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	<title>Phastidio.net &#187; Esteri</title>
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	<description>&#34;Speak softly and carry a big stick&#34;  (T. Roosevelt)</description>
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		<title>Comunque vada, saranno guai</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 15:57:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Altro giorno, altro atto della tragedia greca, che sta volgendo rapidamente in farsa. Il premier George Papandreou si è messo in testa, non è chiaro per quale motivo, che il suo paese deve potersi indebitare ad un non meglio identificato &#8220;tasso normale&#8221; europeo, altrimenti il costo del nuovo indebitamento finirà col rendere vano ogni sforzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Altro giorno, altro atto della tragedia greca, che sta volgendo rapidamente in farsa. Il premier <strong>George Papandreou</strong> si è messo in testa, non è chiaro per quale motivo, che il suo paese <em>deve </em>potersi indebitare ad un non meglio identificato &#8220;tasso normale&#8221; europeo, altrimenti il costo del nuovo indebitamento finirà col rendere vano ogni sforzo di risanamento.</p>
<p><span id="more-4603"></span>Questa è una mezza verità, nel senso che la seconda parte della proposizione è innegabilmente vera. Il problema sta nella prima parte: per quale motivo un paese che ha delle metriche di debito e (soprattutto) di crescita così disastrate dovrebbe essere premiato dal mercato con un tasso &#8220;normale&#8221;, ammesso e non concesso di capire che diavolo sia un tasso normale? Questo è il punto della questione, l&#8217;unico. La manovra greca è fortemente recessiva, e non potrebbe essere altrimenti. Ma oltre al risanamento serve la crescita, altrimenti il rischio di credito resta e si aggrava, e da quello deriva il costo del debito. Purtroppo, la Grecia non pare disporre né di armi né di munizioni per sostenere la crescita (leggasi competitività), dopo che gli anni della ubriacatura di consumi a credito hanno coinciso (sono correlati, in realtà) con un andamento esplosivo del costo del lavoro per unità di prodotto.</p>
<p>A questo punto, Papandreou segue la sua strategia lunare: non ci servono aiuti, dice alla Ue, ma se non ci date aiuti <a href="http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601087&amp;sid=adjma4BDdCpw&amp;pos=1">ci rivolgeremo al Fondo Monetario Internazionale</a>. Ora, poiché i greci minacciano di ricorrere alla stessa struttura a cui, secondo i tedeschi, dovrebbero rivolgersi, resta da capire chi sta bluffando, e su quali basi. L&#8217;Ue traccheggia, i tedeschi ripetono ogni giorno, dai più disparati pulpiti, che i paesi che non risanano devono esser espulsi dall&#8217;euro (ne resterà uno solo, in quel caso, e forse neppure quello), ed i mercati stanno tornando ad innervosirsi, dopo essersi resi conto che non esiste alcun &#8220;piano europeo&#8221;, ma solo un astuto (si fa per dire) tentativo di infinocchiare i mercati medesimi, ribattezzato &#8220;<em>ambiguità costruttiva</em>&#8221; (sic), il cui beneficio si è ormai esaurito, come dimostra anche la ripresa dell&#8217;allargamento degli spread sulla Grecia, sia in <em>credit default swap</em> che sul governativo tedesco. Nel frattempo, prosegue la caccia alle streghe della speculazione. Per la serie &#8220;quattro passi nel delirio&#8221;, è oggi il turno del ministro tedesco delle Finanze, <strong>Wolfgang Schaeuble</strong>, che ha proposto al Bundestag di utilizzare i servizi segreti per scoprire chi sta cospirando contro la moneta unica europea. Dove si dimostra che il passo dall&#8217;euro alla neuro è assai breve. Qualcuno ha fatto presente ai tedeschi che un euro più debole non sarebbe poi così male?</p>
<p>L&#8217;economia e i mercati hanno questo, di bello: non si riesce ad ingannarli, se non per brevi periodi. Noi restiamo della nostra opinione: le probabilità che la Grecia vada in <em> default </em>non sono diminuite, anzi. Paradossalmente (ma non troppo), dopo la prima manovra  di rientro sono aumentate.</p>
<ul>
