Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Esteri - page 210

Liberoscambismo

Esteri

E così, sembra proprio che la via per rilanciare l’agonizzante export europeo sia quella della vendita di armi a regimi autoritari. Dopo la vicenda della eliminazione dell’embargo sulla vendita di sistemi d’arma evoluti alla Cina, che verosimilmente ambirebbe ad utilizzare tali sistemi per ricondurre all’ovile la pecorella smarrita Taiwan, ecco un’altra geniale trovata, ideata dalla fertile mente del Progressista più trendy del momento: José Luis Rodriguez Zapatero. Leggi tutto

La Fortezza Europa

Il Consiglio europeo, nella sessione che ha, tra l’altro, approvato la proposta di riforma del Patto di Stabilità e Crescita, ha deciso di accantonare (pardon, di “riscrivere”) il progetto di direttiva sulla prestazione di servizi, che porta il nome del commissario olandese al Mercato Interno nella Commissione Prodi (segnatevi questo nome, lo sentirete ancora…). Il progetto di direttiva Bolkestein aveva come obiettivo il completamento del mercato interno, attraverso la rimozione dei vincoli alla competitività nella prestazione di servizi. Il punto più controverso di tale progetto di direttiva è quello relativo al paese d’origine, in base al quale la prestazione del servizio sarebbe stata regolata non dalle norme del Paese nel quale si realizza, ma da quelle del Paese di provenienza dell’impresa erogatrice. Malgrado si ritenga che salari e condizioni di lavoro debbano essere quelli del paese in cui tali servizi vengono forniti, da più parti si sono levate grida d’allarme sul rischio di “dumping sociale” cioè, ad esempio, che un’impresa polacca fornisca in Germania prestazioni di servizi dopo aver ottenuto l’autorizzazione unicamente nel proprio paese d’origine. Il timore è quindi quello di un livellamento verso il basso degli standard di protezione e tutela sociale. Come spesso accade, l’immanente declino in cui stanno sprofondando paesi come la Francia, che pure restano pateticamente convinti di poter ancora guidare non solo l’evoluzione dell’Unione Europea, ma anche i destini del mondo, ha prodotto una reazione “conservatrice”, in ciò aiutata dalla trascurabile contingenza del referendum transalpino sulla ratifica del Trattato Costituzionale europeo. Leggi tutto

Due anni dopo

Discussioni/Stati-Uniti

Scrive Charles Krauthammer, in un editoriale sul Washington Post:

“(…) Quando un editoriale di Le Monde, intitolato “Primavera Araba” riconosce “i meriti di George W.Bush”, quando il titolo principale dell’Independent di Londra è “Bush aveva ragione dopo tutto”?, e quando un editoriale su Der Spiegel si chiede “George W.Bush potrebbe aver ragione”?, allora tu senti che qualcosa di radicale è accaduto.

Non è solo una breccia nelle trincee dello snobismo europeo. L’Iraq e, in senso lato, la dottrina Bush, sono sempre state più di una semplice materia intellettuale. Il paternalismo e la visione quasi colonialista della sinistra verso i barbari arabi non è solo analiticamente sbagliata. E’ anche una bancarotta morale.

Dopo tutto, andando a ritroso almeno fino alla Guerra Civile spagnola, la sinistra si è sempre orgogliosamente considerata il grande campione internazionale di libertà e diritti umani. Eppure, quando l’America propose di rimuovere l’uomo responsabile di aver torturato, gassato e ucciso decine di migliaia di iracheni, la sinistra si è improvvisamente trasformata nel campione dell’inviolabile sovranità westfaliana. Leggi tutto

Anche in Italia, at last

America, 1940. Charles A. Lindbergh, eroe della trasvolata sull’Atlantico, fervido antisemita e filonazista, diventa presidente sconfiggendo Franklin D. Roosevelt. Da quel momento gli Stati Uniti smettono di appoggiare gli inglesi e i francesi contro le potenze dell’Asse, e dietro un’apparente neutralità stringono patti con la Germania di Hitler. Una famiglia ebraica di Newark, la famiglia Roth, scopre di non essere abbastanza americana per i gusti del nuovo presidente e inizia a temere che anche il proprio paese possa trasformarsi in un regno del terrore. Tra controstoria e autobiografia, il ritratto dell’America in forma di incubo.

