Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Economia & Mercato - page 2

Ingegneria finanziaria per disperati, edizione Poste italiane

Nella continua, disperata ricerca di portare a casa alcuni spiccioli per ridurre di un atomo il peso del debito pubblico, il governo italiano pro tempore è tornato a valutare la cessione di un’ulteriore tranche di Poste italiane. Questa insistenza nel farsi del male e fare cassa sul nulla è davvero ammirevole, e rappresenta la vera costante di tutti i governi della Repubblica succedutisi negli ultimi anni.

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Competitività, eppur si muove

Oggi Istat ha pubblicato l’edizione 2017 del Rapporto sulla competitività dei settori produttivi. Che mostra come, nell’ultimo biennio, il nostro paese abbia manifestato un recupero della capacità di penetrazione dell’export. Ci sono alcuni punti meritevoli di segnalazione, per capire come e dove la politica economica ha sin qui sbagliato, e cosa serve per ristrutturare e rilanciare la nostra economia.

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Dal nostro corrispondente dalla rassegna stampa

Oggi sul Corriere (cartaceo a pagina 15, online qui), c’è un pezzo del corrispondente da Londra, Luigi Ippolito, in cui si dà conto della crescente frustrazione di quanti cercano disperatamente di ottenere la residenza permanente nel Regno Unito, ritenendo che ciò possa porli al riparo dagli effetti nefasti della Brexit. Una situazione che suscita profonda amarezza ed anche rabbia tra gli expat in UK, che improvvisamente vedono le loro esistenze sconvolte ed il loro futuro drammaticamente opaco. Ma il punto non è questo.

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E proprio non ci arriva

Stamane pensavo di scrivere un breve commento sugli 80 euro e sulla irrazionalità del meccanismo, che determina aliquote marginali effettive quasi da esproprio, per chi avesse la sorte di oltrepassare i 24 mila euro annui lordi. Ma non tanto su questo aspetto, quanto sull’altro meraviglioso meccanismo, in base al quale, se perdi reddito e finisci in territorio di incapienza, perdi il bonus e devi restituire in unica soluzione quanto hai indebitamente percepito. Perché siamo d’accordo che il problema italiano sono gli incapienti, giusto? Voglio dire, siamo d’accordo tra noi pochi, cocciuti “razionalisti” in un mondo di analfabeti numerici ammalati di narrazione. Volevo scrivere di tutto questo, ma la nausea verso i tic di questo ridicolo paese era più elevata del solito, e comunque ho già scritto più volte sul tema, quindi potrei ripubblicare ogni anno lo stesso post.

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Rai, il centauro sotto il tetto che scotta

di Vitalba Azzollini

Egregio Titolare,

La gestione schizofrenica di certe vicende nazional-popolari conferma che, comunque vada, il Paese non è destinato a quelle sorti magnifiche e progressive che qualche incauto profeta aveva preconizzato. La Rai – vale a dire l’azienda che, in vista di quelle sorti gloriose, doveva essere liberata dai partiti politici, affinché la sua governance fosse finalmente improntata a logiche di efficienza, anziché di spartizione di poltrone – ne è un esempio evidente.

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Guzzetti e il Level 3 de noantri

Giorni addietro il presidente di Acri e Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha fatto conoscere il suo pensiero riguardo alla valutazione della quota di Atlante posseduta dalle fondazioni, che nell’opera hanno messo 536 milioni. Come ampiamente anticipato dallo stesso Guzzetti nelle ultime settimane, la quota non si svaluta. E che caspita.

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La lista dei miracoli di Marine Le Pen

Via l’euro e spariranno tutti i problemi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli “engagement”, le promesse presidenziali di Marine Le Pen ai francesi, spiccano quelli per l’economia. Per il lavoro, e nella migliore tradizione retorica francese, si parla di “modello patriottico”, da attuare con un ossimorico “protezionismo intelligente”. Ad esempio, riservando le commesse pubbliche ad imprese francesi, purché lo scarto di prezzo con le corrispondenti offerte straniere sia “ragionevole”. Oppure creando niente meno che una “autorità di sicurezza economica” che contrasti gli immancabili “fondi avvoltoio” e tutte le minacce che il mondo rapace porta alla Francia, creando a questo fine un fondo sovrano attraverso la Caisse des Dépots e Consignations, la Cassa Depositi e Prestiti transalpina.

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Matt Renzie, our son of a pitch

Una strana frenesia pare essersi impossessata di partiti e contrassegni politici italiani: c’è profumo di 8 settembre, oggi, nell’aria. Ma soprattutto c’è l’irresistibile richiamo della foresta di un grande classico del nostro grande paese: la spesa pubblica.

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Dal level playing field alla livella

Gli anglosassoni lo chiamano level playing field, che sarebbe l’eguaglianza delle condizioni di gioco, in senso lato. Il concetto, in questi anni disgraziati, tende ad identificarsi con la radice del vittimismo italiano, soprattutto nei rapporti con la Commissione Ue, in massimo grado nel settore bancario. Ad esempio, l’Abi per lungo tempo ha lamentato lo svantaggio rispetto alle banche di altri paesi, che di norma possono detrarre dall’imponibile le sofferenze nello stesso anno in cui si attua lo stralcio, mentre le italiane avevano, nel regime precedente, una lunga transizione. Problema superato qualche anno addietro, dal governo Letta.

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Combatti anche tu il neoliberismo col ddl anticoncorrenza

C’era una volta un provvedimento legislativo italiano che, nelle intenzioni del legislatore, doveva servire ad aumentare la concorrenza e di conseguenza il benessere dei consumatori. Questo accadeva prima che il nostro paese venisse travolto da un’ondata senza precedenti di neoliberismo, di quelli che Dickens avrebbe magistralmente narrato. Fu così che la “legge sulla concorrenza”, che doveva avere cadenza annuale ed essere l’erede delle “lenzuolate” di liberalizzazioni rese oggi orfane dal loro papà, Pierluigi Bersani, che se ne dice amaramente pentito, finì a stagnare in parlamento o diventare veicolo di emendamenti per preservare il Popolo dall’assalto neoliberista.

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