<li>Sul tema, <a href="http://www.chicago-blog.it/2010/03/18/leuro-dracma-continua-germania-batte-italia/">leggasi anche <strong>Oscar Giannino</strong></a>, che riprende il tema-chiave di queste settimane: i tedeschi che non riescono a capire che <a href="http://phastidio.net/2010/03/11/la-forza-delle-argomentazioni-3/">un surplus è un deficit visto allo specchio</a>, e che stanno deflazionando l&#8217;intera Europa. In questo quadro l&#8217;Italia appare la vera vittima della politica economica tedesca, a causa del nostro immobilismo, inteso come assenza di riforme per rilanciare crescita, produttività e competitività. Ma questa non è una notizia.</li>
</ul>
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<p>© <a href="http://phastidio.net">Phastidio.net</a>, 2003 - 2010. |
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		<title>A tendere, prego</title>
		<link>http://phastidio.net/2010/03/16/a-tendere-prego/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 15:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Famous Last Quotes]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Regolazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, è decisamente sfortunato: ogni volta che tenta di vaticinare qualcosa, la realtà lo rimette prontamente a sedere. E lui ogni volta è costretto a dichiarare vittoria e battere in ritirata. Questa volta è accaduto per la regolazione degli hedge fund, il nuovo capro espiatorio dei capi di stato e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Il ministro dell&#8217;Economia, <strong>Giulio Tremonti</strong>, è decisamente sfortunato: ogni volta che tenta di vaticinare qualcosa, la realtà lo rimette prontamente a sedere. E lui ogni volta è costretto a dichiarare vittoria e battere in ritirata. Questa volta è accaduto per la regolazione degli hedge fund, il nuovo capro espiatorio dei capi di stato e di governo europei di fronte ad una crisi che non comprendono e che sta cominciando ad innervosirli.</p>
<p><span id="more-4595"></span>Tremonti, giorni addietro, aveva suonato le trombe della riscossa europea. Andiamo avanti noi, <em>le monde suivra</em>:</p>
<blockquote><p>«L&#8217;ideale sarebbe avere regole universali e generali ma se è impossibile perché non ci si mette d&#8217;accordo, allora sarebbe intelligente mettersi d&#8217;accordo almeno Europa su Europa»</p></blockquote>
<p>Aveva detto il ministro sabato scorso, parlando al Forum Confcommercio di Cernobbio. Perché, come noto, l&#8217;Europa può permettersi di crearsi le proprie regole, infischiandosene degli Stati Uniti, oltre che del proprio membro &#8220;atlantico&#8221;, il Regno Unito, giusto? Va bene lanciare proclami, non è chiaro se destinati alla platea europea o al teatrino domestico, ma un&#8217;oncia di realismo non guasterebbe. Oggi, all&#8217;ineluttabile verificarsi dello stallo intraeuropeo sulla regolazione degli hedge fund, Tremonti è riuscito a vedere il bicchiere praticamente traboccante:</p>
<blockquote><p>Una decisione &#8220;realistica&#8221;: così il ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, ha commentato il rinvio all&#8217;Ecofin della discussione sui fondi speculativi e gli hedge fund.<br />
&#8220;La cosa importante &#8211; ha detto &#8211; è  che la macchina si sia messa in movimento. Questo è molto importante, perché fino a qualche anno fa una discussione del genere con il Regno Unito era impensabile. E&#8217; chiaro &#8211; ha aggiunto Tremonti &#8211; che non è semplice mettere insieme posizioni che sono state radicalmente diverse e che ora vanno via via convergendo&#8221; &#8211; (Ansa)</p></blockquote>
<p>&#8220;Vanno via via convergendo&#8221;? E verso dove? Più banalmente, i britannici non intendono perdere il ruolo della piazza di Londra nell&#8217;intermediazione finanziaria internazionale, quindi il massimo che gli europolitici riusciranno ad offrire sarà un po&#8217; di sana demagogia e populismo, contro quei cattivoni che &#8220;si trovano al bar per distruggere l&#8217;euro&#8221;. Sarebbe anche interessante verificare se Tremonti, che nei giorni scorsi ha espresso la propria contrarietà a parlare di <em>exit strategies</em>, visto che &#8220;la crisi ci gira intorno&#8221;, abbia fatto verbalizzare <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/TREMONTI-PROBLEMA-E-GESTIONE-CRISI-NON-EXIT-STRATEGY/news-dettaglio/3761119">il proprio dissenso</a> allo <a href="http://phastidio.net/2010/03/16/luniverso-parallelo-dellecofin/">psichedelico documento della Ue</a>, ratificato oggi dall&#8217;Ecofin, in cui si delinea il percorso di uscita dai sostegni all&#8217;economia.</p>
