento sul terzo trimestre</strong>, in peggioramento rispetto al meno 0,2 per cento della prima stima. Il tendenziale, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorati, mostra una contrazione del 3 per cento. Tra le componenti del Pil, nel quarto trimestre peggiorano gli investimenti (meno 1 per cento contro attese per meno 0,3 per cento), con le flessioni maggiori nel settore delle costruzioni e dei macchinari.</p>
<p><span id="more-4571"></span><strong>L&#8217;altra voce che ha sottratto crescita è quella del commercio estero</strong>: in termini congiunturali, nel quarto trimestre del 2009 le importazioni di beni e servizi sono cresciute del 3,2 per cento, mentre le esportazioni sono aumentate dello 0,1 per cento. Su base tendenziale, quella meno esposta alle fluttuazioni di breve periodo, abbiamo un inequivocabile campanello d&#8217;allarme: negli ultimi quattro trimestri le esportazioni sono diminuite dell&#8217;11,4 per cento, le importazioni del 7,6 per cento. <strong>Esiste un problema di competitività del Made in Italy</strong>: se ne è accorta anche l&#8217;agenzia di rating <strong>Fitch</strong>, che segnala la continua <a href="http://www.telegraph.co.uk/finance/financetopics/financialcrisis/7407663/Fitch-warns-Britain-and-questions-Greek-rescue-as-sovereign-risks-grow.html">perdita di quote di mercato globale</a> per il Belpaese:</p>
<blockquote><p>«The    country that stands out is Italy. It has been losing world share for  years    but the market has not focused on it»</p></blockquote>
<p>Anche l&#8217;Italia ha un problema di crescita eccessiva del costo del lavoro per unità di prodotto (immagine speculare della insufficiente crescita della produttività) e di inesorabile erosione della propria competitività: in questo è membro a pieno titolo del <em>Club Med</em>, con <strong>Grecia</strong>, <strong>Spagna</strong> e <strong>Portogallo</strong>. Ma ovviamente noi ne usciremo meglio di altri, che ve lo dico a fare?</p>
<p>Per i tifosi dell&#8217;Ocse (quelli che non leggono Topolino) segnaliamo inoltre che oggi è stato pubblicato il rapporto &#8220;<em>Obiettivo Crescita</em>&#8220;, in cui si sottolinea che <strong>il peso del fisco nel nostro Paese è decisamente superiore a quello dell&#8217;area degli altri Paesi industrializzati</strong>. Secondo l&#8217;Ocse,<strong> l&#8217;Italia deve ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, oltre ad aumentare le deduzioni Irap</strong>. Allo stesso tempo, finanziando le riduzioni fiscali con la lotta all&#8217;evasione, dovrà &#8220;porre fine ai condoni fiscali&#8221;. Inoltre, per tutti i tifosi del quoziente familiare, l&#8217;Ocse segnala che, per un <em>single </em>a basso reddito e senza figli la pressione fiscale nel 2008 si è avvicinata al 45%, mentre è sotto il 35% nell&#8217;area Ocse. Per una persona sposata, con medio reddito e due figli, la tassazione supera il 35%, contro una media Ocse vicina al 27%. Ma anche questa è &#8220;disinformazione assoluta&#8221; e &#8220;indegna gazzarra&#8221;, visto che noi le tasse <a href="http://phastidio.net/2010/02/06/nota-metodologica-ad-uso-del-premier/">le abbiamo già tagliate</a>.</p>
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		<title>Ma la colpa non è dei CDS</title>
		<link>http://phastidio.net/2010/03/09/ma-la-colpa-non-e-dei-cds/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 09:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[*Avvertenza: post irrimediabilmente tecnico
Cosa c&#8217;è di meglio, per la classe politica, che trovare un capro espiatorio eclatante come la speculazione? E&#8217; perfetta, si porta in tutte le stagioni, crea un discreto ricompattamento del campo domestico, anche in caso di adozione di misure impopolari. Ecco spiegato il motivo della caccia alle streghe nei confronti dei Credit [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><em>*Avvertenza: post irrimediabilmente tecnico</em></p>
<p>Cosa c&#8217;è di meglio, per la classe politica, che trovare un capro espiatorio eclatante come la speculazione? E&#8217; perfetta, si porta in tutte le stagioni, crea un discreto ricompattamento del campo domestico, anche in caso di adozione di misure impopolari. Ecco spiegato il motivo della caccia alle streghe nei confronti dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Credit_default_swap"><em>Credit Default Swap</em></a> (CDS), lo strumento più citato (e meno capito) da media ed eletti, in questo periodo.</p>
