Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Esteri - page 210

Onu Watch 2

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha conferito all’emittente libanese Al Manar il premio per i migliori programmi anti-fumo e relativi alla nutrizione. Come da noi segnalato, a questa emittente, controllata da Hezbollah, è stata revocata l’autorizzazione a trasmettere in Francia, per violazione delle leggi che vietano l’odio razziale e religioso, e per aver ripetutamente violato il proprio impegno a non diffondere trasmissioni dai contenuti antisemiti. Il Consiglio Superiore dell’Audiovisivo francese ha assunto tale deliberazione dopo aver visionato alcuni programmi trasmessi in novembre, che accusavano gli ebrei di diffondere l’aids. Occorre ricordare che su questa emittente viene trasmesso un serial di 26 puntate dove gli ebrei della diaspora vengono accusati di utilizzare il sangue dei bambini cristiani per impastare il pane azzimo (vecchio luogo comune antisemita). A parte questi trascurabili dettagli, l’emittente libanese si segnala per l’encomiabile campagna antifumo, per il quale è stata premiata da un organismo dell’Onu. Attendiamo il conferimento di un premio alla memoria del dottor Mengele per gli esperimenti di alta rilevanza scientifica compiuti nei campi di concentramento, finalizzati ad approfondire la conoscenza della fisiologia umana.

Il Centro Simon Wiesenthal su questa vicenda

Commenti alle elezioni irachene…

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Tra le innumerevoli reazioni alle elezioni irachene, segnaliamo quella del vescovo di Bassora:

”La gente era felice di recarsi ai seggi, c’era un clima di festa”. Cosi’ commenta per la MISNA la giornata elettorale di ieri in Iraq monsignor Djibrail Kassab, arcivescovo dei caldei di Bassora, nel sud del Paese. Ricordando che nella sua città ha votato circa il 60% degli elettori e non si sono verificate violenze di alcun tipo, il presule ribadisce di aver visto persone andare ai seggi ”quasi come fosse un Carnevale; intere famiglie hanno portato con se’ i bambini, la gente sembrava soddisfatta e mostrava di non aver paura di eventuali episodi di violenza”. Monsignor Kassab aggiunge che, nelle prime ore del mattino, l’affluenza è stata scarsa, ma dalle 11 locali in poi i seggi si sono riempiti di gente in fila per consegnare il proprio voto.”

La democrazia rappresenta sempre un momento di festa, soprattutto quando è stata così a lungo negata… Leggi tutto

Pratica democratica

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Le elezioni presidenziali palestinesi (o meglio, le elezioni che dovranno scegliere il presidente dell’autorità nazionale palestinese) rappresentano un evento da salutare con favore. Non tanto per l’esito, largamente scontato a favore di Mahmoud Abbas (nome di battaglia Abu Mazen), quanto perché segnano la ripresa di una qualche pratica democratica “occidentale” (ci si passi la precisazione etnocentrica, in questa era di relativismi vorremmo rimarcare che la democrazia vera è quella occidentale…), dopo le farse plebiscitarie dell’era-Arafat, che tuttavia qualche grillo parlante di casa nostra aveva già definito come suprema espressione di “democrazia”. Certo, Abu Mazen vincerà di larga misura sul proprio più immediato concorrente, Mustafa Barghouti, ma la apparente assenza dell’abituale “carisma” mediorientale (leggasi satrapismo e autocrazia) nel settantenne Abbas, depongono a favore di una “laicizzazione” dell’elezione. Certo, se la leadership palestinese dell’epoca (cioè Arafat) avesse accettato il percorso degli accordi di Oslo prima e di Dayton poi, con la storica disponibilità dell’allora primo ministro israeliano Barak a discutere dello status di Gerusalemme Est, forse ora avremmo uno stato palestinese, e la crescita economica già intravista dopo Oslo avrebbe contribuito a porre le basi per lo sviluppo di una borghesia palestinese laica e illuminata, e ora la società palestinese non sarebbe più stretta tra pratiche paternalistiche e mera sussistenza, quella fornita dall’illuminato precetto coranico della zakat, l’elemosina che compie una vera e propria redistribuzione interclassista della ricchezza, e che è servita agli integralisti per arruolare generazioni di kamikaze. Ma la storia non si fa con i se ed i ma. Dopo la laurea in legge in Siria, Abu Mazen ha studiato a Mosca, all’epoca in cui tutti i “movimenti di liberazione” ed i paesi “non allineati” erano di stretta osservanza filosovietica, dove ha conseguito un dottorato con una bizzarra tesi sui legami tra nazismo e sionismo, solo pochi anni dopo che il Gran Mufti di Gerusalemme, zio di Arafat, compiva frequenti viaggi a Berlino per erudire il Fuhrer sulle più “avanzate” ideologie antisemite. E’ stato un convinto sostenitore del revisionismo sul numero di ebrei uccisi dal nazismo e del negazionismo sull’esistenza dei campi di sterminio, e ha di recente compiuto una scontata autocritica. Durante questa campagna elettorale Abbas ha più volte sostenuto il diritto al ritorno dei profughi palestinesi ovvero, in altri termini, la dissoluzione dello stato di Israele. Il tempo dirà se si è trattato di tatticismi o se l’aberrata condizione palestinese e araba avrà prodotto, attraverso un simulacro di pratica democratica, l’ennesima e politically correct versione di antisionismo.