<p>Non è un paese per coerenti.</p>
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		<title>L&#8217;universo parallelo dell&#8217;Ecofin</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Incapace di trovare una posizione comune sulla gestione degli eventuali sostegni finanziari alla Grecia, incapace di promuovere una riforma del regime autorizzativo per l&#8217;operatività degli hedge fund (anche dopo le non troppo velate minacce di Timmy Geithner, sempre pronto a sostenere le ragioni del Big Money americano), l&#8217;impalpabile Ecofin ha prodotto, oltre all&#8217;abituale anidride carbonica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Incapace di trovare una <a href="http://www.euractiv.com/en/euro/eurozone-ministers-sketch-greek-bailout-plan-news-346779">posizione comune</a> sulla gestione degli eventuali sostegni finanziari alla <strong>Grecia</strong>, incapace di <a href="http://www.euractiv.com/en/financial-services/eu-hedge-funds-talks-collapse-news-347534">promuovere una riforma</a> del regime autorizzativo per l&#8217;operatività degli hedge fund (anche dopo le non troppo velate minacce di <strong>Timmy Geithner</strong>, sempre pronto a sostenere le ragioni del <em>Big Money</em> americano), l&#8217;impalpabile Ecofin ha prodotto, oltre all&#8217;abituale anidride carbonica, anche un interessante esercizio intellettuale: una <em>road map</em> per l&#8217;<em>exit strategy</em>.</p>
<p><span id="more-4593"></span>Prima gli incentivi all&#8217;industria, poi le misure anti-disoccupazione, infine gli aiuti alle banche per assicurare il normale flusso di credito a famiglie ed imprese. Questo il percorso per il &#8220;ritiro graduale&#8221; delle misure messe in campo dai governi per affrontare la recessione. Il documento &#8211; elaborato dalla presidenza di turno della Ue e già approvato dai 27 ambasciatori dell&#8217;Unione &#8211; è oggi sul tavolo dei ministri finanziari europei che la integreranno nelle conclusioni dell&#8217;Ecofin. Nel testo si sottolinea come delle <em>exit strategy</em> progressive dalla crisi si rendono più che mai necessarie nel momento in cui &#8211; pur tra mille incertezze &#8211; &#8220;l&#8217;economia sta ripartendo&#8221; (sic). Altrimenti, già nell&#8217;immediato, il rischio è quello di &#8220;una ripresa drogata e di un&#8217;alterazione della concorrenza sul mercato unico&#8221;. Nientemeno.</p>
<p>In particolare, secondo la tabella di marcia indicata nel documento, le misure a sostegno dei settori industriali, come gli incentivi auto, dovranno essere le prime ad essere ritirate,&#8217;&#8221;il più presto possibile&#8221;. Questo soprattutto per il grande impatto che tali incentivi hanno sui conti pubblici dei vari Paesi. Senza contare il rischio &#8211; si sottolinea &#8211; che continuare ad erogare questi incentivi può seriamente impedire &#8220;una efficiente redistribuzione delle risorse&#8221; e quindi provocare &#8220;distorsioni della concorrenza e un malfunzionamento del mercato interno&#8221;. L&#8217;unica eccezione sul fronte degli incentivi settoriali può essere quella degli aiuti concessi al settore delle tecnologie verdi e agli investimenti in ricerca e innovazione, punti cardine della strategia &#8216;Europa 2020&#8242; varata nei giorni scorsi dalla Commissione Ue.</p>
<p>E&#8217; già singolare che si invochi la necessità di non danneggiare &#8220;l&#8217;efficiente allocazione&#8221; delle risorse ricorrendo a sussidi a favore delle tecnologie &#8220;verdi&#8221;. Ma<strong> nel magico mondo di Bruxelles e dintorni non si sono ancora accorti che la ripresa è talmente vibrante che appena vengono meno gli incentivi alla rottamazione delle auto la domanda crolla, e questo si abbatte come una mannaia sulla produzione industriale</strong>.</p>