<p><span id="more-4564"></span>Nei giorni scorsi vi è stata una vasta <strong>chiamata alle armi contro i CDS</strong>, responsabili (secondo alcuni) dell&#8217;aggravamento della crisi greca, in termini di maggiori oneri di servizio del debito, tali da soffocare nella culla ogni tentativo di risanamento fiscale. Il grido di battaglia di <strong>George Papandreou</strong> e del governo di Atene è &#8220;<em>la Grecia deve indebitarsi sui mercati allo stesso costo degli altri paesi europei</em>&#8220;. Proposito lodevole, che tuttavia prescinde dal fatto che il costo del debito è legato alle prospettive di rimborso, cioè al rischio di credito. Quest&#8217;ultimo ha fatto irruzione in Eurolandia come un elefante nella cristalleria, ed è destinato a restarvi. Papandreou ha finito col credere, non è dato sapere se in buona fede o meno, che ogni differenziale nel costo del debito greco rispetto al resto della zona Euro sia imputabile all&#8217;attività degli &#8220;speculatori&#8221;, segnatamente di quelli in CDS. Per qualche giorno anche gli altri governi europei hanno fatto mostra di credergli, ed hanno minacciato neppure troppo velatamente di bandire il trading sui CDS.</p>
<p><strong>L&#8217;operazione, che fosse studiata a tavolino o meno, è servita nel breve termine</strong> perché molti &#8220;speculatori&#8221; hanno deciso di chiudere le posizioni ribassiste sul rischio sovrano greco, vendendo cioè la protezione che avevano in precedenza acquistato. In parallelo a ciò (vedremo tra poco il flusso causale), anche il cosiddetto mercato <em>cash</em>, cioè i titoli di stato greci, sono stati interessati da correnti di acquisto e riacquisto, ed hanno visto stringere significativamente (pur se ancora su livelli molto elevati) il differenziale con i Bund tedeschi. Negli stessi giorni in cui in Eurolandia si discuteva del divieto di trading sui CDS &#8220;<em>naked</em>&#8221; (&#8220;nudi&#8221;,cioè quelle situazioni in cui si compra protezione su una entità creditizia senza possedere i titoli sottostanti), il Dipartimento della Giustizia statunitense si è messo ad investigare sulla possibilità che &#8220;alcuni hedge funds&#8221; (pare non più di quattro o cinque) abbiano &#8220;cospirato&#8221; per provocare un indebolimento dell&#8217;euro.</p>
<p><strong>Questa tesi è quasi surreale</strong>: quanto può &#8220;muovere&#8221; un hedge fund, inclusa la propria leva finanziaria? Diciamo cinquanta miliardi di euro? Cento? Duecento? Moltiplicate per cinque, e riflettete sul fatto che ogni giorno, sui mercati valutari, vengono movimentate alcune migliaia di miliardi di euro. E&#8217; realistico pensare che sia possibile &#8220;attaccare l&#8217;euro&#8221; orchestrando vendite per una frazione trascurabile dell&#8217;interscambio giornaliero del mercato valutario? E peraltro, indebolire la moneta unica avrebbe fatto solo un favore ai governi di Eurolandia, desiderosi di far respirare il proprio export. Forse non è un caso che l&#8217;indagine sia partita dagli Stati Uniti, che dall&#8217;indebolimento dell&#8217;euro hanno solo da perdere. Ma qui scadremmo nel cospirazionismo.</p>
<p>Tornando all&#8217;epica lotta dei greci contro i CDS, la criminalizzazione dei derivati creditizi deriverebbe dal fatto che gli stessi sono visti come <em>driver</em> delle discese di prezzo dei titoli di stato. Le cose non stanno così, spesso anzi accade il contrario: si inizia con correnti di vendita sul <em>cash</em> che innescano acquisti di protezione sul CDS, che a loro volta frenano la tendenza principale. <strong>E&#8217; necessario, a questo punto, introdurre una tecnicalità</strong>: si dice <a href="http://www.google.it/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;ved=0CAsQFjAA&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.yieldcurve.com%2FMktresearch%2Ffiles%2FChoudhry_BasisTrade_Jul06_Logo.pdf&amp;ei=NH6VS5boL8jFsgakwrGUAw&amp;usg=AFQjCNEpnRAHqcBQmxc7khKvJBS-hallDA&amp;sig2=VbI87O6xM2kjYFCeRUhAsQ">base</a> (<em>basis</em>, in inglese) la differenza tra il livello del CDS e quello del bond fisico. Quando la base è negativa (cioè lo spread del bond è più ampio di quello del CDS), gli arbitraggisti comprano il titolo e si coprono comprando protezione. Così facendo si blocca un profitto pari all&#8217;ampiezza della base. <strong>In natura le basi negative non durano molto, vengono cioè molto rapidamente arbitraggiate. Ciò che può durare indefinitamente sono invece le basi positive</strong>, cioè situazioni in cui il CDS è più largo dello spread sul bond sottostante. In questi casi per eseguire l&#8217;arbitraggio servirebbe vendere allo scoperto il titolo fisico e vendere protezione sul CDS. Ciò difficilmente avviene, perché non sempre è possibile vendere allo scoperto l&#8217;obbligazione sottostante: spesso la richiesta di prestito del titolo è talmente elevata che il medesimo diventa &#8220;<em>special</em>&#8221; sul mercato <em>repo</em>, ed il canale di arbitraggio salta.</p>