Fiction

Esteri

Apprendiamo dal sito Memri che la televisione iraniana ha iniziato a trasmettere un serial, ambientato nei territori palestinesi, dove si narra che gli israeliani sono dediti a espiantare organi di palestinesi per tenere in vita i propri connazionali (leggi qui). In particolare, nella fiction il presidente israeliano viene tenuto in vita grazie a ripetuti trapianti di organi, ed il responsabile militare di Giudea e Samaria, nonché candidato premier, volendo donare al proprio figlio degli occhi azzurri, non trova di meglio che espiantarli da una ragazzina palestinese. In questa fiction torna il tema della cospirazione ebraica, spinta alle estreme conseguenze. Israele viene equiparata al nazismo ed agli esperimenti del dottor Mengele (in una scena del serial, che ricorda il film “I ragazzi venuti dal Brasile”, con Gregory Peck, particolarmente raggelante, un medico israeliano passa in rassegna dei bambini palestinesi per individuare i candidati ideali all’espianto), per ribadire la natura inumana e simbolicamente parassitaria degli ebrei, appartenenti ad una razza geneticamente “debole” e bisognosa di vampirizzare la linfa vitale dei palestinesi e, più in generale, dei musulmani. Così facendo, gli islamisti finiscono con lo sposare a loro volta le teorie eugenetiche naziste della razza eletta. Gli sceneggiatori danno anche un’interpretazione “simbolica” della sottrazione della vista, per impedire ai palestinesi di vedere la propria terra rubata. Curiosamente, tra le teorie cospirative, che rappresentano ormai l’architrave della propaganda islamica anti-occidentale, quella relativa al furto di organi appare oggi la più utilizzata, come mostra anche questo articolo, apparso di recente su un quotidiano saudita, che accusa i militari americani di commerciare gli organi degli iracheni uccisi.

Grandeur

Esteri/Unione Europea

Permetteteci di citare Christian Rocca, sul tema del “coordinamento” francese degli aiuti umanitari dell’Unione Europea alle popolazioni del sud-est asiatico:

(la Francia) fa circolare la notizia che Parigi guiderà l’intervento umanitario europeo in Asia meridionale, ma era un giochetto delle tre carte del solito Dominique de Villepin.

Nel frattempo, l’Unione europea compie una brillante giravolta linguistico-diplomatica per evitare ai francesi una figuraccia di pari grandeur:

(ANSA) – BRUXELLES, 3 GEN – La Francia non e’ stata incaricata dall’Ue di coordinare l’insieme degli aiuti europei nelle zone colpite dallo tsunami, ma e’ vero che a Parigi ”e’ stato chiesto dal Consiglio di guidare le attivita’ di valutazione in Sri Lanka nell’ambito della protezione civile”. Lo ha spiegato un portavoce della Commissione Ue Gregor Kreuzhuber durante un briefing a Bruxelles, in risposta alle domande dei giornalisti sulle dichiarazioni di ieri del ministro degli Interni francese Dominique de Villepin, sottolineando che ”non e’ vero che ci sia confusione ed e’ anche naturale che i singoli paesi e le varie istituzioni agiscano in vari settori”.