<p>E&#8217; di oggi il rapporto del <strong>Centro Studi Promotor</strong> che prevede un <strong>crollo delle immatricolazioni europee a marzo</strong>, in relazione all&#8217;esaurimento del fattore positivo costituito dagli incentivi all&#8217;acquisto di auto, mentre persiste un quadro congiunturale ancora fortemente preoccupante in tutto il mondo. Il mercato più importante, quello della <strong>Germania</strong>, in febbraio accusa un calo annuo del 29,8%, dopo la scadenza dei consistenti incentivi alla rottamazione (2500 euro) introdotti dall&#8217;inizio dello scorso settembre. Il mercato italiano, in cui gli incentivi sono finiti il 31 dicembre, ha fatto registrare risultati ancora positivi a gennaio e febbraio perché ha potuto beneficiare, fino al 31 marzo, di un consistente portafoglio ordini al 31 dicembre. Le immatricolazioni stanno però frenando anche da noi: infatti a gennaio la crescita annuale era del 30,2%, a febbraio è stata del 20,6%, a marzo vi potrebbe essere ancora una piccola crescita e, data la caduta degli ordini che si registra nel 2010, a partire da aprile si prevedono pesanti contrazioni. Altri mercati (come quello spagnolo e francese) stanno ancora godendo dello stimolo fornito dagli incentivi, destinati ad esaurirsi nel secondo semestre.</p>
<p><strong>Questo è il quadro generale: la manifattura europea regge grazie alla domanda asiatica e ai sussidi al settore auto</strong>. La prima fonte di domanda è tutto fuorché un pasto gratis, soprattutto per noi italiani, visto che i produttori tedeschi sono molto agguerriti nella difesa e nell&#8217;amplimento delle proprie quote di mercato. I secondi sono terminati o lo saranno presto. Nel frattempo, la crescita è ancora nettamente inferiore al potenziale, quindi destinata a produrrre nuova disoccupazione, che frenerà consumi e investimenti. Ma per l&#8217;Ecofin è importante non distorcere &#8220;l&#8217;efficiente allocazione delle risorse ai settori produttivi&#8221; sussidiando la <em>green economy</em> e lottare contro focolai inflazionistici che nessuno ha ancora visto. E ve la meritate, questa crisi.</p>
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		<title>La forza delle argomentazioni &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 15:21:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[Axel Weber]]></category>
		<category><![CDATA[Banca-Centrale-Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Mario-Draghi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci è voluto un po&#8217; di tempo, ma alla fine l&#8217;argomentato attacco alla assai ipotetica candidatura di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea è arrivato. Il pulpito non è dei più qualificati (il quotidiano tedesco Bild), ma certo di grande presa popolare. Il tema dell&#8217;ortodossia monetaria è very pop in Germania, un po&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Ci è voluto un po&#8217; di tempo, ma alla fine l&#8217;argomentato attacco alla assai ipotetica candidatura di <strong>Mario Draghi</strong> alla guida della <strong>Banca Centrale Europea</strong> è <a href="http://www.corriere.it/economia/10_marzo_11/draghi-bild_0c9f54a4-2cfd-11df-a00c-00144f02aabe.shtml">arrivato</a>. Il pulpito non è dei più qualificati (il quotidiano tedesco <em>Bild</em>), ma certo di grande presa popolare. Il tema dell&#8217;ortodossia monetaria è <em>very pop</em> in Germania, un po&#8217; come quello dell&#8217;immigrazione da noi, dove può capitare di leggere titoli del tipo &#8220;<em>I negri hanno ragione</em>&#8220;, e Bild lo declina a modo suo. Il posto oggi occupato da <strong>Jean-Claude Trichet</strong> potrà andare solo  ad un tedesco, e chi meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Axel_A._Weber"><strong>Axel Weber</strong></a>? Quanto a Draghi, lui è &#8220;un uomo della lira&#8221;, ma non solo: ha pure lavorato per <strong>Goldman Sachs</strong>, argomenta Bild.</p>
