Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Unione Europea

Il diabolico euro-complotto che ha distrutto il Mezzogiorno d’Italia

L’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che difficilmente passerà alla storia come colui che “ve l’aveva detto”, malgrado la sua possente produzione pubblicistica ed un’esperienza ministeriale trascorsa a farsi prendere a ceffoni dalla realtà, ha ritenuto di dover esprimere la propria dotta valutazione sulla crisi della Ue da un angolo visuale molto particolare: quello del Mezzogiorno d’Italia. Perché, come noto, le colpe della Ue si estendono dal meteo al sottosviluppo economico di paesi che da tempo hanno perso la bussola ed il senso comune. Mentre senso del ridicolo e della decenza hanno tolto il disturbo ancor prima, come ci ricordano prassi e teoria tremontiane, solcando i lustri.

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Io uscirei, non uscirei, ma se vuoi – 2

Oggi è giorno pari, quindi Antonio Martino è risolutamente contrario all’uscita dall’euro. Ce lo ricorda in un’intervista al Mattino che è solo l’ultima di una lunghissima serie di “fraintendimenti” con i giornali che non riescono a cogliere l’essenza del suo pensiero, che è guizzante ed ubriacante come il grande Garrincha, di cui si diceva riuscisse a dribblare e confondere anche il pallone.

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Il dibattito ai limiti dell’assurdo sull’Europa “a cerchi concentrici”

I leader dei maggiori paesi dell’Ue parlano di “integrazione a velocità differenziate”. Ma già esiste, di fatto, da anni

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Giorni addietro, nella solenne cornice di Versailles, i quattro capi di stato e di governo dei maggiori paesi Ue (Germania, Francia, Italia, Spagna) hanno deciso che “unità non significa uniformità” e di conseguenza che i paesi dell’Unione potrebbero e dovrebbero procedere a velocità differenziate sulla strada dell’integrazione. È il concetto di Europa a più velocità o a cerchi concentrici di cui da qualche tempo si dibatte con un livello di astrazione quasi metafisico.

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La lista dei miracoli di Marine Le Pen

Via l’euro e spariranno tutti i problemi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Tra gli “engagement”, le promesse presidenziali di Marine Le Pen ai francesi, spiccano quelli per l’economia. Per il lavoro, e nella migliore tradizione retorica francese, si parla di “modello patriottico”, da attuare con un ossimorico “protezionismo intelligente”. Ad esempio, riservando le commesse pubbliche ad imprese francesi, purché lo scarto di prezzo con le corrispondenti offerte straniere sia “ragionevole”. Oppure creando niente meno che una “autorità di sicurezza economica” che contrasti gli immancabili “fondi avvoltoio” e tutte le minacce che il mondo rapace porta alla Francia, creando a questo fine un fondo sovrano attraverso la Caisse des Dépots e Consignations, la Cassa Depositi e Prestiti transalpina.

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Matt Renzie, our son of a pitch

Una strana frenesia pare essersi impossessata di partiti e contrassegni politici italiani: c’è profumo di 8 settembre, oggi, nell’aria. Ma soprattutto c’è l’irresistibile richiamo della foresta di un grande classico del nostro grande paese: la spesa pubblica.

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Dal level playing field alla livella

Gli anglosassoni lo chiamano level playing field, che sarebbe l’eguaglianza delle condizioni di gioco, in senso lato. Il concetto, in questi anni disgraziati, tende ad identificarsi con la radice del vittimismo italiano, soprattutto nei rapporti con la Commissione Ue, in massimo grado nel settore bancario. Ad esempio, l’Abi per lungo tempo ha lamentato lo svantaggio rispetto alle banche di altri paesi, che di norma possono detrarre dall’imponibile le sofferenze nello stesso anno in cui si attua lo stralcio, mentre le italiane avevano, nel regime precedente, una lunga transizione. Problema superato qualche anno addietro, dal governo Letta.

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Lo svantaggio competitivo del Tafazzi italiano

Mercoledì scorso, la plenaria del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che chiede alla Vigilanza unica della Banca centrale europea l’inserimento negli stress test dei cosiddetti attivi di Livello 3 delle banche, cioè quelli che vengono prezzati secondo modelli interni e non a mezzo di prezzi di mercato, in quanto la complessità di questi investimenti li rende pesantemente illiquidi e soggetti ad arbitrio valutativo. Non sappiamo se e come il Single Supervisory Mechanism darà seguito alla richiesta del Parlamento europeo, ma il momento è propizio per qualche considerazione in merito.

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Cartoline dall’inverno italiano

Gaudeamus igitur: tutte le economie dell’Unione europea cresceranno nel 2016, 2017 e 2018, almeno secondo le previsioni contenute nel Winter Forecast della Commissione, pubblicato ieri. Non accadeva da quasi un decennio, mentre l’espansione in Eurozona prosegue da 15 trimestri. L’inflazione è vista in prossimità della soglia del 2%, almeno a livello di paniere complessivo, mentre quella di fondo, cioè al netto delle componenti volatili di alimentari ed energia, è prevista in crescita solo graduale. Gli investimenti sono in crescita moderata ma l’occupazione aumenta e la disoccupazione flette, così come deficit e debito pubblico, anche a livello di saldi strutturali, cioè corretti per il ciclo economico. Questa è la media, però. Entro questo numero ci sono paesi che fanno peggio. Uno, in particolare.

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Brexit, l’economia britannica è molto meno solida di quello che appare

Dietro la tenuta c’è la combinazione di debito crescente delle famiglie e tassi d’interesse bassi. Quanto durerà?

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Bank of England ha alzato le previsioni di crescita per il Regno Unito per la seconda volta dopo il referendum sulla Brexit dello scorso giugno, portandole per quest’anno da 1,4% a 2%, tornando in prossimità delle stime precedenti la storica consultazione popolare, che a maggio dello scorso anno prevedevano per quest’anno una crescita di 2,3%, poi drammaticamente ridotta dalla banca centrale britannica a 0,8% nelle settimane successive all’esito referendario. Colpisce quindi la resilienza dell’economia di un paese che sta per fare uno dei maggiori salti nel buio della sua storia. Ma dietro questa ripresa non ci sono solo luci.

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Il cane si è mangiato la mia dignità

A molti appare del tutto surreale, soprattutto in questa temperie, che la Commissione Ue chieda all’Italia una correzione dei conti pubblici dello 0,2%. Ad altri appare per quello che è: irrilevante. Perché per una volta possiamo ben dire che i problemi stanno altrove.

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