Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Esteri

Le nazionalizzazioni americane immaginarie del signor Rossi

Ad intervalli regolari, nel nostro paese vengono importate bufale. Ancor più spesso, si tratta di bufale prodotte in Italia ed esterovestite. Non si tratta di formaggi, ovviamente, ma di panzane. Meglio se di dichiarata provenienza statunitense, perché gli Usa restano un modello, positivo e negativo, per noi piccoli abitanti della periferia e provincia dell’Impero. Dalla bufala su “facciamo come gli americani, scarichiamo tutto!”, che ancora resiste nella hit parade delle scemenze domestiche, e che giunse ad avere come testimonial il buon Angelino Alfano a quella, più sofisticata, diffusa da Matteo Renzi sull’espansione fiscale di Obama come modello da seguire in Europa.

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I grandi progetti di Fillon. Per la Germania

Spigolando tra i punti del programma presidenziale di François Fillon (che analizzeremo in dettaglio col trascorrere delle settimane), ci è caduto l’occhio sulla parte relativa alle politiche europee, in particolare su ruolo dell’euro e politica commerciale. Da essi si coglie il tentativo di Fillon di svuotare l’acqua dell’acquario in cui nuota il Front National di Marine Le Pen (che non ha ancora aggiornato il programma del suo partito, fermo al 2012) e rinsaldare il direttorio franco-tedesco, entro un quadro sempre più intergovernativo in cui la Commissione europea finirebbe rottamata. Operazioni ad elevato rischio di esecuzione, diremmo, oltre che basate su alcuni assunti piuttosto eroici.

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Piove, Germania ladra

Ieri, in occasione di un forum sulla Ue organizzato dall’Ansa, il sottosegretario agli Affari europei, Sandro Gozi, è tornato a intonare la canzoncina sulla Germania cattivona e mercantilista, che passa il tempo esportando come una forsennata (magari perché tiene alla fame i suoi lavoratori, come molti italiani sono nel frattempo riusciti a credere), spiazzando gli altri paesi dell’Eurozona ed impedendo quindi all’Italia di dispiegare tutto il potenziale di crescita racchiuso nelle imprescindibili riforme strutturali del governo Renzi. Yawn.

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Trump, un conflitto d’interessi all’italiana

Esteri

Come riporta e ricorda il Financial Times, Donald Trump si accinge a passare alla storia come il presidente degli Stati Uniti con il maggior potenziale di conflitto d’interessi. I suoi affari appaiono inestricabili dal suo ufficio pubblico, malgrado egli affermi vigorosamente il contrario, mentre tenta di incolpare di questo spin la “stampa imbrogliona”. Le cose in effetti sono piuttosto problematiche, e per noi italiani molto familiari. Il caro, vecchio e romantico concetto di democrazia liberale, già da tempo consunto dall’uso e ormai derubricato a nobile simulacro, è a rischio di finire come il dodo.

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Altro che lotta all’establishment, ecco la prima mossa di Trump: aiuti ai ricchi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo la reazione di forte avversione al rischio conseguente alle prime ore di smarrimento per l’esito elettorale, i mercati finanziari statunitensi hanno premiato Donald Trump con un rally che a molti osservatori inizia ad apparire eccessivo, con benefici per banche, farmaceutica e biotecnologia e più in generale per i titoli manifatturieri orientati al mercato domestico. Il forte rialzo dei rendimenti sin qui osservato appare conseguenza di attese inflazionistiche, che si producono sia per effetto del forte impulso fiscale promesso da Trump su un’economia già al pieno impiego, sia perché l’orientamento protezionistico del presidente eletto minaccia una ripresa dell’inflazione per effetto dell’imposizione di tariffe doganali.

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Trumponomics for (Italian) Dummies

Tentiamo una rapida rassegna degli assi portanti delle proposte economiche del presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump. Premesso che tra i punti programmatici e la loro effettiva realizzazione passa sempre un oceano o più spesso il Triangolo delle Bermude, tentiamo di valutare se e come si realizzerà la “rivoluzione” trumpiana, soprattutto rispetto al suo target di “consumatori”, cioè quelli che lo hanno votato, comprandone le tesi.

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Trumped

Discussioni/Esteri

Alcune considerazioni più che spicciole post elezione di Donald Trump a quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Sarà un grande work in progress, durerà molto tempo, riserverà sorprese di ogni genere. L’Era della Volatilità è iniziata, alla grande. Scusate in anticipo per le banalità.

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Le ultime repliche del Grande Imbonitore

C’è una cosa che ci manca molto, di Silvio Berlusconi: le mirabolanti panzane che il deCav. riusciva ad ammannire ai creduli italiani, quando le idiozie ancora non si chiamavano narrazione. Ecco perché oggi ci è gradita l’occasione per un revival, grazie all’aneddotica del “negoziato” tra Berlusconi ed il leader leghista pro tempore, che ieri era Umberto Bossi e oggi è Matteo Salvini. Anche cambiando l’ordine dei fattori, le scemenze non mutano.

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Svizzera, il gioco del cerino che aiuta i conti pubblici

Economia & Mercato/Esteri

Il Financial Times segnala che le casse dell’erario svizzero quest’anno saranno beneficiate da un piccolo surplus indotto dai tassi negativi in essere nella Confederazione. L’avanzo, stimato in 2,2 miliardi di franchi rispetto alla previsione di un lieve deficit, è la conseguenza del desiderio dei contribuenti di liberarsi dei saldi liquidi sul proprio conto corrente, per evitare di subire un prelievo aggiuntivo per opera dei tassi negativi.

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Il fragile miracolo della Spagna: molte ombre ma almeno cresce

Sempre più deficit, sicurezza sociale sbilanciata e salari ridotti. Ma anche riforme, investimenti e banche ripulite

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Spagna pare violare la forza di gravità ed il senso comune: un paese privo di governo da dieci mesi, quindi imprigionato in una gabbia di incertezza, e che tuttavia continua a crescere ad un passo invidiabile. Ma un paese che è anche violatore seriale delle regole della Commissione europea sul bilancio pubblico, e che di recente è stato “graziato”, non subendo sanzioni per tali sforamenti. La Spagna chiuderà il 2016 con un rapporto deficit-Pil al 4,6%, mentre le previsioni di primavera della Commissione Ue ipotizzavano il 3,9%. Attesa una crescita del Pil intorno al 3%, in lieve rallentamento il prossimo anno.

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