<p><span id="more-4575"></span>Quest&#8217;ultima accusa, a onor del vero, è molto popolare anche da noi, ad uso e consumo di quanti ritengono che sia possibile ridurre l&#8217;ansia trovandosi un capro espiatorio, e poco importa che la parentesi di Draghi a Goldman sia terminata molto tempo addietro, o che egli non fosse (ovviamente) coinvolto in operazioni di finanza strutturata, avendo un ruolo di <em>relationship</em> istituzionale più o meno uguale a quello che nel corso degli anni hanno avuto <strong>Mario Monti</strong>, <strong>Romano Prodi</strong> e (udite, udite) <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2007/06/letta-goldman.shtml?uuid=909fc446-1d74-11dc-ab9f-00000e251029&amp;DocRulesView=Libero"><strong>Gianni Letta</strong></a>. Tornando ad <strong>Axel Weber</strong>, all&#8217;eroe senza macchia e senza paura della stabilità monetaria (mica come Draghi, che la notte di nascosto stampa banconote nella cantina di casa), potrebbero e dovrebbero essere girate <a href="http://baselinescenario.com/2010/02/19/six-questions-for-axel-weber/">le domande di <strong>Simon Johnson</strong></a>.</p>
<p>Weber, nel suo pluriennale ruolo di <em>dominus</em> e custode dell&#8217;ortodossia economica e monetaria tedesca, potrebbe ad esempio spiegare dov&#8217;era quando <strong>Deutsche Bank</strong> è diventata una delle banche con la maggior leva finanziaria al mondo, suggerisce Johnson. Oppure potrebbe spiegare il ruolo della <strong>Bundesbank, </strong>in quanto regolatore del sistema creditizio tedesco, nel caso di <strong>Hypo Real Estate</strong>, il buco nero di Germania. O ancora, la strenua resistenza tedesca alle proposte di incremento dei requisiti di capitale, e l&#8217;aver tenuto rigorosamente segreti i risultati degli <em>stress test</em> bancari europei, per evitare qualcosa di più dello stigma a carico di alcuni istituti non particolarmente virtuosi. E potrebbe forse anche spiegare il ruolo tedesco nel contesto di quella che Johnson definisce la politica monetaria fortemente prociclica dell&#8217;eurozona, che ha indirettamente favorito gli esportatori tedeschi.</p>
<p>Weber, è l&#8217;argomentazione di Johnson, in quanto ascoltatissimo consigliere economico dei governi di Berlino, è stato determinante nel perseguire un modello di <em>policy </em>basato sull&#8217;export e sulla stretta fiscale sistematica. Che notoriamente è cosa diversa da una politica fiscale anticiclica, tale cioè da risultare moderatamente espansiva in recessione e restrittiva in espansione (a somma zero, quindi), ma evidentemente per i tedeschi questi sono dettagli.</p>
<p>Al di là delle campagne dei giornali popolari, <strong>Berlino resta il crocevia dei destini dell&#8217;Unione monetaria europea, oltre che della sua evoluzione politica</strong>. Spetta ai tedeschi scegliere se continuare a spremere esportazioni dal Sud di Eurolandia (se e quando ciò potrà tornare ad accadere), salvo poi salire in cattedra nel momento in cui gli squilibri diventano insostenibili, oppure se puntare ad un vero coordinamento delle politiche economiche. Sperando che a Berlino riescano a comprendere che gli squilibri macroeconomici sono come il tango (cioè che occorre essere in due per ballare), e che un deficit non è altro che un surplus visto allo specchio.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Update</strong></span>: questi stessi concetti li ritrovate (ovviamente espressi meglio) in <a href="http://www.nakedcapitalism.com/2010/03/spain%E2%80%99s-woes-and-germany%E2%80%99s-export-model-could-mean-double-dip.html">questo post</a> di <strong>Edward Harrison</strong> per <em>Naked Capitalism</em>, che riprende lo schema dei saldi tra settore pubblico, privato e conto capitale, frequentemente utilizzato da <strong>Martin Wolf</strong>. La morale è che l&#8217;Europa, applicando la ricetta tedesca, va dritta ad infilarsi in un <em>double dip</em>.</p>
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		<title>Una regina li seppellirà</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta II]]></category>
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		<description><![CDATA[La sempiterna Elisabetta II con i leader pro-tempore delle ex-colonie, da Truman a Obama. To be continued.



