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Unione Europea
by Editor on June 22, 2007
Coerente con le proprie promesse elettorali, il presidente francese Sarkozy sta tentando di far passare, nella bozza del nuovo trattato costituzionale europeo (sul quale si sta furiosamente e spesso grottescamente negoziando in queste ore a Bruxelles sotto gli auspici del Cancelliere Merkel, presidente di turno della Ue), alcune modifiche di rilievo per alleviare l’anglofobia antimercantilista dei propri connazionali. Ieri la delegazione francese è riuscita a far rimuovere dalla lista degli obiettivi fondamentali della UE, il riferimento ad un “mercato interno ove la competizione sia libera e non distorta“, presente nelle sacre scritture comunitarie dal Trattato di Roma del 1957. Secondo molti tecnici, questa rimozione indebolirebbe gravemente l’azione antitrust europea. Cosa di cui potremmo anche essere lieti, se non fosse che questo esito permetterebbe agli stati membri la reintroduzione delle pratiche di aiuti di Stato, in cui i francesi sono da sempre maestri, e gli italiani zelanti discepoli. A Parigi ricordano ancora con rabbia le epiche lotte contro l’allora Commissario Ue Mario Monti, contrario agli aiuti di Stato ad Alstom, campione nazionale transalpino.
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by Editor on May 15, 2007
Di seguito le variazioni trimestrali del prodotto interno lordo nei principali paesi dell’Area Euro nel periodo gennaio-marzo:
- Germania: 0.5 per cento:
- Francia: 0.5 per cento;
- Spagna: 1.0 per cento;
- Italia: 0.2 per cento;
La crescita per l’intera Eurolandia a 13 membri, nello stesso periodo, è stata dello 0.6 per cento. Per un nuovo, grande miracolo italiano. E soprattutto, serio.
Dettagli (al solito) su Macromonitor
UPDATE: per TPS, il dato era atteso (vero), e ancora molta strada resta da fare. Verissimo. Per cominciare l’opera, basterebbe evitare di dire sciocchezze, o più propriamente idiozie. Saremmo già a metà del cammino. Noi, comunque, il rallentamento lo avevamo ampiamente previsto, e non siamo indovini, solo osservatori non in malafede.
by Editor on January 9, 2007
Nei giorni scorsi il cantante Johnny Hallyday, attempata icona nazionalpopolare transalpina, ha solennemente annunciato lo spostamento della propria residenza fiscale a Gstaad, sulle Alpi bernesi, dove peraltro giù trascorre buona parte dell’anno, motivandola con l’eccessiva pressione fiscale della Rèpublique. La decisione di Hallyday ha riattizzato la vecchia guerra delle tasse che da sempre oppone la Francia alla Svizzera, accusata di fare del “banditismo fiscale” perchè rea di avere aliquote inferiori a quelle francesi, sia per le persone fisiche che per le imprese.
Certamente più inquietante, per la vecchia Europa gabelliera, è la notizia del trasferimento del quartier generale della multinazionale alimentare statunitense Kraft da Londra e Vienna a Zurigo, seguendo un percorso di “migrazione fiscale” che sta preoccupando Bruxelles al punto da indurla ad accusare Berna di violazione dell’accordo di libero scambio firmato nel 1972 con l’allora Comunità Europea, anche dopo aver costretto la Confederazione a pagare 1 miliardo di franchi svizzeri l’anno a titolo di “aiuto” per i paesi di nuovo ingresso nella Ue, in quello che ha tutta l’aria di essere un vero e proprio blackmail per concludere gli accordi commerciali bilaterali tra Unione e Confederazione.
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by Editor on January 2, 2007
Circa 200 paia di scarpe, importate dall’Unione Europea, sono state bruciate ad Hangzou, nella provincia cinese orientale di Zhejiang, dopo che il locale funzionario che supervisiona il funzionamento dei mercati (sic) ha segnalato che tali scarpe (prodotti originali appartenenti a griffes quali Strada, Clarks, Dolce&Gabbana, Trussardi e Boomerang) hanno fallito non meglio precisati test di qualità. Secondo il responsabile del servizio telefonico che raccoglie le proteste dei consumatori cinesi (anche loro ne hanno uno), indossare simili difettose calzature rischia di compromettere la deambulazione dei cinesi, provocando loro danni di varia natura, soprattutto alle caviglie.
E’ ovviamente solo una coincidenza che la qualità delle scarpe europee importate in Cina sia drasticamente peggiorata alcune settimane dopo l’entrata in vigore dei dazi dell’Ue sull’importazione di scarpe cinesi, con l’introduzione di una tariffa pari al 16.5 per cento e destinata a restare in vigore per due anni, che ha finora determinato un crollo del 66 per cento nell’export calzaturiero cinese verso l’Europa.
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by Editor on November 27, 2006
Inattesa (ma non troppo) aggressione della realtà ai danni del governo italiano, dopo che le ultime nomine di funzionari della Commissione europea hanno penalizzato il nostro paese a tutto vantaggio del “dinamico duo”, Francia e Germania. Sfuriata del ministro per il Commercio estero e le politiche europee, Emma Bonino, che rimembra il bel tempo andato, quando vigevano quote nazionali nell’assegnazione delle nomine, in un contesto dove la meritocrazia deve cedere il passo ad accordi politici che riflettono l’interesse nazionale dei paesi membri. L’Italia (o meglio l’egemonia culturale di sinistra ed il suo internazionalismo alla Mulino Bianco) è da sempre assai poco avvezza a quest’ultimo concetto, sacrificato sull’altare di una politica estera vacuamente declamatoria, che trova la propria massima espressione e gratificazione nella partecipazione a power breakfast dove tutto è già stato deciso. [click to continue...]
by Editor on November 15, 2006
Se volete avere una illustrazione molto sintetica ed altrettanto efficace dei meccanismi perversi che determinano la lievitazione del costo del personale nelle università italiane, leggete qui.
