Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Stati-Uniti - page 2

La domanda che angoscia il mondo

in Articoli/Economia & Mercato/Stati-Uniti
È ora che la Federal Reserve alzi i tassi?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Giovedì 17 settembre la Federal Reserve deciderà se iniziare ad alzare i tassi ufficiali d’interesse, ponendo fine ad oltre un lustro di politiche monetarie non convenzionali senza precedenti, in risposta alle crisi di Lehman e dell’Eurozona. L’evento, a due anni di distanza dall’annuncio della progressiva rimozione degli acquisti di titoli obbligazionari, il cosiddetto quantitative easing, ha trasmesso scosse sismiche ai mercati globali, soprattutto quelli emergenti, che tendono a pagare molto caro l’apprezzamento del dollaro ed il rialzo dei tassi statunitensi, con deflussi di capitali che spesso sono disordinati e massivi, destabilizzandone le economie.

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Vita in provincia – Il Jobs Act che non vi fu

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Italia/Stati-Uniti

Ieri, intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere, il premier Matteo Renzi ha rispolverato tutto il suo ormai ben noto strumentario retorico sulla “rivoluzione” che scalza le rendite di posizione che soffocano il paese, eccetera. Di rilevante c’è che, nel corso dell’intervista, Renzi ha esplicitato un concetto che lo colloca in piena continuità con la consolidata tradizione dei nostri politici. Quella di parlare di esperienze estere di cui nulla sanno, e quella di piazzare delle granitiche causalità dove invece esistono solo friabili correlazioni.

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Bravo Marchionne, ma ora viene il difficile

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Italia/Stati-Uniti

Oggi i giornali italiani tracimano di editoriali e commenti, per lo più compiaciuti quando non propriamente estatici, sull’operazione di minority buyout (ché di quello si tratta) di Fiat su Chrysler. Operazione attesa da tempo, come naturale sbocco di una acquisizione nata sulle ceneri di una crisi epocale e di un fallimento non meno epocale, con intervento salvifico dei soldi pubblici (quelli dello Zio Sam). C’è una qualche “morale” anche per noi piccoli italiani, da questa storia? Forse, ma non nei termini che leggiamo sulla esausta stampa di casa nostra.

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Subprime, JPMorgan “patteggia” 13 miliardi

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il Dipartimento della Giustizia statunitense e JPMorgan Chase hanno trovato un accordo per una transazione giudiziaria in sede civile relativa alla vendita di titoli rappresentativi di mutui il cui valore è crollato durante la crisi finanziaria del 2008. Si tratta dell’accordo transattivo più rilevante mai raggiunto tra il governo degli Stati Uniti ed una impresa privata, e vedrà il pagamento di ben 13 miliardi di dollari da parte della banca guidata da Jamie Dimon, mostro sacro della finanza statunitense.

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La iattura della ripresa

in Economia & Mercato/Italia/Stati-Uniti/Unione Europea

Ieri la Federal Reserve, al termine del proprio meeting di politica monetaria, ha comunicato l’eventualità di una progressiva fuoriuscita dalle operazioni di easing quantitativo, cioè dagli acquisti di Treasury ed obbligazioni ipotecarie, oggi pari a 85 miliardi di dollari al mese. I mercati hanno accentuato il movimento, iniziato dopo che Ben Bernanke aveva accennato a questa eventualità, lo scorso 22 maggio, e dopo che si era levato un discreto frastuono tra i governatori della Fed sul quando e come uscire dal QE3, che è cosa diversa dall’iniziare ad aumentare i tassi ufficiali.

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Il ritorno di antiche tradizioni

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Negli Stati Uniti da qualche tempo, in parallelo al rally di borsa, si è affermata una tendenza che è la riproposizione di quanto già visto prima dello scoppio della crisi: indebitarsi utilizzando come garanzia un attivo patrimoniale. Nella scorsa esistenza era il debito contratto a valere sulla propria abitazione, ed utilizzato per espandere soprattutto i consumi. Il nome esotico della pratica era “mortgage equity withdrawal“, cioè la monetizzazione a debito di parte del valore netto dell’abitazione, cioè la differenza tra quest’ultimo ed il mutuo residuo in essere. Oggi la stessa pratica viene effettuata ponendo a garanzia il proprio conto titoli in amministrazione, quello che viene chiamato brokerage account. Il rischio di finire nei guai resta alto.

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Fiat, l’importanza di essere americani

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

La vigorosa azione di politica monetaria non convenzionale della Federal Reserve, che ha schiacciato i tassi ufficiali a zero e promette di mantenerli tali ancora per anni, ha avuto un importante effetto collaterale: la ricerca spasmodica di rendimento da parte degli investitori, che hanno rovesciato fiumi di denaro soprattutto sulle obbligazioni High Yield, quelle a minor merito di credito e che talvolta vengono definite “spazzatura”.

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Bernanke ripudia la Fata Fiducia

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti/Unione Europea

Nel corso della testimonianza davanti alla Commissione Bancaria del Senato degli Stati Uniti, martedì scorso, Ben Bernanke ha commentato i potenziali effetti negativi dell’entrata in vigore della cosiddetta sequestration, cioè dei tagli automatici alle spese per discrezionali e di Difesa, che dovrebbero entrare in vigore alla mezzanotte di oggi, ora di Washington, conseguenza dell’accordo di Capodanno tra Casa Bianca e Congresso sulla manovra di consolidamento fiscale.