<p>Da un grafico pubblicato nei giorni scorsi da <em>FT-Alphaville</em>, si evince che i principali debitori europei hanno tutti <a href="http://ftalphaville.ft.com/blog/2010/03/02/162001/on-the-non-existent-basis-of-a-greek-cds-ban/">la base positiva</a>, in modo più o meno accentuato, in particolare <strong>Italia</strong> e <strong>Spagna</strong>, mentre la <strong>Grecia</strong> ha (o aveva, la scorsa settimana) una base nulla. In concreto, che significa? Che mentre è possibile guidare al rialzo il prezzo di un titolo in presenza di base negativa, <strong>la presenza di una base positiva non trasmette direttamente il movimento ribassista ai titoli sottostanti</strong>. In altri termini, nel caso greco il mercato ha cominciato a vendere i bond fisici, creando così una base negativa che è stata arbitraggiata dai trader, che hanno comprato protezione sui CDS. Senza questa operazione, la corrente di vendita dei titoli di stato greci non avrebbe trovato alcun elemento frenante. <strong>Detto in altri ed ulteriori termini, la magnitudine di una base positiva ha relativamente poco effetto sul livello dei bond sottostanti. Ciò significa che incolpare i CDS per la discesa di prezzo di titoli di stato di un paese con ampi e crescenti deficit e debito pubblico ha assai poco senso</strong>.</p>
<p>Ora anche il regolatore finanziario tedesco, <em>BaFin</em>, è giunto a concludere che i CDS non sono stati usati per condurre un attacco speculativo contro la Grecia (qualsiasi cosa significhi l&#8217;espressione &#8220;attacco speculativo&#8221;), ma George Papandreou non si arrende ed è tornato a chiedere al mondo un intervento di <a href="http://www.nytimes.com/2010/03/09/business/global/09drachma.html">repressione contro il trading speculativo</a>. Programma mediamente impegnativo<strong></strong>. E&#8217; possibile che si giunga a vietare l&#8217;operatività &#8220;nuda&#8221; sui CDS, cioè l&#8217;acquisto di protezione senza possedere i titoli sottostanti da proteggere. Lo stesso <strong>Mario Draghi</strong>, in sede di <em>Financial Stability Board</em>, ha detto che i CDS suscitano &#8220;disagio&#8221; (<em>uneasiness</em>); ma anche in questo caso non si eviterà l&#8217;allargamento degli spread su entità il cui merito di credito sta deteriorandosi.</p>
<p>Il governo greco, ed i politici di ogni latitudine, farebbero meglio ad acquisire questo concetto. Solo il risanamento e il ritorno alla crescita tengono lontana la &#8220;speculazione&#8221;. E mai come in questa circostanza le virgolette sono state più appropriate.</p>
<ul>
<li>Lettura complementare consigliata: le <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/03/09/sui-cds-aggiungo-che/">considerazioni </a>di <strong>Oscar Giannino</strong>;</li>
</ul>
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		<title>Il sussidio nuoce alla salute</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima riforma sanitaria necessaria: i sussidi agricoli federali americani sono prevalentemente indirizzati su alimenti che andrebbero invece assunti in modica quantità. (HT: The Consumerist)

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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>La prima riforma sanitaria necessaria: i sussidi agricoli federali americani sono prevalentemente indirizzati su alimenti che andrebbero invece assunti in modica quantità. (<strong>HT</strong>: <a href="http://consumerist.com/2010/03/why-a-salad-costs-more-than-a-big-mac.html"><em>The Consumerist</em></a>)</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 393px">
	<a href="http://dl.dropbox.com/u/3386371/whyasaladcostsmorethanabigmac.jpg"><img class=" " src="http://dl.dropbox.com/u/3386371/whyasaladcostsmorethanabigmac.jpg" alt="" width="393" height="280" /></a>
	<p class="wp-caption-text">Prevenire è meglio che sussidiare</p>