Inoltre, apprendiamo per bocca dello stesso Kreuzhuber che, ad oggi, i venticinque paesi dell’Unione hanno messo a disposizione un totale di contribuzioni pubbliche dell’ordine di 240 milioni di euro il che, per l’area geopolitica col maggior prodotto interno lordo del pianeta, non e’ poi così impressionante, ma non importa, sono gli americani ad essere “stingy”… e da ultimo, una notizia “seria”: il viceministro italiano al commercio estero, Adolfo Urso, candida Emma Bonino al ruolo di coordinatore degli aiuti comunitari. Proposta troppo intelligente, non la sosterrà nessuno, in Italia e soprattutto a Bruxelles…

Diritti umani

Esteri

MO: GAZA; NON SPARATE RAZZI DA ZONE CIVILI,GRUPPO UMANITARIO
(ANSA) – GAZA, 3 GEN – Un appello ai gruppi armati della intifada affinche’ non sparino i loro razzi Qassam dall’interno di zone abitate e’ stato lanciato dal Centro palestinese per i diritti umani, (Pchr-Gaza).
In un comunicato il gruppo umanitario cita la morte della undicenne Ibtihal Abu Zaher la cui casa nel campo profughi di Jabalya (Gaza) e’ stata colpita direttamente due giorni fa da un razzo – risultato difettoso – sparato da militanti della intifada nella intenzione di centrare un obiettivo israeliano. ”Questo tipo di azioni mette in pericolo la vita di civili innocenti” rileva Pchr-Gaza secondo cui e’ necessario che i militanti evitino di lanciare i loro attacchi dall’interno di zone civili.
Da parte sua il quotidiano israeliano Maariv cita una fonte militare secondo cui a Khan Yunes (a sud di Gaza) le cellule dell’intifada specializzate negli attacchi mediante i mortai ”sono solite agire dall’interno di scuole, moschee ed ospedali”. La cosa – ha precisato la fonte – impedisce ai militari (israeliani) di rispondere al fuoco in maniera adeguata.
Reparti israeliani di terra hanno terminato ieri un raid di tre giorni a Khan Yunes nel corso del quale 13 palestinesi (in buona parte uomini armati) sono rimasti uccisi e diverse case sono state rase al suolo.

Apprendiamo quindi che, per la tutela dei diritti umani di rito palestinese, occorre non tanto evitare di sparare colpi di mortaio e razzi in direzione di abitazioni di civili israeliani, quanto evitare di farlo da luoghi palestinesi densamente popolati, stante la evidentemente scarsa perizia di chi confeziona e lancia questi ordigni. Non crediamo che il motivo di tale “consiglio” sia da ricercarsi nel tentativo di evitare che civili palestinesi innocenti vengano colpiti dalla risposta dell’esercito israeliano, perché abitualmente questa è esattamente il tipo di conseguenza che i promotori di queste aggressioni ricercano attivamente, come ad esempio affrontare per strada i militari israeliani mandando avanti donne e bambini palestinesi armati di fionde, dietro i quali si collocano abitualmente i combattenti armati di kalashnikov…