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Obama contro S&P

in Articoli/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Più di un processo, serve una legge sui conflitti di interesse delle agenzie di rating

di Mario Seminerio – Libertiamo

Martedì scorso, l’Amministrazione Obama ha formalmente accusato l’agenzia di rating Standard& Poor’s di aver mentito agli investitori sul reale stato del mercato immobiliare statunitense nell’imminenza dello scoppio della bolla subprime, perché ciò avrebbe significato perdere clienti, cioè le società che richiedono l’emissione di un rating su proprio debito. La mossa ha conseguenze potenzialmente di vasta portata, non solo per S&P ma più in generale per tutto il sistema delle agenzie di rating, ed è verosimilmente destinata a causare ampi fraintendimenti anche a casa nostra, dove già vi sono evidenze di un improprio protagonismo di frange della nostra magistratura inquirente, nella più placida inconsapevolezza di una politica che ha ormai perso il polso dei tempi. Ma andiamo con ordine.

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Luoghi comuni d’America

in Adotta Un Neurone/Esteri/Stati-Uniti

The United States of Paranoia“, di Jack Ohman, editorial cartoonist di The Sacramento Bee. Ovviamente l’angolo visuale è quello orridamente liberal, ma la paranoia destra resta tutta. Cliccare per ingrandire.

USofParanoia

Spremuta di tasse, ma trionfa sempre Bush

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Contravvenendo allo spirito natalizio ed alla quiete sintetica che di solito caratterizza l’inizio anno di noi decadenti occidentali, ci corre l’obbligo di segnalarvi un piccolo dettaglio sul cosiddetto “accordo” tra Casa Bianca (e Democratici) e Repubblicani per “evitare” l’ormai celebre Fiscal cliff , che molti giornalisti italiani avevano già adottato come surrogato delle profezie Maya.

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Germania, la nuova Cina di Washington

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti/Unione Europea

E’ già successo altre volte nel passato, ma oggi le circostanze sono ancor più pressanti e critiche: gli Stati Uniti si stanno innervosendo per l’elevato e persistente surplus delle partite correnti tedesche, fonte di “asimmetria” entro un’Eurozona in perenne stretta fiscale e che rappresenta una strategia di free riding della domanda globale, senza peraltro contribuire ad essa. Significativo che il Tesoro statunitense riconosca il “progresso” cinese verso il riequilibrio bilaterale delle partite correnti, passato attraverso un apprezzamento dello yuan contro dollaro del 40 per cento dal 2005 ad oggi, a cui ha contribuito anche il recupero salariale in Cina.

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Prove tecniche di salto dalla scogliera

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Dopo la riconferma di Barack Obama alla Casa Bianca, la realtà bussa (anzi, picchia i pugni) sulla porta: mercati azionari in picchiata sul timore del fiscal cliff, la stretta fiscale automatica che a Capodanno farà la festa all’America ed al mondo e che promette una stretta al Pil Usa dell’ordine del 4 per cento (ma verrà evitato, anche se non completamente, tranquilli). E le agenzie di rating, che segnalano (oggi con Fitch) che, se non si neutralizza il fiscal cliff, se il tetto legale allo stock di debito federale non verrà innalzato in modo tempestivo e se non si metterà in pista un percorso di risanamento fiscale, l’America perderà la seconda tripla A, dopo quella che S&P le ha strappato dal petto nell’estate del 2011, peraltro senza danni al costo del debito, che anzi da allora è addirittura diminuito.

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Dove l’America rischia di diventare come l’Italia

in Discussioni/Esteri/Stati-Uniti

Non è particolarmente rilevante (tranne che per il provincialismo degli italiani, probabilmente) che Barack Obama abbia incassato l’endorsement dell’Economist. Comunque vadano, le elezioni presidenziali di martedì prossimo porteranno (o manterranno) alla Casa Bianca un uomo che dovrà lavorare duramente per evitare il declino americano. Un declino che la sconfinata potenza militare ed economica, oltre alla “creatività” della Federal Reserve, peraltro del tutto indispensabile, potranno comunque bloccare e rinviare nel tempo, anche a lungo. Ma il gigante rischia seriamente di perdere la propria aura di eccezionalismo, se già non l’ha persa. Ed i due candidati non sono certo gli uomini della Provvidenza.

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Il Rashomon dell’economia

in Discussioni/Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Ogni quattro anni, l’Economist sonda i maggiori economisti statunitensi in vista delle elezioni presidenziali. In questa occasione è stato chiesto anche per quale motivo la ripresa è così lenta, scegliendo tra sei fattori esplicativi. Le risposte hanno elevata dispersione e bias “ideologici” che confermano che tentare di capire qualcosa di questa infinita post crisi affidandosi agli economisti è soprattutto un atto di fede. Politica, nella fattispecie.

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Torna l’America a credito?

in Economia & Mercato/Esteri/Stati-Uniti

Come segnala Alphaville, riprendendo le valutazioni degli analisti di Royal Bank of Canada (RBC), il mercato statunitense degli autoveicoli, che da qualche tempo pare essere entrato in un trend di crescita piuttosto confortante, è tornato a poggiare in misura crescente sul credito, ed in particolare sul basso merito di credito.

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Che mangino dividendi!

in Adotta Un Neurone/Esteri/Famous Last Quotes/Stati-Uniti

Mitt Romney l’ha fatta ancora fuori dal vaso, bollando di fatto come parassiti sociali quel 47 per cento di americani che non pagano imposta federale sul reddito. Sarebbe stato utile verificare prima che circa metà degli esenti sono tali perché si trovano in condizioni di disagio economico (una coppia con due figli e reddito inferiore a 26.400 dollari annui, nella stragrande maggioranza dei casi working poor) e che l’altra metà fruisce di crediti e deduzioni d’imposta per soggetti anziani (che quindi hanno pagato le imposte federali sul reddito durante la loro vita lavorativa) o per giovani a basso reddito.

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