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		<title>Concorso di colpa</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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		<description><![CDATA[Almeno per oggi, i mercati si sono convinti che i negoziati franco-tedeschi per il salvataggio della Grecia andranno a buon fine e che la lieta novella verrà annunciata a breve, magari a suggello del vertice tra George Papandreou e Angela Merkel, previsto nei prossimi giorni. Proseguono nel frattempo le schermaglie ed il fuoco di sbarramento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Almeno per oggi, i mercati si sono convinti che i negoziati franco-tedeschi per il salvataggio della Grecia andranno a buon fine e che la lieta novella verrà annunciata a breve, magari a suggello del vertice tra <strong>George Papandreou</strong> e <strong>Angela Merkel</strong>, previsto nei prossimi giorni. Proseguono nel frattempo le schermaglie ed il fuoco di sbarramento entro le mura tedesche, con il super-falco <strong>Otmar Issing,</strong> già componente dell&#8217;<em>Executive Board</em> della Bce ed oggi consulente di  <strong>Goldman Sachs</strong>, che ha già fatto sapere che la Grecia dovrebbe rivolgersi al <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong>, l&#8217;unica struttura dotata di <em>expertise </em>per gestire simili crisi.</p>
<p><span id="more-4534"></span>Credibilità di Issing a parte, resta lo squilibrio macroeconomico di fondo, alla base della crisi. <strong>In Eurolandia ci sono paesi che risparmiano troppo, ed altri che consumano altrettanto fuori misura</strong>. In Germania, autorevoli commentatori accusano il presidente dell&#8217;Eurogruppo, <strong>Jean Claude Juncker</strong>, di voler sabotare &#8220;il vantaggio competitivo tedesco&#8221;. Accusa bizzarra, che sembra suggerire che nelle Tavole della Legge sia scritto che la Germania <em>deve </em>essere un paese esportatore, disinteressandosi dell&#8217;universo-mondo che la circonda.</p>
<p>Certo, la dinamica del costo del lavoro tedesco è semplicemente formidabile, oltre che intrinsecamente deflazionistica: il sindacato accetta senza apparenti problemi la &#8220;crescita zero&#8221; delle retribuzioni, e così facendo spiazza alla radice ogni tentativo di altri paesi di ottenere eguali concessioni dai propri settori protetti. Il problema sta nei modelli di sviluppo: la Germania ha deciso di essere esportatore fino al Giorno del Giudizio (che peraltro potrebbe non essere troppo lontano), e non intende modificare il proprio modello di sviluppo, orientandolo sulla domanda interna. Operazione comunque non semplice, per motivi demografici e, soprattutto, culturali. Ma è evidente che l&#8217;intero pianeta non può pensare di uscire dalla crisi usando in modo estensivo ed intensivo la leva delle esportazioni: alla fine, la Terra dovrebbe cominciare a commerciare con Marte, sperando che i marziani abbiano un modello di crescita basato sulla domanda interna.</p>
<p><strong>Ma vi è anche un&#8217;altra considerazione da fare: un paese che che fa dell&#8217;export il motore pressoché unico della propria crescita si trova a dover &#8220;riciclare&#8221; imponenti surplus commerciali</strong>, e ciò avviene attraverso il proprio sistema creditizio e finanziario. Non desta meraviglia che le banche tedesche siano andate in giro per il mondo a comprarsi il comprabile, illudendosi di preservare la qualità dell&#8217;investimento grazie a quella incredibile truffa che erano i rating massimi assegnati alle cartolarizzazioni ed alla finanza strutturata. Ora nei portafogli delle banche teutoniche vi sono rifiuti radioattivi, e qualcosa bisognerà pur fare, se non si vuole che l&#8217;ulteriore riparazione dei bilanci determini una stretta creditizia devastante. <em>Last but not least</em>, l&#8217;export tedesco necessita comunque di un&#8217;Europa non moribonda.</p>
<p>C&#8217;è solo da augurarsi che il salvataggio della Grecia avvenga con condizionalità robuste, pur senza giungere alla durezza delle riparazioni del Trattato di Versailles. Il sentiero è molto stretto ma la strada non è (ancora) senza uscita.</p>
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		<title>L&#8217;Italia contro la crisi? Ci siamo chiusi a riccio</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 09:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[di Stefano Petroselli &#8211; Il Secolo d&#8217;Italia &#8211; Il Domenicale