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		<title>Il sussidio nuoce alla salute</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima riforma sanitaria necessaria: i sussidi agricoli federali americani sono prevalentemente indirizzati su alimenti che andrebbero invece assunti in modica quantità. (HT: The Consumerist)

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<div class="wp-caption alignnone" style="width: 393px">
	<a href="http://dl.dropbox.com/u/3386371/whyasaladcostsmorethanabigmac.jpg"><img class=" " src="http://dl.dropbox.com/u/3386371/whyasaladcostsmorethanabigmac.jpg" alt="" width="393" height="280" /></a>
	<p class="wp-caption-text">Prevenire è meglio che sussidiare</p>
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		<title>I Maya in Alaska</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Adotta Un Neurone]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[America2012]]></category>
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		<title>Concorso di colpa</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:04:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni]]></category>
		<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
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		<description><![CDATA[Almeno per oggi, i mercati si sono convinti che i negoziati franco-tedeschi per il salvataggio della Grecia andranno a buon fine e che la lieta novella verrà annunciata a breve, magari a suggello del vertice tra George Papandreou e Angela Merkel, previsto nei prossimi giorni. Proseguono nel frattempo le schermaglie ed il fuoco di sbarramento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Almeno per oggi, i mercati si sono convinti che i negoziati franco-tedeschi per il salvataggio della Grecia andranno a buon fine e che la lieta novella verrà annunciata a breve, magari a suggello del vertice tra <strong>George Papandreou</strong> e <strong>Angela Merkel</strong>, previsto nei prossimi giorni. Proseguono nel frattempo le schermaglie ed il fuoco di sbarramento entro le mura tedesche, con il super-falco <strong>Otmar Issing,</strong> già componente dell&#8217;<em>Executive Board</em> della Bce ed oggi consulente di  <strong>Goldman Sachs</strong>, che ha già fatto sapere che la Grecia dovrebbe rivolgersi al <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong>, l&#8217;unica struttura dotata di <em>expertise </em>per gestire simili crisi.</p>
<p><span id="more-4534"></span>Credibilità di Issing a parte, resta lo squilibrio macroeconomico di fondo, alla base della crisi. <strong>In Eurolandia ci sono paesi che risparmiano troppo, ed altri che consumano altrettanto fuori misura</strong>. In Germania, autorevoli commentatori accusano il presidente dell&#8217;Eurogruppo, <strong>Jean Claude Juncker</strong>, di voler sabotare &#8220;il vantaggio competitivo tedesco&#8221;. Accusa bizzarra, che sembra suggerire che nelle Tavole della Legge sia scritto che la Germania <em>deve </em>essere un paese esportatore, disinteressandosi dell&#8217;universo-mondo che la circonda.</p>
<p>Certo, la dinamica del costo del lavoro tedesco è semplicemente formidabile, oltre che intrinsecamente deflazionistica: il sindacato accetta senza apparenti problemi la &#8220;crescita zero&#8221; delle retribuzioni, e così facendo spiazza alla radice ogni tentativo di altri paesi di ottenere eguali concessioni dai propri settori protetti. Il problema sta nei modelli di sviluppo: la Germania ha deciso di essere esportatore fino al Giorno del Giudizio (che peraltro potrebbe non essere troppo lontano), e non intende modificare il proprio modello di sviluppo, orientandolo sulla domanda interna. Operazione comunque non semplice, per motivi demografici e, soprattutto, culturali. Ma è evidente che l&#8217;intero pianeta non può pensare di uscire dalla crisi usando in modo estensivo ed intensivo la leva delle esportazioni: alla fine, la Terra dovrebbe cominciare a commerciare con Marte, sperando che i marziani abbiano un modello di crescita basato sulla domanda interna.</p>
