Andrà molto peggio, prima di andare meglio

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Unione Europea

Niente miracoli da Brexit

Troppi entusiasmi per i dati sui consumi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I primi dati congiunturali relativi al periodo post referendum sulla Brexit hanno suscitato stupore e commenti entusiastici da parte dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il mini boom delle vendite al dettaglio di luglio, cresciute in volume dell’1,4% su giugno, ha fatto gridare all’improbabile miracolo, secondo l’abitudine a fare di un singolo dato una tendenza consolidata. Al rimbalzo dei consumi di luglio ha contribuito il forte deprezzamento della sterlina, che ha stimolato gli acquisti di non residenti al punto da produrre una crescita annua del 13% delle vendite di orologi svizzeri in Regno Unito.

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La strada per il dissesto è lastricata di buona flessibilità

L’ennesimo post terremoto italiano è sinistramente simile a quelli che lo hanno preceduto, così come alle fasi successive a grandi episodi di dissesto idrogeologico che punteggiano la storia del nostro paese. Al netto dei buoni sentimenti e della umana solidarietà, la frase ricorrente è “questa volta sarà diverso”. A questo giro iniziamo a sommare alla ferrea volontà di discontinuità con quella che è e resta una “tradizione” italiana (sismicità e dissesto del territorio) con le recriminazioni per non poter fare più deficit. Tutto già visto, ma l’incarognimento si sta accentuando.

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Brexit, il destino del governo May molto più incerto di quanto sembra

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il nuovo governo conservatore britannico, guidato da Theresa May, si è insediato. Di esso sono parte fondamentale alcuni tra i maggiori sostenitori della Brexit: Boris Johnson agli Esteri, David Davis al ministero per l’uscita dalla Ue, Liam Fox alla guida del commercio internazionale, con il compito di cercare e trovare assi preferenziali con grandi partner commerciali prima di lanciare formalmente la fuoriuscita attivando l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

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Siam pronti alla morte, il debito chiamò

Intervistato da Libero, che ci fa sopra una vibrante collezione di titoli e sottotitoli patriottici (“La Merkel ci ruba le banche” è über alles), il vulcanico professor Giulio Sapelli si esibisce nel suo non originalissimo ma sempre godibile repertorio di stralunate citazioni storiche a sostegno della sua ossessiva visione neo-risorgimentale, al centro della quale ci sono la Prussia che tutto soggioga e l’Italia che deve resistere al tentativo di affamarla. Non fermatevi ai tradizionali flussi causali: la Storia con la maiuscola è un libro esoterico, e solo a pochi eletti è data la capacità di leggerne i capitoli ed intuire il loro disvelarsi. Sapelli è tra quelli.

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Lo sventurato popolo rispose: “E loro, allora?”

Attendendo di conoscere il destino delle sofferenze delle nostre banche, al termine della “trattativa” con la Commissione europea, segnaliamo che il nostro premier sta giocandosi l’ennesima mano forte di carte, sorretto dalla sua nota oratoria e dalla forza di argomentazioni di cemento armato: la celeberrima domanda “e loro, allora?”, con cui generazioni di nostri politici portano avanti le loro rivendicazioni contro il mondo, in attesa di rompersi i denti contro il muro della realtà. Poiché in questo paese la funzione della stampa pare essere quella della lente deformante, sia per adulazione che per critica, spesso il risultato finale sono titoli da puro rave party.

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Il piano Z (che non lo era)

Mentre infuria il dibattito su come salvare il solidissimo sistema bancario italiano, è tornata d’attualità l’idea di scimmiottare quanto fatto dagli americani nel 2008 con il TARP, cioè fornire capitale al sistema bancario attraverso il canale pubblico, fingendo che questo canale disponga dei mezzi necessari per farlo. La nuova-vecchia proposta è stata formulata lo scorso 29 giugno da Luigi Zingales in un editoriale sul Sole. Il problema della proposta Zingales, che è formalmente elegante ed accattivante, è che qui non siamo negli Stati Uniti. Purtroppo. Ma non solo: la proposta soffre di quella “furbizia formalistica” tanto cara agli italiani, e che li ha condotti sin qui, a guardare nell’abisso.

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Banche, la schizofrenia che minaccia i vostri risparmi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Il tentativo del governo italiano di invocare uno shock sistemico (la Brexit) per avere una sospensione o un ammorbidimento delle norme europee sulla risoluzione delle banche in dissesto ha prodotto solo la concessione ordinaria di garanzie di liquidità per 150 miliardi di euro per banche solvibili, peraltro di problematica attivazione. Il tentativo di giungere all’autorizzazione di ricapitalizzazioni pubbliche delle banche ed alla sospensione del bail-in è naufragato malamente, non solo e non tanto per l’ennesimo veto tedesco quanto per l’assenza di sponde europee. Il risultato pratico rischia di essere una sorta di autodenuncia dei nodi irrisolti del sistema bancario italiano.

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L’alternativa a soldi pubblici nel capitale delle banche

Prosegue il “negoziato” tra Commissione Ue e governo italiano per salvare le nostre solidissime banche. Ieri è filtrata la possibilità che, sotto date condizioni, la Ue possa accettare ricapitalizzazioni con fondi pubblici. Le condizioni in realtà sono quelle già previste dal testo della direttiva BRRD, ma pare vengano scoperte solo ora. E così, si attende l’esito degli stress test, pubblicato a fine luglio, per sperare di attivare l’intervento, almeno su qualche nome. Almeno uno, uno su tutti, sempre quello. Eppure, se si leggessero con attenzione le norme esistenti e le premesse della loro genesi, si riuscirebbe ad intravvedere una exit strategy alternativa all’uso di soldi pubblici.

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Cercasi scudo contro la stupidità

Nella giornata di ieri si sono diffuse, ed in seguito sono state confermate, voci sulla concessione da parte della Commissione europea all’Italia della possibilità di concedere una garanzia pubblica a tutela della liquidità di banche solvibili, per importo massimo di 150 miliardi di euro e sino alla fine del 2016, ovviamente prorogabile. Intervento subordinato a condizioni di particolare turbolenza sui mercati. Questo è il minimo sindacale, previsto dalle norme europee, che il governo Renzi ha portato a casa. Non a caso non c’è stata grancassa italiana, e la notizia è stata fatta filtrare dalla Commissione ai media globali, essendo vecchia di alcuni giorni. L’occasione è stata propizia per alcuni epici svarioni della nostra vigile stampa. L’entusiasmo a volte è come la fretta: cattivo consigliere. Soprattutto quando si ha fretta di compiacere “qualcuno”.

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L’interesse generale a non farneticare

Anche oggi non ci facciamo mancare l’accrocchio risolutivo per “aiutare” le nostre solidissime banche a divenire ancora più solide. Dobbiamo confessare che siamo ammirati dalla fantasia con cui i nostri leader, spalleggiati da una generazione di tecnici di prim’ordine, stanno spulciando nelle pieghe e negli anfratti delle normative comunitarie per riuscire a poter mettere le sofferenze sulle spalle dei contribuenti, a valore di bilancio corrente. Noi cerchiamo di restare al passo con questo florilegio di ingegneria finanziaria istituzionale per disperati, ma è sempre più difficile.

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