Quando criticava le politiche economiche di Prodi, era l&#8217;idolo dei blogger di centrodestra. Ora che &#8211; «da elettore del Pdl», come specifica lui &#8211; critica «per coerenza» le politiche di questa maggioranza, è diventato un &#8220;comunista&#8221; e un &#8220;traditore&#8221;. Insomma, secondo Mario Seminerio &#8211; economista liberale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Stefano Petroselli &#8211; <a href="http://dl.dropbox.com/u/3386371/Secolo280210.pdf"><em>Il Secolo d&#8217;Italia &#8211; Il Domenicale</em></a><a href="http://www.secoloditalia.it"><em><br />
</em></a></strong></p>
<p>Quando criticava le politiche economiche di Prodi, era l&#8217;idolo dei blogger di centrodestra. Ora che &#8211; «da elettore del Pdl», come specifica lui &#8211; critica «per coerenza» le politiche di questa maggioranza, è diventato un &#8220;comunista&#8221; e un &#8220;traditore&#8221;. Insomma, secondo <strong>Mario Seminerio</strong> &#8211; economista liberale e blogger, creatore di <em>Phastidio.net</em> &#8211; questo paese, stretto fra corporativismi incrociati, battaglie antropologiche e slogan tribali, sta soffocando. Anzi, sta andando dritto dritto «a sbattere contro un muro».</p>
<p><span id="more-4532"></span><strong>- Tanto per cominciare, che voto dà, in &#8220;liberismo&#8221;, all&#8217;attuale governo?</strong><br />
Il governo ha provato a contenere i danni della fase più acuta della crisi. E l&#8217;ha fatto senza dimostrare alcuna voglia di riformare per davvero l&#8217;economia di questo paese, senza determinare le condizioni per aumentare in maniera efficace la crescita. Piuttosto ha esaltato strutture e meccanismi che hanno la funzione di conservare l&#8217;esistente, mezzi emergenziali e inadeguati a garantire lo sviluppo o a determinare maggiori opportunità. Insomma, nel complesso, direi che l&#8217;approccio liberista di questo governo, per quanto mi riguarda è quasi inesistente.</p>
<p><strong>- Ma nel resto d&#8217;Europa si sono comportati meglio di noi?</strong><br />
Credo che tutti i paesi stiano rispondendo alla crisi in maniera adattiva, non reattiva. Nessuno ha messo in atto riforme di struttura. Il problema italiano, però, è che noi partiamo da livelli di crescita e di sviluppo strutturalmente più lenti e più deboli di quelli degli altri. E allora avremmo dovuto usare la crisi per mettere in funzione riforme strutturali: liberalizzazione delle professioni, interventi incisivi sui servizi pubblici locali. Invece ci sono stati interventi minimali. E un paese con un debito pubblico come il nostro, non può davvero permetterselo: rischia l&#8217;implosione.</p>
<p><strong>- C&#8217;è un problema culturale oltre che politico, a monte? Un eccesso di &#8220;conservatorismo&#8221;, inteso in senso degenere?</strong><br />
Assolutamente sì. Sarà banale dirlo, ma credo che le maggioranze siano davvero l&#8217;espressione di un orientamento dell&#8217;elettorato. L&#8217;Italia, molto più e molto peggio di altri paesi, ha sviluppato un suo modello di corporativismo. I nostri governi tendono sempre a esprimere una sommatoria di istanze corporative. E quando la coperta è corta &#8211; come in questi anni &#8211; qualunque riforma quel governo tenti di fare, si trova sempre una corporazione &#8220;contro&#8221;. Una corporazione scontenta, che regolarmente verrà trascinata dall&#8217;opposizione (di qualunque colore) nella sua orbita. È un gioco che si ripete regolarmente. Ma è una dinamica non più sostenibile.</p>
<p><strong>- Con questo clima culturale, che riscontro ha avuto sulla rete?</strong><br />
Devo dire che noto un tribalismo estremamente irritante, sulla rete. Mi spiego. Mi ritengo un blogger e un elettore di centrodestra, e durante il governo Prodi ho scritto post molto critici nei confronti delle politiche economiche dell&#8217;allora maggioranza di centrosinistra. Tanto da diventare l&#8217;idolo di una serie di blogger di centrodestra (molti di loro, malati di &#8220;anticomunismo pavloviano&#8221;). Negli ultimi tempi invece, per coerenza con me stesso, mi trovo a sollevare critiche a volte anche aspre nei confronti dell&#8217;attuale maggioranza. E allora molti di quegli stessi blogger che prima mi adoravano si sono rivoltati contro di me, mi considerano semplicemente un &#8220;comunista&#8221;. Ecco, è una dinamica bipolare-tribale abbastanza avvilente: non mi è possibile, da una posizione liberale e liberista, tentare di criticare le scelte di una maggioranza che ho votato senza essere accusato di tradimento. &#8220;Non sei dei nostri&#8221;, mi dicono. Ma che significa &#8220;nostri&#8221;? Insomma, nel paese c&#8217;è un deficit di analisi, tutto è travolto dalla tendenza a polarizzarsi e schierarsi, a comportarsi come crociati, a spacciare per dibattito culturale un urlo continuo. E non si parla dei veri problemi. È desolante.</p>