<p><strong>Ma vi è anche un&#8217;altra considerazione da fare: un paese che che fa dell&#8217;export il motore pressoché unico della propria crescita si trova a dover &#8220;riciclare&#8221; imponenti surplus commerciali</strong>, e ciò avviene attraverso il proprio sistema creditizio e finanziario. Non desta meraviglia che le banche tedesche siano andate in giro per il mondo a comprarsi il comprabile, illudendosi di preservare la qualità dell&#8217;investimento grazie a quella incredibile truffa che erano i rating massimi assegnati alle cartolarizzazioni ed alla finanza strutturata. Ora nei portafogli delle banche teutoniche vi sono rifiuti radioattivi, e qualcosa bisognerà pur fare, se non si vuole che l&#8217;ulteriore riparazione dei bilanci determini una stretta creditizia devastante. <em>Last but not least</em>, l&#8217;export tedesco necessita comunque di un&#8217;Europa non moribonda.</p>
<p>C&#8217;è solo da augurarsi che il salvataggio della Grecia avvenga con condizionalità robuste, pur senza giungere alla durezza delle riparazioni del Trattato di Versailles. Il sentiero è molto stretto ma la strada non è (ancora) senza uscita.</p>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 18:28:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia & Mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[Congiuntura]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato oggi l&#8217;Interim Forecast della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l&#8217;Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Pubblicato oggi l&#8217;<a href="http://ec.europa.eu/economy_finance/articles/eu_economic_situation/2010-02-25-eu_interim_economic_forecast_en.htm"><em>Interim Forecast</em></a> della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l&#8217;Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di <strong>una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27</strong>. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non da oggi. Il che significa, per tutti quelli che sono ancora convinti che l&#8217;economia sia equivalente alla fisica, che <strong>esiste un&#8217;elevata incertezza sulla realizzazione degli scenari previsti</strong>. Riguardo il nostro paese, la Commissione conferma la previsione dello scorso autunno, una crescita dello 0,7 per cento.</p>
<p><span id="more-4522"></span>Crescita che deriverà, secondo Bruxelles, da consumi privati relativamente più elevati e dall&#8217;export. Il previsto aumento dei consumi scaturirebbe da una riduzione del risparmio precauzionale delle famiglie, favorito dalle migliorate condizioni dei mercati finanziari e da moderate prospettive inflazionistiche. <strong>Queste determinanti del miglioramento dei consumi ci lasciano molto perplessi, a dire il vero</strong>.</p>
<p>In primo luogo, <strong>un incremento del Pil di solo lo 0,7 per cento difficilmente eviterà, anche in un paese a bassa crescita potenziale come il nostro, un aumento della disoccupazione</strong>. Ciò ridurrà il reddito disponibile, prescindendo da improbabili misure governative di sostegno, e manterrà elevata l&#8217;incertezza delle famiglie, sospingendo i risparmi precauzionali. Inoltre, il rapporto sembra fare troppo affidamento sulla ripresa dei corsi dei mercati finanziari, che per contro stanno manifestando, da inizio anno, un andamento negativo ed accresciuta incertezza. L&#8217;incremento dell&#8217;export, non solo per l&#8217;Italia, appare legato, così come accaduto nel 2009, alla spinta dell&#8217;Asia, che oggi appare in decelerazione.</p>
<p>In sintesi, se il primo anno di una ripresa, dopo una crisi in cui sono stati perduti circa 5 punti di Pil, riesce a restituirci neppure tre quarti di punto percentuale di maggiore attività, frutto di misure di stimolo transitorio e di crescita dei paesi emergenti, vuol dire che il problema esiste, per noi come per il resto del mondo occidentale sviluppato. Ed è un problema serio.</p>
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		<title>Immigrazione e cittadinanza. Per una volta, buone notizie dalla Grecia</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 10:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Editor</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Mario Seminerio &#8211; Libertiamo