Se volete avere alcuni suggerimenti operativi sul modo di aumentare le risorse a disposizione degli atenei e della ricerca in generale, reperite il già citato libro di Alesina e Giavazzi, Goodbye Europa. Troverete, tra le altre cose, un breve elenco di ciò di cui necessita l’Europa per uscire dalla propria stagnazione, che è culturale prima che economica. Noi di seguito vi riproduciamo il punto dell’esalogo relativo ad università e ricerca: [click to continue...]
by Editor on October 23, 2006
Il Commissario Ue all’Economia, Joaquin Almunia, sul trasferimento all’Inps del tfr inoptato nelle aziende con oltre 50 dipendenti:
“La mia prima impressione, dopo aver ascoltato i rilievi di Eurostat è che può essere considerata una misura che riduce il deficit, a prescindere dalla distribuzione degli oneri”.
Così, il governo potrà far calare in un colpo solo sia il deficit per competenza (l’indebitamento della P.A, su cui si misura la compliance a Maastricht), che quello per cassa, ed Almunia dormirà felice e contento. Peccato che in tal modo lo stock di debito aumenterà in pari misura, ma non si può aver tutto, nella vita…
Approfondimento: l’analisi dell’europorcata ad opera di Gian Luca Clementi su NoiseFromAmerika
by Editor on October 12, 2006
“Non ho mai raccomandato ad alcuno Stato membro di ridurre le tasse o la spesa pubblica”: lo ha detto il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia, per il quale ciò che conta per Bruxelles è “ridurre il deficit e fare attenzione all’evoluzione del debito pubblico”.
”Ci sono alcuni - ha spiegato Almunia - che hanno sempre in bocca la raccomandazione di ridurre le tasse e la spesa pubblica. Ma non ascolterete mai dalla mia bocca questo tipo di indicazione, perchè ciò che conta per noi è riportare i deficit e i debiti pubblici a livelli sostenibili”.
E bravo Almunia. Poiché la Commissione non può certo spingersi a suggerire un mix ottimale di politica economica, perché ciò avrebbe un impatto devastante sulla già problematica coesione dell’Unione Europea, oltre a rappresentare la forma suprema e definitiva di cessione di sovranità, meglio limitarsi ad un approccio ragionieristico: quello che conta è la bottom line, il rapporto tra deficit e pil, ottenuto non importa come. Perché, come noto, il rapporto deficit/pil al 3 per cento e quello debito/pil al 60 per cento sono parte integrante delle Sacre Scritture. [click to continue...]
by Editor on September 4, 2006
I voli cargo della compagnia israeliana El Al con a bordo carichi di armi e rifornimenti destinati a Tsahal non sono autorizzati a effettuare tappe di rifornimento in Europa: lo afferma il presidente del sindacato dei piloti di El Al, Etai Regev, stando a quanto riferito dall’edizione elettronica di Haaretz.
In una lettera inviata al premier Ehud Olmert e ai ministeri della difesa, delle finanze e del turismo Regev ha detto, secondo Haaretz, che ”anche paesi ritenuti amici di Israele fra cui il Regno Unito, la Germania e l’Italia” non autorizzano soste sul loro territorio dei cargo israeliani con carichi militari, per lo più provenienti dagli Usa.
”La conseguenza è che gli aerei cargo decollano dagli Usa con carichi più leggeri, e arrivano in Israele con meno rifornimenti del necessario” ha scritto Regev.
Attendiamo che l’approccio pacifista e legalitario europeo trovi modo di esprimersi anche nella determinazione a contrastare i carichi di armi iraniane che quotidianamente giungono in Libano via Siria. Riguardo il nostro paese, un maggiore attivismo diplomatico in questa direzione ed una minore cura per scenografie hollywoodiane inutili e costose per il contribuente non guasterebbero.
by Editor on June 30, 2006
La bocciatura del Trattato costituzionale europeo da parte degli elettori francesi ed olandesi, un anno fa, ed i sondaggi d’opinione in altri paesi dell’Unione Europea mostrano che il grado di accettazione della costruzione unitaria è in declino. Tra i motivi vi è certamente il basso livello di conoscenza del funzionamento dell’Unione Europea. Il processo di allargamento a passo rapido suscita inoltre timori di un eccesso di istanze politiche; allo stesso modo, la crescente burocratizzazione e regolamentazione proveniente da Bruxelles gioca un ruolo non marginale nell’acuire il malessere. I cittadini non comprendono il bisogno di tutta questa regolamentazione, e non ne vedono il valore aggiunto. La radice di tale involuzione può essere individuata nella violazione del principio di sussidiarietà. Il Bundesrat tedesco, la camera alta ove sono rappresentati i Laender, tiene nota dei progetti di direttiva europea suscettibili di violare il principio di sussidiarietà, cioè del principio in base al quale l’Unione Europea dovrebbe agire solo quando il risultato conseguibile dalla propria azione è migliore, per efficacia ed efficienza, rispetto all’intervento dei singoli stati nazionali. Dall’inizio del 2004 il Bundesrat ha segnalato oltre 30 violazioni alla sussidiarietà ed in molti casi ha criticato l’eccesso di regolamentazione. Nel maggior numero di casi, le violazioni non sono relative ad un progetto dell’Unione nella sua interezza, ma a suoi singoli aspetti ed alle specifiche disposizioni in essi contenute. [click to continue...]