<p><strong>- Sembra che alcuni temi prima centrali nel dibattito (pensiamo alla pressione fiscale), improvvisamente vengano abbandonati, anche da quegli elettori che ne avevano fatto una bandiera. È così?<br />
</strong>Viviamo di spin mediatico: una mattina ci svegliamo e dobbiamo parlare furiosamente di Irap per quattro volte al giorno. Poi basta. Ma per quanto tempo ancora la base elettorale del Pdl dimostrerà questa illimitata apertura di credito? Certo, il problema è anche che abbiamo due coalizioni che si autoalimentano della loro impotenza riformistica, e si reggono sulla paura dell&#8217; &#8220;altro&#8221;. Mentre stiamo qui a guardare lo specchietto retrovisore, accapigliandoci su temi semplicemente risibili, il mondo va avanti. E noi rischiamo di pagare un conto salatissimo.</p>
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		<title>I seminari di Libertiamo</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 09:17:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Grazie a Radio Radicale, è disponibile l&#8217;audiovideo del convegno &#8220;Placata la bufera, torniamo al libero mercato&#8220;, tenutosi ieri mattina al teatro Franco Parenti di Milano, con la partecipazione di Edoardo Croci, Alessandro De Nicola, Alessandro Penati, Antonio Martino, Gianfranco Fini, Giampaolo Galli, Luigi Zingales, Benedetto Della Vedova.
Qui di seguito la registrazione audio, sempre a cura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Grazie a Radio Radicale, è disponibile l&#8217;audiovideo del convegno &#8220;<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298416/convegno-dal-titolo-placata-la-bufera-torniamo-al-libero-mercato"><em>Placata la bufera, torniamo al libero mercato</em></a>&#8220;, tenutosi ieri mattina al teatro <em>Franco Parenti</em> di Milano, con la partecipazione di <strong>Edoardo Croci</strong>, <strong>Alessandro De Nicola</strong>, <strong>Alessandro Penati</strong>, <strong>Antonio Martino</strong>, <strong>Gianfranco Fini</strong>, <strong>Giampaolo Galli</strong>, <strong>Luigi Zingales</strong>, <strong>Benedetto Della Vedova</strong>.</p>
<p><span id="more-4528"></span>Qui di seguito la registrazione audio, sempre a cura di <strong>Radio Radicale</strong>, dell&#8217;incontro sul tema &#8220;<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298408/incontro-dal-titolo-salvare-il-capitalismo-dai-capitalisti"><em>Salvare il capitalismo dai capitalisti</em></a>&#8220;, con <strong>Luigi Zingales</strong>, <strong>Adriano Teso</strong>, <strong>Carlo Maria Pinardi</strong> ed il vostro titolare. Perché l&#8217;Italia cresce meno dei paesi con i quali si confronta? Siamo realmente messi meglio degli altri? Quali riforme fatte e quali da fare? Quale ruolo per l&#8217;intervento pubblico, inteso come garante e manutentore di regole del gioco e certezza del diritto? E da ultimo, nelle riflessioni finali, quale ruolo per una componente liberale e liberista all&#8217;interno di questo Pdl? Ah, saperlo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="24" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298408?30105" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298408?30105" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="24" src="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298408?30105" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" data="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/298408?30105"></embed></object></p>
<p>________________________________</p>
<p><strong>Ascolta anche</strong>:</p>
<ul>
