Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Esteri - page 2

Dal reality show al reality check

Intervento del vostro titolare al convegno “La consulenza finanziaria indipendente ed il risparmio gestito“, organizzato a Palazzo Mezzanotte lo scorso 1 febbraio da Ascosim. L’ascesa di Trump, il referendum sulla Brexit, la narrazione sulla rottura di paradigma che non porta sfracelli ergo è stato un successo anche se nulla è ancora realmente accaduto, il cocciuto fanalino di coda italiano in un’Eurozona che cresce ed il triennio perduto di Renzi.

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Il cane si è mangiato la mia dignità

A molti appare del tutto surreale, soprattutto in questa temperie, che la Commissione Ue chieda all’Italia una correzione dei conti pubblici dello 0,2%. Ad altri appare per quello che è: irrilevante. Perché per una volta possiamo ben dire che i problemi stanno altrove.

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La rischiosa scommessa dei mercati: puntare su Trump senza credergli

Dietro i record di Wall Street la fiducia nel programma del presidente, ma non si prende sul serio il suo protezionismo

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Come è possibile avere contemporaneamente alla Casa Bianca un uomo che passa il tempo lanciando virulenti proclami protezionistici e mercati finanziari di tutto il mondo che crescono come se fossimo entrati in una nuova era di libero scambio e globalizzazione rampante, con la ciliegina sulla torta della “soglia 20.000” dell’indice Dow Jones? È quello che molti osservatori ed investitori si chiedono, dopo i rialzi successivi all’elezione di Donald Trump, lo scorso 9 novembre.

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Io uscirei, non uscirei, ma se vuoi

Per chi ha un minimo di memoria, nel 2011 e dintorni nel nostro paese fiorì una lussureggiante letteratura fantafinanziaria e fantaeconomica, oltre che classificabile alla nota voce “ingegneria finanziaria per disperati” (qui e qui due preclari esempi), in cui si spiegava in che modo il nostro paese avrebbe potuto ridurre l’onere del proprio debito pubblico senza passare per l’unico canale razionale, la crescita. In questi giorni pare di essere tornati a quell’epoca, con geniali proposte per “uscire dall’euro guadagnandoci pure”, come avrebbe detto Wanna Marchi, e vecchi arnesi rispolverati alla bisogna.

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I falsi invalidi d’Europa

La richiesta di una correzione dei conti pubblici italiani per lo 0,2% di Pil ha suscitato l’immancabile reazione pavloviana di politica e caravanserraglio dei commentatori professionisti. Singolari, per non dire altro, le reazioni del tipo “ma come, una correzione proprio ora che è arrivato Trump e cambia tutto?”, che non è chiaro che diavolo significhi. O l’altra, non meno bizzarra: “ma come, chiederci una correzione con tutti i terremoti che abbiamo? Che mancanza di sensibilità!”. Come non essere d’accordo, epidermicamente, con questa narrazione del piccolo paese frustato dalla natura matrigna e percosso dagli ottusi eurocrati di Bruxelles? Ottimo, visto, si stampi.

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I dolori della non più giovane Theresa

Oggi la premier britannica Theresa May incontrerà il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Ieri a Philadelphia, in un discorso tenuto alla delegazione Repubblicana al Congresso, May ha menato disperati colpi al cerchio ed alla botte. Come conciliare la nuova proiezione liberoscambista del Regno Unito che si accinge alla Brexit con una presidenza Usa che (almeno a parole) misura amici e nemici sulla base del saldo commerciale bilaterale, l’indicatore più inutile che esista in economia? Come restare “alfieri del mondo libero” in un contesto di nazionalismi montanti, primi fra tutti i propri? Ah, saperlo. Ed in effetti, May non lo sa.

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Cantiere Trump, occhio ai carichi sospesi

I primi atti della presidenza Trump paiono andare nella direzione indicata in campagna elettorale: convocazione dei produttori di auto alla Casa Bianca per mostrare il campionario di bastoni e carote, fuoriuscita dal TPP, annuncio dell’avvio della costruzione del muro col Messico. Occorre tuttavia prestare attenzione alla linea di confine tra azioni ad alto contenuto simbolico e quelle sostanziali, cioè aderenti nei fatti alla lettera della campagna elettorale. È ancora presto per dare un giudizio ma le contraddizioni potenziali non mancano.

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Spara più forte, non ti sento

Viviamo in un’era particolare: quella in cui i cittadini sono spaventati ed incazzati neri. In questa era, la politica non pare richiesta di fornire soluzioni, visto che è essa stessa parte del problema, bensì suggestioni. Vi sono paesi, come il nostro, in cui tali suggestioni sconfinano nel delirio conclamato.

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Theresa’s Wish List

Esteri/Unione Europea

Dopo lo “storico” discorso col quale la premier britannica Theresa May ha indicato i dodici punti che guideranno il percorso della Brexit, molti osservatori ed analisti si sono precipitati a sentenziare che “ora la situazione è più chiara”. In realtà non è chiaro perché dovrebbe esserlo, visto che gli obiettivi negoziali della May continuano ad essere un bel libro dei sogni.

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La realtà si è mangiata i miei compiti

Le previsioni economiche non sono una scienza esatta. I modelli econometrici spesso producono risultati simili o con bassa dispersione perché costruiti in modo simile. Ciò premesso, quello che servirebbe guardare è magnitudine e direzione della previsione. E se, in questa sede, quello che si ottiene è che un paese cresce meno degli altri, significa che è piuttosto probabile che quel paese abbia un problema. Di solito, questo è quanto accade all’Italia, e questo giro di previsioni conferma l’antica regola. A cui si aggiunge una probabile richiesta da parte della Commissione Ue di una mini correzione, più di facciata che sostanziale. Sarebbe quindi opportuno cercare di capire perché, dopo tre anni di vigoroso riformismo renziano, restiamo in questa condizione. Voi che dite?

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