Il sito di analisi economiche e demografiche &#8220;A Fistful of Euros&#8221; segnala che il governo greco, oltre a tentare di gestire la crisi fiscale, intende introdurre una nuova legge sull&#8217;immigrazione, i cui termini sono interessanti anche per il nostro paese. In particolare, la nuova legge greca consentirebbe ai figli di immigrati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><p><strong>di Mario Seminerio &#8211; <a href="http://www.libertiamo.it"><em>Libertiamo</em></a></strong></p>
<p>Il sito di analisi economiche e demografiche &#8220;<em>A Fistful of Euros</em>&#8221; <a href="http://fistfulofeuros.net/afoe/economics-and-demography/greece-citizenship-for-children-of-immigrants/">segnala</a> che il governo greco, oltre a tentare di gestire la crisi fiscale, intende introdurre una nuova legge sull&#8217;immigrazione, i cui termini sono interessanti anche per il nostro paese. In particolare, <strong>la nuova legge greca consentirebbe ai figli di immigrati di richiedere la cittadinanza, sotto la duplice condizione che i genitori abbiano vissuto legalmente in Grecia per almeno dieci anni e il figlio abbia almeno tre anni di frequenza scolastica</strong>. Secondo le stime, circa 250.000 tra bambini e giovani figli di immigrati potrebbero acquisire per questa via la cittadinanza greca.</p>
<p><span id="more-4512"></span><strong>Questa rappresenterebbe una autentica rivoluzione per gli standard greci</strong>, un paese che da sempre gestisce l&#8217;immigrazione secondo criteri molti simili a quelli italiani, incluse alcune caratteristiche forme di ottusità burocratica e di resistenza xenofoba. Da inizio anni Novanta, la Grecia ha visto una massiccia immigrazione da paesi vicini, causata dal crollo del comunismo. Albanesi (due terzi del totale), bulgari, macedoni ed altre nazionalità rappresentano oggi il 10 per cento della popolazione greca ed il 20 per cento della forza lavoro. In Grecia le procedure di naturalizzazione sono finora state disegnate in modo proibitivo per gli immigrati, sostituite da un sistema di permessi di soggiorno annuali, molto simili al regime in vigore in Italia, che tiene i lavoratori in condizioni di costante apprensione, oltre che di evidente ricattabilità.</p>
<p><strong>Oggi le condizioni demografiche del paese sono cambiate</strong>: a vent&#8217;anni dalla prima grande ondata immigratoria, in Grecia vi sono decine di migliaia di immigrati, soprattutto albanesi e bulgari, che hanno ininterrottamente trascorso nel paese la maggior parte della propria vita adulta. Lavorano, possiedono appartamenti, sono parte integrante delle proprie comunità locali. Nelle scuole i figli di immigrati spesso superano i nativi. Come scrive l&#8217;autore dell&#8217;articolo, se un bambino è nato in  Grecia, parla perfettamente greco, vuole vivere in Grecia ed è disposto a  giurare fedeltà allo Stato greco, per quale motivo non dovrebbe essergli  consentito l&#8217;accesso alla cittadinanza?</p>
<p>La decisione del governo greco di modificare la tradizionale acquisizione di cittadinanza per <em>ius sanguinis</em> si scontra con prevedibili resistenze ed ostilità. Dalla estrema destra, che parla di &#8220;annacquamento dell&#8217;ellenismo&#8221;, e a cui l&#8217;orologio si è evidentemente rotto alcuni millenni addietro, alla stessa chiesa ortodossa, che non appare entusiasta di una legge che darebbe la cittadinanza a migliaia di musulmani e cattolici.</p>
<p>Entro pochi anni, se questa legge passasse, si avrebbero albanesi-greci, bulgari-greci, pakistani-greci. Sarà un percorso irto di ostacoli, ma rappresenta un caso di studio di cui discutere anche da noi, perché coglie le contraddizioni insite nel tenere in un limbo civile i figli di persone che hanno dimostrato nei fatti di essere integrate nella società, spesso ben più di alcuni cittadini &#8220;etnicamente puri&#8221;. Il problema delle seconde e terze generazioni non può essere eluso oltre, neppure in un paese innamorato del vaniloquio politico, come il nostro.</p>
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