Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Esteri

Il dibattito italiano sul Fiscal Compact e i conti senza l’oste della realtà

Nell’ambito del dibattito, a dire il vero tutto italiano, su come superare il Fiscal Compact, il Sole ospita un interessante contributo di Luigi Marattin, consigliere economico della Presidenza del Consiglio. Prendendo le mosse dalla boutade balneare di Renzi, la richiesta di deficit-Pil al 2,9% per cinque anni, Marattin giunge ad una proposta economicamente sensata ma che finisce a scontrarsi con le difficoltà legate soprattutto al divenire dell’architettura istituzionale dell’Eurozona.

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Contrordine, italiani: Macron è il Male

Nella consueta omelia domenicale, oggi Eugenio Scalfari decide di scagliare i fulmini dal suo personalissimo Olimpo contro il presidente francese, Emmanuel Macron, reo di “autoritarismo”. Che altro non è, in realtà, se non riaffermazione dell’interesse nazionale. Perché gli italiani sono fatti così, anche i loro cosiddetti “intellettuali”: il mondo deve fare quello che è meglio per la penisola che va alla deriva nel Mediterraneo, altrimenti si grida all’autoritarismo.

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E’ stato nessuno, il maggior nemico dell’Italia

Ieri Quaestio Sgr, gestore dei fondi Atlante, ha emesso un comunicato in cui «smentisce ogni azione di qualsiasi rivalsa giudiziaria o di altro tipo contro banche, enti, istituzioni finanziarie e autorità». Nei giorni scorsi, Repubblica aveva scritto che il gestore avrebbe «passato in rassegna con alcuni legali l’opportunità di rivalersi in tribunale». Atlante I è giunto al termine della sua breve e dolorosa (per i suoi azionisti) esistenza, con 3,5 miliardi inceneriti in un anno e, in questa temperie fatta di smania di conoscere la verità, con minuscola e maiuscola, forse ci si attenderebbe esattamente un’azione giudiziaria da parte di quello che è il Grande Truffato dai bilanci delle banche venete.

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Salvare Trump dalla realtà

Nuova, ennesima cocente sconfitta per il povero presidente degli Stati Uniti. O meglio, per il suo partito, che resta spaccato e non riesce a far avanzare la rottamazione e contestuale sostituzione dell’Obamacare, la riforma sanitaria attuata dal predecessore di Donald Trump, e che ha dato copertura assicurativa a più di 20 milioni di persone. Ma c’è anche altro, nella quotidiana dose di ceffoni che la realtà assesta al palazzinaro capitato alla Casa Bianca per uno scherzo di pessimo gusto della Storia.

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Il triste compleanno del governo May

Ieri Theresa May ha “festeggiato” il primo compleanno del suo governo. Da festeggiare c’è assai poco, ovviamente, visto che sono stati dodici mesi buttati tra proclami senza senso del tipo “Brexit means Brexit”, una scoppola elettorale di proporzioni epiche, un partito sempre più lacerato, un’economia in evidente rallentamento rispetto alla robusta espansione in atto in Eurozona. Ma il bello deve ancora venire.

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I gemelli Brunetta vi spiegano come essere autorevoli nel mondo

All’indomani dell’ultimo spin mediatico di Matteo Renzi, che riprende e rilancia il grido “no al Fiscal Compact” che ormai caratterizza tutte le sigle partitiche presenti nel parlamento italiano, fischiano e grandinano i lanci d’agenzia, le chiose e le critiche. Oggi lo avevano detto tutti, che il Fiscal Compact (peraltro mai realmente applicato, in questi anni) era brutto e cattivo. Meglio tornare a Maastricht, e chiedere un bel deficit-Pil fisso al fondoscala del 2,9%. Poi, se mai arrivasse in corso d’opera una recessione ci butteremo a terra urlando e dimenandoci, come quei guitti di strada che tentano di avere maxi risarcimenti per danno biologico senza neppure essere stati sfiorati.

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Scalciare una lattina piena di vermi, the Italian Job

Se state cercando riscontri al grande evento di ieri alla Camera, in cui, sotto l’egida del M5S, si è discusso sul tema “The Italian public debt in the Eurozone“, buffet incluso, resterete delusi. A parte un’intervistina veloce di Repubblica al confuso Wolfgang Münchau (che nei giorni dispari appronta l’exit ed in quelli pari ammonisce a non fare sciocchezze), c’è poco altro, incluso il gossip sul prezzemolino Marcello Minenna, vero erede nostrano di Yanis Varoufakis, che siede in confabulatio accanto alla Guida Spirituale Beppe Grillo, suscitando gridolini di eccitazione degli esegeti grillologi, ultima categoria del florido retroscenismo giornalistico italiano.

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Non solo bail-in: la nuova trappola nascosta nella direttiva BRRD

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dopo l’intervento di Intesa Sanpaolo, che rileverà a costo zero e con generosi sussidi pubblici la parte sana delle due popolari venete poste in liquidazione, la consegna ufficiale del “sistema” è una sola: ostentare ottimismo. Secondo la vulgata ufficiale, questo – per ora – limitato intervento pubblico è servito a “porre in sicurezza” il sistema bancario italiano, come si ripete da alcuni anni, prima di nuovi dissesti di nostri istituti.

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Il ritorno del bailout nel paese che non si salverà

Ora che le bocce sono ferme, col bailout delle due popolari venete con soldi dei contribuenti a sussidiare pesantemente il “salvatore”, nell’eterna pulsione all’autodistruzione che accompagna nella parabola finale un paese che da sempre è un mix letale di anarco-socialismo e morale cattolica autoassolutoria, possiamo tentare un’analisi di quanto accaduto e comprendere cosa ci aspetta. In entrambi i casi, nulla di buono.

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La soluzione di un sistema fallito

Ieri Intesa Sanpaolo, previo accesso alla data room, ha comunicato le proprie condizioni per rilevare la parte sana delle due agonizzanti popolari venete. Si tratta di un comunicato in stile “guai ai vinti”, ma non si può biasimare la banca milanese-torinese, che si limita a fare i propri interessi, soprattutto dopo aver immolato quantità industriali di denaro in Atlante e negli interventi del fondo di risoluzione, quello che ha “salvato” le quattro banche risolte a novembre 2015. Il biasimo va tutto altrove.

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