Odio

Italia/Stati-Uniti

Gli americani hanno portato a 350 milioni di dollari il totale della contribuzione per il cataclisma del Sud-Est asiatico. Il segretario di stato uscente, Powell, ed il governatore della Florida, Jeb Bush, partono per una ricognizione nella regione, dopo la quale verranno decisi ulteriori interventi di sostegno. La portaerei Lincoln opera al largo delle coste indonesiane, elicotteri militari statunitensi stanno evacuando i superstiti nella regione di Aceh, causa l’impossibilità a raggiungere via terra la zona disastrata, mentre altre truppe di marines stanno paracadutando aiuti in Sri Lanka. Nel frattempo, in una conferenza stampa, il “bravo” top official dell’Onu, Ian Egeland, sollecitato dalla domanda di un giornalista di Fox News sull'”adeguatezza” dell’intervento statunitense, afferma di non aver mai visto una simile mobilitazione in un disastro internazionale. Tutto bene? Forse. Il Giappone aumenta il proprio contributo da 30 a 500 milioni di dollari, ma nessuno aveva finora parlato di “tirchieria” di Tokyo. E la Francia? Silenzio di tomba. Oh, naturalmente un silenzio “solennel“, come si addice ad ogni atto della Republique. Non abbiamo finora evidenze di intervento militare diretto francese nell’area, né Parigi risulta ai vertici della classifica dei donatori, ma vedremo i francesi responsabili del coordinamento degli aiuti dell’Unione europea, un incarico di prestigio per un paese-bluff. Quando finirà questa rendita parassitaria francese nella burocrazia europea? Vorremmo anche segnalare uno degli innumerevoli problemi che affliggono l’informazione italiana: l’Unità. Un giornale che quotidianamente spande odio a piene mani contro tutti gli oppositori dei lumi di progresso, un autentico scandalo nella vita pubblica di questo paese, la versione di estrema sinistra di Feltri e Farina, anzi no, molto peggio, vista la differente ampiezza del bacino di audience. Certo, antropologicamente parlando la struttura narrativa dei maitres-a-penser di sinistra è facilmente identificabile. Per farvene un’idea, leggete il grande filosofo contemporaneo Scalfari: teorie cospirative e grandi vecchi dietro ogni angolo, la psicopatologia del cui prodest anche in occasione dell’arrivo della slitta di Babbo Natale, vaticinii di imminenti sciagure quando al governo non ci sono comitati d’affari amici (a proposito, l’illiberale e liberticida legge Gasparri ha permesso all’Editoriale l’Espresso di acquisire Rete A?). Ma l’Unità è tutto questo e molto di più, per la rozzezza ideologica ed il manicheismo tribale che la caratterizzano. Leggete articoli come questo, e capirete perché in questo paese potete trovare in circolazione muratori che lanciano cavalletti fotografici contro il primo ministro, dicendo di averlo fatto “perché lo odio”…e sempre a questo proposito, leggete anche questo articolo, dove il giustificazionismo progressista regna sovrano: l’aggressore chiamato comprensivamente per nome, le “testimonianze” circa la brutalità della reazione della scorta, etc etc, tutti gli ingredienti della perfetta fiaba progressista sulle colpe del sistema malvagio e corruttore contrapposte all’innocenza dei singoli.

Rieducazione

Esteri

Una notizia interessante, che da un lato rimarca, se mai ve ne fosse bisogno, la distanza siderale e l’incomunicabilità che esiste tra due culture ormai fisicamente conviventi nelle nostre città, dall’altra autorizza comunque a sperare che i valori “illuministici” e umanistici della “vecchia Europa” stiano avendo una certa resipiscenza:

Spagna, scarcerato imam che incitava a violenza contro donne

Scarcerato l’imam di Fuengirola, Mohamed Kamal Mostapha, detenuto dallo scorso 29 novembre nel carcere di Alhaurín de la Torre a Malaga per aver esortato gli uomini a picchiare le donne. Il tribunale ha revocato così la decisione di un giudice di Barcellona che aveva condannato l’imam ad un anno e tre mesi di reclusione per aver incitato, nel libro “Le donne e l’Islam”, alla violenza contro le donne. L’imam dovrà comunque seguire un corso sui diritti riconosciuti dalla Costituzione europea e dalla Dichiarazione dei diritti umani.

Cavalli di Troia

Discussioni/Esteri/Unione Europea

Leggiamo dall’Ansa un paio di notizie molto interessanti:

Il governo turco che, attraverso la Direzione generale affari religiosi (Diyanet), fissa i temi delle prediche del venerdì, ha ordinato quest’anno agli imam delle moschee di invitare i fedeli, nelle prediche di venerdì 31 dicembre, a non festeggiare l’anno nuovo, ma ad attenersi ai ”valori musulmani e nazionali”.