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Gli Europarolai colpiscono ancora

Esteri/Unione Europea

(ANSA) – BRUXELLES, 10 MAR – L’Europarlamento vuole che l’Ue faccia di tutto per bloccare le attivita’ terroristiche degli Hezbollah ma, almeno per ora, non chiede apertamente un loro inserimento nella ”lista nera” europea delle organizzazioni del terrore. E’ questa la posizione assunta di fatto oggi dal Parlamento europeo attraverso la risoluzione approvata sulla situazione in Libano e il ritiro di una proposta avanzata da destra. Il parlamento europeo, secondo il testo della risoluzione ha invitato il Consiglio dell’Ue a prendere ”tutte le misure necessarie per porre fine alle attivita’ terroristiche di questo gruppo”. Insomma, si desume, chiede di far bloccare tutte le azioni che non siano lecitamente ‘politiche’. E’ stata pero’ ritirata una proposta, avanzata dall’ Uen (Unione per l’Europa delle nazioni), di inserire il gruppo nella cosiddetta ”lista nera” delle attivita’ terroristiche, quella che avrebbe avuto come effetto il congelamento dei beni degli Hezbollah in Europa. (ANSA)

Scoperte e riscoperte

Discussioni/Stati-Uniti

Scrive David Frum, in un articolo per il giornale canadese National Post:

Sembra che la ragione per cui l’auto di Calipari sia stata fatta oggetto di colpi d’arma da fuoco sia stata il fatto che le autorità italiane non avevano informato quelle statunitensi della missione di Calipari. E la ragione di questa strana omissione è stata che la missione di Calipari implicava il pagamento di un riscatto per la giornalista rapita.

Gli Italiani sanno che le autorità statunitensi si oppongono fieramente al pagamento di riscatti, e così pensavano che la cosa migliore da fare fosse tenere le cose tranquille fin quando Sgrena e Calipari si fossero messi in salvo fuori dall’Iraq.

Queste azioni italiane hanno messo in pericolo le vite di Sgrena e Calipari. Esse hanno anche messo in pericolo le vite di migliaia di altri civili occidentali in Iraq. Pagare riscatti incoraggia nuovi rapimenti- e l’Italia sta prendendo la brutta abitudine di consentire il pagamento di riscatti. Quasi fosse colpevolmente consapevole di quanto sbagliata sia questa pratica, il Primo Ministro italiano, Silvio Berlusconi, ha egli stesso fornito i fondi, utilizzando il suo immenso patrimonio, per liberare le due cooperanti rapite nel 2004. Questa volta, i soldi sembrano essere venuti da fondi pubblici.

Le motivazioni dell’Italia sono comprensibili: la guerra non è popolare in Italia, che ha circa 3000 soldati in quel paese. E un prolungato dramma degli ostaggi indebolisce ancora di più il consenso alla guerra. Il governo Berlusconi è naturalmente tentato di fare tutto ciò che è in suo potere per portare il dramma alla conclusione più rapida e positiva possibile. Leggi tutto

Convinzioni

Esteri

Nell’incontro tra Bush e Schroeder (proprio lui, il compagno socialdemocratico che si è fieramente opposto alla guerra in Iraq), emerge la posizione comune secondo la quale l’Iran non può avere la bomba atomica. Il modo in cui questo obiettivo verrà raggiunto non è ancora chiaro e lo stesso Bush, pur non scartando in linea di principio ogni opzione, ha sottolineato che “l’Iran non è l’Iraq”. Ora attendiamo gli sviluppi, anche se la scadenza del 15 marzo della “moratoria” unilaterale dichiarata del regime di Teheran sul processo di arricchimento dell’uranio è prossima, e finora il terzetto europeo non ha cavato il classico ragno dal buco, ancora una volta per eccesso di approccio mercantile alla problematica. Quello che è importante rilevare, in questa fase, è che il ritrovato multilateralismo statunitense appare in realtà come un progressivo avvicinamento dell’Europa sulle posizioni di Washington. Attendiamo una presa di posizione ufficiale da parte della nostra Unione, auspicabilmente simile a quella di Schroeder, che temiamo tuttavia verrà a breve definito “guerrafondaio” dal primo Dario Fo che passa per la piazza…

La pax (siriana) è in pericolo…

Esteri

Gli Stati Uniti richiamano il proprio ambasciatore in Siria per “consultazioni urgenti”. Il portavoce del dipartimento di Stato, Richard Boucher, ha dichiarato: “Siamo molto cauti riguardo chi possa aver commesso questo assassinio, ma sappiamo quali effetti ha la presenza siriana in Libano. E sappiamo che essa non porta sicurezza ai libanesi”.

La Siria mantiene un contingente di 16.000 soldati sul suolo libanese, contravvenendo alla risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (lo segnaliamo a futura memoria del professor Prodi e della sua allegra brigata di pacifondai unilateralisti…), che ne chiede il ritiro.