<li>&#8220;<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298391/incontro-dal-titolo-il-pianeta-e-blu-non-verde-un-approccio-pragmatico-alle-politiche-ambientali">Il pianeta è blu, non verde: un approccio pragmatico alle politiche ambientali</a>&#8221; &#8211; Relatore <strong>Chicco Testa</strong>. Intervengono: <strong>Enrico Musso</strong>, <strong>Carlo Stagnaro</strong>, <strong>Piercamillo Falasca;</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>&#8220;<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298415/incontro-dal-titolo-una-biopolitica-liberale-contro-i-conformismi-progressisti-e-conservatori">Una biopolitica liberale contro i conformismi progressisti e conservatori</a>&#8221; &#8211; Relatori <strong>Luisella Battaglia</strong> e <strong>Stefano Semplici</strong>. Commento <strong>Carmelo Palma;</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>&#8220;<a href="http://www.radioradicale.it/scheda/298417/incontro-su-identita-nazionale-e-costituzione-per-una-idea-di-patria-moderna-inclusiva-e-repubblicana">Identità nazionale e Costituzione: per una idea di Patria moderna, inclusiva e repubblicana</a>&#8221; &#8211; Relatore <strong>Alessandro Campi</strong>. Commenti: <strong>Giovanni Guzzetta</strong>, <strong>Gianfranco Macrì</strong>, <strong>Sofia Ventura;</strong></li>
</ul>
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		<title>E continua a non essere una V</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 18:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Congiuntura]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato oggi l&#8217;Interim Forecast della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l&#8217;Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Pubblicato oggi l&#8217;<a href="http://ec.europa.eu/economy_finance/articles/eu_economic_situation/2010-02-25-eu_interim_economic_forecast_en.htm"><em>Interim Forecast</em></a> della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l&#8217;Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di <strong>una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27</strong>. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non da oggi. Il che significa, per tutti quelli che sono ancora convinti che l&#8217;economia sia equivalente alla fisica, che <strong>esiste un&#8217;elevata incertezza sulla realizzazione degli scenari previsti</strong>. Riguardo il nostro paese, la Commissione conferma la previsione dello scorso autunno, una crescita dello 0,7 per cento.</p>
<p><span id="more-4522"></span>Crescita che deriverà, secondo Bruxelles, da consumi privati relativamente più elevati e dall&#8217;export. Il previsto aumento dei consumi scaturirebbe da una riduzione del risparmio precauzionale delle famiglie, favorito dalle migliorate condizioni dei mercati finanziari e da moderate prospettive inflazionistiche. <strong>Queste determinanti del miglioramento dei consumi ci lasciano molto perplessi, a dire il vero</strong>.</p>
<p>In primo luogo, <strong>un incremento del Pil di solo lo 0,7 per cento difficilmente eviterà, anche in un paese a bassa crescita potenziale come il nostro, un aumento della disoccupazione</strong>. Ciò ridurrà il reddito disponibile, prescindendo da improbabili misure governative di sostegno, e manterrà elevata l&#8217;incertezza delle famiglie, sospingendo i risparmi precauzionali. Inoltre, il rapporto sembra fare troppo affidamento sulla ripresa dei corsi dei mercati finanziari, che per contro stanno manifestando, da inizio anno, un andamento negativo ed accresciuta incertezza. L&#8217;incremento dell&#8217;export, non solo per l&#8217;Italia, appare legato, così come accaduto nel 2009, alla spinta dell&#8217;Asia, che oggi appare in decelerazione.</p>
<p>In sintesi, se il primo anno di una ripresa, dopo una crisi in cui sono stati perduti circa 5 punti di Pil, riesce a restituirci neppure tre quarti di punto percentuale di maggiore attività, frutto di misure di stimolo transitorio e di crescita dei paesi emergenti, vuol dire che il problema esiste, per noi come per il resto del mondo occidentale sviluppato. Ed è un problema serio.</p>
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		<title>Debito pubblico e ricchezza privata</title>
		<link>http://phastidio.net/2010/02/24/debito-pubblico-e-ricchezza-privata/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 15:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Crescita-economica]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei tanti mantra dai quali, dall&#8217;inizio della crisi, gli italici sudditi sono bombardati è certamente quello del basso livello di indebitamento delle famiglie, immagine speculare di una solida ricchezza mobiliare ed immobiliare, oculatamente gestita nella maggior parte dei casi con l&#8217;intermediazione di banche che non parlano inglese. E fin qui tutto bene.