”Non possiamo assumere come nostri valori religiosi e nazionali le celebrazioni di fine anno e gli usuali comportamenti come l’eccessivo alcool, giochi d’azzardo e le spese eccessive”, e’ scritto nelle istruzioni governative agli imam predicatori, che in Turchia sono funzionari statali selezionati ed assunti dallo stesso Diyanet che controlla che non facciano propaganda politica e fondamentalista.

”Questi comportamenti possono causare il decadimento dei nostri valori nazionali ed allontanarci dalla nostra identità nazionale. Non imitiamo questi usi che non sono compatibili con i nostri valori e che ne’ Dio, ne’ il Profeta approverebbero”, continuano le istruzioni pubblicate sul sito web del Diyanet.

La Turchia, paese ufficialmente musulmano al 99,8% (in realtà in questa cifra vengono indebitamente inclusi gli aleviti che non si considerano musulmani), e’ dal 1926, per volontà del suo fondatore Kemal Ataturk, uno dei pochi paesi musulmani che adotta pienamente il calendario occidentale e che considera la domenica il giorno festivo della settimana.

La festa di fine anno si è da allora sempre più popolarizzata ed e’ segnata anche dall’albero illuminato che però in Turchia non ha valenze cristiane.

Da questa notizia apprendiamo quindi che: 1) in Turchia vi sono dei religiosi che svolgono mansioni di funzionari statali, a tutela della “purezza” religiosa degli atti della vita quotidiana; 2) tuttavia, a causa della secolarizzazione e occidentalizzazione forzosa imposta nel secolo scorso da Ataturk, e che ha mutuato anche alcune pratiche di matrice cristiana (in primo luogo, il calendario), questi funzionari utilizzano il ricorso ad espressioni quali “identità nazionale”, che in Occidente sono di solito a prevalente contenuto laico e secolare.

E’ più che mai lecito chiedersi come è possibile pensare di ammettere nell’Unione Europea un paese di 80 milioni di persone che presenta una tale diversità culturale dai valori da cui l’Unione è nata, un paese caratterizzato da una drammatica schizofrenia, dove coesistono tratti di modernità occidentale ad altri di commistione tra dio e cesare, pur non trattandosi di una teocrazia in senso stretto. Lo diciamo sommessamente, ad evitare che qualcuno dei soliti benpensanti di progresso, quelli che sostituirebbero il presepe con Cappuccetto Rosso (e perché non con “Pierino e il lupo”?) ci tacci di leghismo oscurantista. Un paese che ha appena eliminato (sospettiamo solo formalmente) dal proprio codice penale il reato d’adulterio. Probabilmente il problema dei rapporti con la Turchia si risolverebbe accentuando l’area di libero scambio con l’Unione Europea, ma senza arrivare all’integrazione politica, che promette di essere un’autentica iattura.

L’altra notizia viene dal Canada:

Il consiglio musulmano di Montreal, in Canada, ha presentato un’istanza al ministero della Giustizia canadese per ottenere un tribunale civile speciale che emetta decisioni in base alla Sharia, la legge islamica, in particolare per le dispute familiari.
Alcuni imam svolgono già funzioni di arbitraggio nelle cause civili, ma la comunità musulmana del Quebec vorrebbe rendere tali procedimenti legali. ”Vogliamo semplicemente regolarizzare una pratica già diffusa sul territorio”, ha spiegato al quotidiano ‘Le Devoir’, Salam Elmenyawi, presidente del Consiglio Musulmano di Montreal.

In questo caso, la comunità islamica di Montreal vuole utilizzare l’ordinamento liberale occidentale del Canada proprio come un taxi (o un cavallo di Troia) per accentuare il proprio carattere di autosegregazione culturale dal paese ospite: un dato, questo, comune alla prassi di gran parte delle comunità islamiche dell’Occidente, e sul quale non sono ancora state compiute riflessioni adeguate da parte di quasi tutte le elites politiche al potere nei nostri paesi…

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