Dopo essersi di fatto annesso il Libano, al termine di una guerra civile durata 15 anni, e con la rassegnata accettazione delle cancellerie occidentali (segnatamente della Francia, che storicamente ha esercitato il proprio protettorato su Siria e Libano), e con l’adesione entusiastica del Vaticano, desideroso di tutelare la comunità cristiana maronita anche a costo di ridurla al ruolo di dhimmi, la Siria di fatto controlla in Libano il movimento terroristico Hezbollah, di concerto con il regime teocratico iraniano, oltre a rappresentare da sempre un porto sicuro per i terroristi mediorientali e gli insorti iracheni. Rafik Hariri, ex primo ministro assassinato ieri, amico e sostenitore dell’attuale presidente palestinese, Mahmoud Abbas, si era dimesso lo scorso autunno, quando fu approvata una modifica costituzionale “suggerita” da Damasco per prolungare il mandato del presidente libanese, aveva assunto posizioni sempre più critiche nei confronti dell’occupazione siriana. Leggi tutto

Liberalismi

Il commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy ha inviato una lettera al governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio chiedendo “chiarimenti” sulla posizione dell’istituto riguardo alle regole del mercato interno. Notizia piuttosto interessante, destinata a mettere alla prova il più volte rivendicato liberalismo del governo Berlusconi. Le banche straniere si stanno lamentando della chiusura del sistema bancario italiano all’investimento diretto estero, soprattutto di provenienza comunitaria. Il recente “accordo” tra Berlusconi e Fazio, di cui la stampa ha dato ampio conto e che non è stato smentito, prevede che le banche estere possano entrare nel capitale di quelle italiane fino al massimo del 15 per cento. Decisione invero bizzarra, se si considera che l’Italia resta soggetta alle regole della concorrenza stabilite in sede comunitaria. Aspettiamo la risposta di Fazio, ma alcune considerazioni s’impongono. Tutti siamo a conoscenza dello stato catatonico delle banche italiane, che tuttora rappresentano l’antitesi della libera concorrenza. Certo, il costo dei servizi offerti non è più determinato attraverso il famigerato “cartello”, ma a nostro giudizio ciò avviene solamente perché la moltiplicazione di servizi inutili (nota pratica del marketing alla Vanna Marchi…) rende difficile individuare delle classi omogenee di prestazioni. Per il resto, le dimensioni delle banche italiane restano molto contenute su scala europea, la politica del credito viene ancora prevalentemente gestita attraverso motivazioni che poco o nulla hanno a che vedere con l’analisi del merito di credito, la redditività viene “aggiustata” a colpi di manovre sulle commissioni (una delle principali fonti d’inflazione in questo paese), non esiste di fatto la possibilità/capacità per le banche italiane di espandersi all’estero, con la sola parziale eccezione di Unicredito, che appare la banca italiana a maggiore vocazione internazionale, anche se finora limitata al sia pur promettente Est europeo. Soprattutto, esiste una condizione di drammatico conflitto d’interessi che ha fatto seguito all’apertura del capitale bancario alle imprese. Come definire diversamente il fatto che il vicepresidente di una banca italiana, già condannato a titolo definitivo per insider trading, ma nel cui consiglio d’amministrazione siede perché ha patteggiato la pena, riconoscendosi colpevole (!!), ha ottenuto un finanziamento di 100 milioni di euro per partecipare all’aumento di capitale di una società partecipata dal proprio gruppo? Per il resto, business as usual: convegni in cui i banchieri ci spiegano come vincere la sfida della competitività, la Banca d’Italia pervicacemente contraria a perdere le proprie attribuzioni di antitrust congiunte a quelle di controllo della stabilità del sistema bancario italiano (lieve contraddizione, ma fa nulla…), dove il governatore decide ex cathedra (senza dover fornire motivazioni a chicchessia, e meglio così, perché spesso tali motivazioni non sarebbero di natura economica…) sulla validità o meno delle eventuali aggregazioni tra istituti, e più non dimandare.

Lo stessa caratteristica del mandato a vita del governatore (altra singolare analogia con il pontificato…), intesa in altri tempi come baluardo contro l’ingerenza e la voracità partitica, appare ora come un retaggio medievale finalizzato a preservare situazioni di potere interno al mondo finanziario (e politico) italiano. Un governo che si definisca autenticamente liberale non può non intervenire su questi temi, così come su quelli relativi alla riforma delle libere professioni, per tutelare la concorrenza ed i consumatori prima ancora delle solite avvilenti zuffe partitiche. Attendiamo fiduciosi, anche se sempre disincantati…

Tempi duri per i partigiani…

Esteri

Gli abitanti di un villaggio a sud di Baghdad si sono rivoltati contro un commando di guerriglieri, che li avevano attaccati per rappresaglia in seguito alla loro decisione di partecipare alle elezioni generali di domenica scorsa, boicottate dagli estremisti sunniti: cinque ribelli sono stati uccisi e altri otto feriti. La singolare vicenda, avvenuta ieri sera e probabilmente priva di precedenti nella tormentata transizione irachena, e’ stata riferita da fonti di polizia che hanno chiesto l’anonimato.

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