Lo slogan &#8220;noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Uno dei tanti mantra dai quali, dall&#8217;inizio della crisi, gli italici sudditi sono bombardati è certamente quello del basso livello di indebitamento delle famiglie, immagine speculare di una solida ricchezza mobiliare ed immobiliare, oculatamente gestita nella maggior parte dei casi con l&#8217;intermediazione di banche che non parlano inglese. E fin qui tutto bene.</p>
<p><span id="more-4520"></span>Lo slogan &#8220;noi ne usciremo meglio di altri&#8221; deriva proprio dalla mancata necessità di terremotare il bilancio pubblico per salvare le banche. Anche se poi, a dire il vero, ci è stato detto che anche in Italia le banche sono state salvate. Chissà, magari con i Tremonti Bond, che quasi nessuno ha emesso, salvo quelli che avevano necessità di raccogliere i punti-fedeltà del Tesoro e/o presentavano assetti proprietari sufficientemente fragili da impedire o sconsigliare ricapitalizzazioni. Tornando al punto, si è detto che il migliore posizionamento italiano, durante la crisi, deriverebbe dal fatto che la somma di debito pubblico e privato italiani è inferiore a quello di molti dei paesi con i quali ci confrontiamo. Il che sarebbe anche vero, in astratto.<strong> Se non fosse che, ai fini della solvibilità del paese, è il debito pubblico quello che conta</strong>.</p>
<p>Facciamo un esempio pratico. Ipotizzate di avere un paese con un elevato rapporto debito-Pil, diciamo intorno al 120 per cento. Questo paese da oltre un quindicennio cresce poco e nulla, per una serie di concause tra le quali possiamo citare un mercato del lavoro molto rigido, un quadro istituzionale avverso alla crescita, una spesa pubblica non solo incomprimibile ma pure in strisciante espansione, che costringe a continui aumenti della pressione fiscale. Ad un certo punto, e dopo una serie interminabile di condoni fiscali, necessari per tenere assieme i conti pubblici, i mercati iniziano ad alzare il sopracciglio, avanzando dubbi circa la capacità di rimborso del paese debitore.</p>
<p>Secondo voi, che può fare l&#8217;innominato paese del nostro esempio, considerato che circa metà del suo debito pubblico è detenuto da residenti, andando peraltro ad ingrossare il florido patrimonio privato? <strong>Idea: una bella patrimoniale, di quelle che compensano attività e passività</strong>. In fondo, questo misterioso paese ha molto debito pubblico ma robusta ricchezza privata, no? Naturalmente questa sarebbe una soluzione di breve termine, e finirebbe solo con il rinviare la resa dei conti, in perdurante assenza di crescita.</p>
<p>Morale della favola: debito pubblico e ricchezza privata sono grandezze <em>patrimoniali</em>, ma se non cresce la fondamentale grandezza <em>economica</em>, cioè il reddito, le famiglie rischiano di scoprire che avere un robusto patrimonio potrebbe essere una iattura.</p>
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		<title>Qualcuno era fesso, oltre che comunista</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 21:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Marchionne]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Perfido amarcord di Stefano Di Michele su due prestigiosi esponenti della nostra polifonica sinistra. Fatta di rachitismo socialdemocratico e di ricerca di &#8220;borghesi buoni&#8221;, meglio se pure loro con la erre moscia, per ricordare che la rivoluzione non sarà un pranzo di gala, ma qui in Italia tende a svolgersi nei salotti, ciarlando di massimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Perfido <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/4496"><em>amarcord</em></a> di <strong>Stefano Di Michele</strong> su due prestigiosi esponenti della nostra polifonica sinistra. Fatta di rachitismo socialdemocratico e di ricerca di &#8220;borghesi buoni&#8221;, meglio se pure loro con la erre moscia, per ricordare che la rivoluzione non sarà un pranzo di gala, ma qui in Italia tende a svolgersi nei salotti, ciarlando di massimi sistemi.</p>
<p><span id="more-4517"></span>Pareva del tutto impossibile, almeno per noi, riuscire a dar ragione al puro e duro <a href="http://www.repubblica.it/economia/2010/02/20/news/cremaschi_ai_manager_bonus_pi_alti_per_i_dipendenti_premi_gi_del_30-40_-2372687/"><strong>Giorgio Cremaschi</strong></a> della Fiom. Eppure succede anche questo, in questo paese piagato da un&#8217;oligarchia satrapica ed ottusa, omogeneamente distribuita tra sedicenti capitalisti (da debito) ed ideologi parassiti, alleati in un&#8217;unica minoranza di blocco. Di un intero paese. Nessuna meraviglia che il concetto di libero mercato sia così urticante per la maggior parte dell&#8217;opinione pubblica. Noi italiani ne abbiamo sempre sperimentato la caricatura statalizzata.</p>
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